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Sardegna

12 0ttobre 2008 - 28a Domenica - Anno A

"...Di quel tale che non indossava l' abito nuziale ....." (da Mt 22, 1-14)

Alquanto spesso nei Vangeli ci viene proposta la figura di Gesù invitato a delle nozze o come commensale, per presentare momenti forti della Sua Parola e farceli pervenire, proponendoli alla nostra riflessione. Sono tra i tanti segni che Egli ha dato del voler vivere il più possibile a contatto ed in comunione con noi, nei nostri ambienti, in ogni nostro stato e condizione di vita, nella massima intimità.
Una delle occasioni che Gesù spesso sceglie è appunto lo stare a tavola, possibilmente presso chi maggiormente ha bisogno di ascoltare la Sua Parola.
In questo episodio descritto nel Vangelo di oggi ci vengono presentate due diverse persone: un fariseo ed una "peccatrice". Al fariseo, che dei due personaggi è il maggiormente bisognoso di attenzione, è dedicata la figura dell' "abito nuziale", per il suo significato di riguardo per l' anfitrione da parte degli invitati, contrapponendo alla sua mancanza l' immagine, i gesti e l' esempio della donna, della "peccatrice".

Quale può essere la proposta a noi rivolta? L' "abito nuziale" indossando il quale noi siamo invitati a presentarci alle "nozze con Dio" è il gesto di carità, è la preghiera come massima espressione.
L ' analogia tra questi due momenti di vita possiamo trovarla nelle antiche usanze che davano come atto consueto in famiglia la recita di una breve preghiera di ringraziamento nel sedersi a tavola. Infatti quel che la peccatrice compie nei riguardi di Gesù altro non è che pura preghiera.
Preghiera silenziosa, fatta soltanto di gesti, che nell' ambito sociale dell' epoca e nell' Israele di allora evidentemente aveva significati e valenze particolari, che non perderebbero minimamente se trasferiti perfino nella nostra epoca.

Pregare in famiglia: può dunque ben essere questa la sostanza dell' insegnamento che oggi ci viene proposto.
Ci vengono indicate chiaramente le condizioni: essere in ordine moralmente (l"abito nuziale " ), manifestare amore per il nostro prossimo con tenerezza e trasporto senza limiti in fatto di spontaneità, "profumando" i nostri familiari, genitori, fratelli e sorelle, con manifestazioni di attenzione particolare.
In un semplice ambito così concepito e vissuto la preghiera familiare comune serve da premessa, da riconferma, da assicurazione d' affetto sostanziale, riproducendo degnamente quei simboli che questa scena del Vangelo ci ha proposto. Non ce ne rendiamo conto a causa della imperfezione della nostra fede, ma è un fatto certo, espresso da Gesù chiaramente: Egli nei momenti in cui noi preghiamo o comunque siamo riuniti in Suo nome, E' presente, come in tutte le occasioni nelle quali Lo ricordiamo, nelle quali ne parliamo.
Qual' è dunque il nostro impegno, qual genere di attenzione dobbiamo usare durante ogni tipo di riunione? Avere indosso l'abito nuziale" della convinta accettazione di fede sulla presenza di Cristo tra noi, e far valere sempre e senza misura la carità, l' amore vicendevole.

Portiamo anime a Cristo!


Coroncina: "Tienici accanto a Te, Signore!"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 


 

 


 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 



 

 

 

 

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Riflessione

che trae spunto dalla liturgia domenicale

 

dal R.O.D. di Cagliari

Piero Agus


 

Riprendiamo le

"Ore gethsemaniche"

il 23 ottobre.

Messa: Cristo Re,
ore 18.
Inizieremo con un'ora di adorazione eucaristica guidata da
Tino Marongiu

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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