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15 giugno
2008 - 11a Domenica tempo ordinario
- Anno A
"Pregate
il padrone della messe perché mandi operai nella sua messe"
(da
Mt 9,36-10,8)
Questo versetto che oggi viene proposto alla nostra
riflessione ha ispirato ai nostri Fondatori Luigi Gedda, Carlo Carretto
e compagni la denominazione della nostra "Società Operaia".
Il titolo, il termine di allora, fin dal primo momento di istituzione,
non ha avuto mai significato esclusivo, ma è stato sempre inteso
nelle intenzioni come rivolto allo sviluppo nella Chiesa di tutte le
"opere" ed "azioni" utili per la diffusione del
Regno di Dio nel mondo delle anime e delle coscienze. La S.O. infatti
è sorta dalla "Azione Cattolica", per la vita della
Chiesa, "attraverso le persone e gli enti inseriti in Essa"
con totale rispetto ed a vantaggio di "ogni iniziativa, organizzazione
o persona" operante nella Chiesa.
Il nostro mandato è cosi estremamente chiaro, preciso, e quanto
mai largo nelle finalità, essendo riferito, nel significato più
ampio dei termini, a tutti gli "infermi", ai "morti"
da rianimare, ai "lebbrosi" da risanare, all' allontanamento
dei "demóni".
Non è un programma di poco conto, ma totalmente impegnativo a
fronte della Maestà di Cristo alla quale essere interamente fedeli.
È fondato su questa promessa di fedeltà, che va considerata
come vero e proprio carisma che si nutre di preghiera, di adorazione
- nel nostro caso particolare - "per consolare i dolori di Gesù
Agonizzante" nella tragica notte del Gethsemani. Adorazione che
si fa preghiera specifica, diretta al Cuore Sacratissimo di Cristo.
Nell' attuale brano del Vangelo troviamo la precisazione di quello che
deve essere il nostro "programma devozionale": questo "sanare
gli infermi, rianimare i morti, guarire i lebbrosi, scacciare i demóni".
Ognuna di queste categorie "di fratelli", che sottintende
la cura delle anime, richiede una sua specifica attenzione in opere
ed in preghiere. Preghiere plurivalenti la cui efficacia è affidata
a Cristo Misericordioso che nell' Agonia ha pagato con la Passione per
il riscatto di tutti. Oso dire anche dei "demóni",
che qui non si intendono Satana e affini, bensì di tutti gli
umani che insidiano le anime dei credenti
Quindi: azione apostolica, basata sulla preghiera, sull' offerta di
sé, anche a costo della propria vita: come Cristo, come il Divino
Sofferente.
Siamo chiamati non a predicare, ma a fornire esempio di fede, speranza
e carità, insegnandolo con l'esempio, testimoniandolo nelle opere.
Quali "opere"? Inizialmente furono le case di spiritualità,
di ritiro, di esercizi.
Oggi, dimensionandoci, adeguandoci ai tempi, le opere sono "tutto
il resto" che andiamo compiendo, perché basato sullo "spirito
di santificazione" che ci anima.
Non siamo "servi inutili", nella misura in cui ci manteniamo
fedeli alla nostra vocazione e nell' aiutare tutti gli "infermi"
a liberarsi ed a guarire dalle loro "piaghe". Per guarire
completamente dalle nostre.
Gli "operai" che oggi occorrono devono essere gli apportatori
di carità, di conforto, di sollievo, di consiglio di bene mediante
la Parola di Dio non solo dettata o meno che mai proclamata, ma donata
col cuore nella segretezza della stessa preghiera.
Perché è Dio che fa, che salva, che converte, che rianima.
Noi non siamo che poveri, umilissimi, strumenti, aventi un solo dovere:
l'essere sempre pronti a soccorrere chiunque, cominciando dagli "ultimi".
Portiamo anime a Cristo!
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Con
l'Ora Gethsemanica del 19 giugno chiudiamo l'anno.

Ci
ritroveremo il
2 ottobre!!

Le "riflessioni" saranno ogni
due settimane

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