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11 ottobre 2009 -
28a Domenica - anno B
"Maestro
buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?"
(Mc 10, 17-30)
Questa è una domanda, che noi, pur credenti, potremmo e dovremmo
rivolgere a Gesù infinite ed insistenti volte, considerata la
nostra condizione permanente di fragili creature esposte ad ogni genere
di tentazioni avverse rispetto al raggiungimento di quella meta fissata
da Dio Creatore: la vita eterna con Lui nella gioia della beata Visione.
La dobbiamo formulare ad ogni istante, a misura del nostro credere e
del nostro abbandonarci al Suo Amore.
Non è domanda che possa ottenere come risposta valida il suggerimento
del metodo di sicuro successo. Dio non può rispondere in tal
modo, in quanto ha il massimo ed amoroso rispetto della nostra libertà,
che ha disposto per il nostro bene, per vederci non come usufruttuari
sicuri della grazia che da Lui promana, ma in quanto co-creatori di
noi stessi, come collaboratori indispensabili che meritino lo sviluppo
ed il perfezionamento della propria anima, che, nei divini desideri
è l' elemento nostro destinato a vivere nell' Eterno.
E' domanda da rivolgere continuamente a Dio, che gradisce udirla, a
condizione che essa abbia come contenuto la speranza, quale vero desiderio
d' eternità.
La risposta che in questa occasione Gesù dà al "giovane
ricco" è da considerarsi assai carica di contenuti, perché
riferita a quanto è ben al di là dei beni materiali. Egli
sempre rivolge l' assegnazione del valore massimo non a questi ma a
tutto quel che attiene alla ricchezza dell' anima nostra, quale vero
ed unico tesoro che Dio ci ha infuso perché lo rendessimo fecondo
di frutti.
I beni materiali sono qui citati soltanto come riferimento atto a farsi
capire e la rinuncia ad essi è in realtà l'invito ad abbandonare
tutto di noi stessi all' Amore di Dio, per una creazione che abbia sicura
continuità; con un atto che solo marginalmente tocca il bene
materiale ma che è rivolto a quanto possiamo scoprire, mediante
la grazia illuminante dello Spirito, è inferiore ai valori che
Di stesso ci aiuta poi a vagliare, purché noi Glielo chiediamo
con la preghiera, il sacrifìcio e le opere di carità e
misericordia, quelle che maggiormente possono renderci a Lui somiglianti.
E' così che noi possiamo costruire non le nostre fortune quasi
sempre aleatorie ed in ogni caso limitate alla attuale nostra fase di
esistenza, ma quella infinità di grazia e di felicità
imperitura che Dio ci ha promesso.
"Cercate il regno di Dio e la Sua giustizia: il resto vi sarà
concesso in sovrabbondanza": questa la promessa potataci da Gesù
a nome del Padre, di valore eterno, che ben merita da parte nostra il
provvedere ad ogni rinuncia.
Dio desidera la nostra felicità, non i nostri dolori; ma non
la felicità che è ingannevole quando è da noi attribuita
ai beni materiali. Essendo stati fatti di corpo e di anima, riteniamo
saggiamente che questa seconda merita quella massima considerazione
e cura, che non può dipendere dalla materia, in tutte le sue
forme e contenuti; che, essendo diretta impronta di Dio in noi, va curata
con la massima autostima, come sacra ed immortale.
Il vero ed unico "amor proprio", così non può
riguardare gli oggetti ma solo noi stessi.
Coroncina: "Signore, insegnami
ad amare"
Portiamo anime a Cristo!
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