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Sardegna

15 marzo 2009 -3a domenica di Quaresima - Anno B

"Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere. Egli parlava del tempio del suo corpo" (da Gv 2, 13-25)


Questo annuncio della risurrezione non era limitato ai soli discepoli ma rivolto a tutto il popolo ebraico e fino a noi di oggi.
Il senso di queste parole non poteva allora che suonare assurdo e fìnanco blasfemo agli orecchi degli ascoltatori. Ma per noi cristiani, che abbiamo accolto nella fede la Parola di Cristo, esse hanno senso pieno ed assoluto in eternità.
E ' questa la differenza tra noi e "loro", quella che tra l' altro ci porta a dover pregare perché si realizzi il ritorno degli Ebrei alla vera ed unica fede nella pienezza della Trinità, nel riconoscimento di Cristo quale vero e definitivo Messia.
Il tempio di Gerusalemme, abbiamo visto, era anche luogo di mercato e ciò emblematicamente definisce una delle differenze esistenti tra la concezione cristiana del culto e del rispetto della divinità e della fede in essa e quella che era andata sviluppandosi a quell' epoca, che Gesù è venuto a correggere, a ricondurre a Dio.

L ' inserimento di questo brano di Vangelo nel tempo di Quaresima ora ci deve portare a riflettere in noi stessi: a quanto possiamo ancora albergare nel cuore che non sia degno della Casa di Dio in verità, in fede, in prassi di vita e, in più, nel nostro servizio in seno alla Chiesa.
Chiediamoci quindi: che cosa in esso non va perfettamente in noi? Quali pensieri, quali atteggiamenti, quali parole? Siamo davvero concreti o indotti piuttosto alla vanità ed alla dispersione nel dire e nel fare? Se davvero intendiamo vivere la Quaresima come tempo di revisione essa ne è il giusto momento.
Se Dio e per Lui la Chiesa ce lo suggeriscono e sollecitano, impegniamoci. Non lasciamo dentro il tempio della nostra anima quanto ad essa è estraneo o non può servirla.
Ricuperiamo quel tanto di sacralità che durante l' intero anno è venuto meno; ripuliamo l'anima nostra, riportiamola il più possibile alla integrità e trasparenza con cui è stata creata da Dio, che desidera potervi guardare liberamente e senza le opacità da noi causate che Gli impediscano di far penetrare in essa pienamente la Luce ch' Egli emana verso di noi costantemente.
Luce di amore, di santità, di sapienza, che vuol essere cibo indispensabile per noi, nutrimento vero che può insegnarci tutto, anche misteriosamente, purché noi La accogliamo con fede ed abbandono in Dio.
Dio ci ha fatti liberi di accettare o di respingere quella Luce. E magari quel respigerLa serva a rifletterLa! Se ciò davvero avviene, siamo certi che la parte migliore è destinata ad illuminare l' anima nostra, segno dell' amore di Dio per ciascuno di noi, senza esclusioni.
Questa Luce che Dio invia senza sosta nell' anima nostra, che nella vera ed unica Sua Realtà Gli appartiene, è data a noi affinchè diventi energia da accumulare fino al momento del nostro ritorno a Lui: allorché già nella gioia sentiremo la Sua voce che ci chiama, che ci chiede entrare in noi per farci vivere per sempre con Lui.
E' l' anima nostra dunque il "tempio" caro e sacro a Dio, l' anima di ciascuno di noi, di qualunque di noi, che non dovrebbe mai in assoluto perdere in sacralità nonostante l' accumulo di passioni, di peccati, di rinnegamenti, di oblio di Dio durante anche anni ed anni.
E', ripetiamocelo, l' anima nostra il Tempio da ricostruire dopo averlo accuratamente ripulito.

Coroncina: "Signore, mondami da ogni colpa!"


Portiamo anime a Cristo!


 

 

 

 



 

 

 



 

 


 

 

 

 


 

 

 



 

 

 

 


 

 

 


 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 


 

 


 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 


 

 



 

 

 

 

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Riflessione

che trae spunto dalla liturgia domenicale

 

dal R.O.D. di Cagliari

Piero Agus


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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