Amare il nostro tempo
e contribuire al cambiamento
“Possiamo guardare con fiducia all’avvenire?
E possiamo attendere con serenità al nostro lavoro, nella certezza
che esso serve pure a qualche cosa, che la vita non è vana, che
è anzi degna e buona?”
A questa domanda Aldo Moro, insigne statista che ha guidato l’Italia
del dopoguerra risponde: Purtroppo no. Anzi, se siamo sinceri con
noi stessi, dobbiamo riconoscere che la radice vera di questa diffusa
inquietudine che pesa su di noi e toglie respiro alla vita, è
proprio nella nostra anima. Siamo noi inquieti, impazienti, esasperati,
preoccupati, sempre in posizione di difesa e di offesa, senza comprensione
né pace. Non possiamo gettare sugli altri tutta la responsabilità
di questo stato di cose e sentirci nemici in un mondo nemico, se noi
per primi non sappiamo capire, compatire, amare; se non sappiamo sciogliere
nel nostro spirito questo gelo di sfiducia e di stanchezza,che impedisce
ogni movimento, che frena in noi ogni generosità, che ci fa morti
in un mondo di morti.
Rileggere, a distanza di oltre sessant’anni, queste espressioni
riportate in “Studium” - marzo-aprile 1945 - produce un
senso di amarezza e di delusione nel non essere stati capaci di incidere
positivamente e da veri cristiani nella vita sociale.
Da più parti in questi giorni è stato apprezzato e riconosciuto
lo sforzo di responsabilità compiuto dal Governo, maggioranza
e opposizione, su sollecitazione del Presidente della Repubblica, in
vista dell’approvazione della “Finanziaria”, che al
momento sembra salvare l’Italia dal collasso economico internazionale.
“Il Paese, ha affermato Andrea Olivero, presidente delle
Acli – non è più in grado di sostenere tagli
e interventi sulle fasce più deboli della popolazione. La concentrazione
della ricchezza nelle mani di poche famiglie non è solo una un’offesa
al senso di giustizia e alla coesione sociale, ma rappresenta oggettivamente
un ostacolo alle prospettive di crescita”.
Si assisterà nei prossimi anni ad un allargamento sempre maggiore
della forbice sociale che stringe sempre più i poveri, il ceto
medio e che determinerà l’ampliamento della fascia di povertà
nel Paese, che non potrà essere misurata secondo le indicazioni
della certificazione Isee , ma che necessita di altri parametri applicativi.
Le Acli sostengono con forza che la soluzione ottimale oggi sia “l’introduzione
di un’imposta patrimoniale solidale sui redditi più alti
che non producono lavoro”
Tale imposta potrà contribuire sia alla riduzione del debito
pubblico ed ancor più allo sviluppo dell’economia e dei
consumi “E’ venuto il momento in cui i nuovi sacrifici
richiesti all’Italia dalle congiunture internazionali siano caricati
responsabilmente sulla parte di Paese più ricca, sulle grandi
rendite, sui grandi patrimoni.
Un nuovo Robin Hood dovrebbe salvare la società italiana dal
baratro verso cui è protesa.
Ecco ancora la lezione di Aldo Moro : Non possiamo dolerci del nostro
tempo, , finché ciascuno di noi non ha lavorato, proprio in mezzo
alla tempesta, per farsi diverso e migliore, finché non si è
tentato di placare l’ansia e l’impazienza, per vedere, finché
è possibile, cose serene e normali, i profondi motivi umani e
costruttivi di questa tragedia, affioranti dall’abisso in cui
siamo caduti. Ed ancora continua : Siamo tutti facili alla
condanna! Ci piace estraniarci dal nostro tempo, per scuotere da noi
pesanti e fastidiose responsabilità! Non amiamo il nostro tempo,
perché non vogliamo fare la fatica di capirlo nel suo vero significato,
in questo emergere impetuoso di nuove ragioni di vita, in questa fresca
misteriosa giovinezza del mondo.
Oggi più che mai, ci conforta e ci stimola il messaggio di Aldo
Moro : “Niente è finito per fortuna, niente è
irrimediabilmente perduto, malgrado lo sperpero che si è fatto
della bontà e della pace, malgrado l’oscurità sconcertante
di questa, che pur sappiamo esser un’aurora.”
La speranza cristiana, alimentata da un concreto impegno civile, incarnata
nel servizio e nella cooperazione sociale è la risposta certa
all’ora che volge, al presente storico di una società
che, priva di ideali e di valori, naviga nel materialismo relativista,
conseguenza di una mancata azione di indirizzo, quando c’erano
i presupposti per farlo.
Ora il nostro cammino è più lento e più difficile.
Vera risorsa dell’uomo spirituale, il quale crede nella vita e
la ama è il lavorare in profondità con lo sguardo rivolto
lontano, agendo con pazienza, esercitando un ascolto attento del tempo
presente e testimoniando dei valori professati e proclamati.
Per illuminare l’oscuro avvenire occorre innanzitutto amare il
nostro tempo; non di un flebile amore di convenienza e di supina accettazione,
ma di un agire operoso e pieno di fede, capace di trasformare poco a
poco, ma sul serio, in profondità e per sempre, questa nostra
ammalata società.
Giuseppe Adernò
Vita Operaia