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16 marzo 2008 -
Domenica delle Palme - Anno A
"Il Signore
ne ha bisogno...."
(da Mt 21, 1- 11)
La richiesta di Gesù agli apostoli di quella
cavalcatura per la Sua entrata in Gerusalemme rimbalza nella storia
su tutti noi credenti; è un invito chiaro a noi della nostra
epoca, come lo è stata, allora e per il sempre, ogni Sua Parola.
Dobbiamo perciò sentirci anche noi invitati alla ricerca di ogni
mezzo utile per la diffusione di Essa, ricorrendo con tutta la fantasia
almeno ad agevolarla, qualora noi non fossimo in grado di trasmetterla
direttamente con la nostra voce, o limitandoci, per cosi dire, a farla
avvertire ai "lontani" anche con la nostra semplice presenza.
La "nostra asina" sulla quale poniamo con Gesù il Suo
Vangelo e con Lui tutto quello che può presentarLo o farlo ricordare
o comunque riconoscere, devono essere non tanto o soltanto le nostre
parole, deboli ed indistinte e pertanto poco percepibili, quanto il
nostro esempio di carità, di pazienza, di benevolenza, di bontà
nel senso più esteso ed avvertibile dai più, quasi sempre
attenti a tutt' altro, nel modo pur semplice e silenzioso da poter penetrare
in quanto più numerose anime, nonostante qualsiasi genere di
distrazione della mente e possibilmente del cuore.
La "nostra asina" rappresenta la mansuetudine, la povertà
e l'umiltà dei nostri mezzi di espressione. Rappresenta la nostra
collaborazione nella preghiera.
Quel che noi intendiamo trasportare, in quanto a contenuti e sostanza,
è Cristo in Persona. Non dobbiamo perciò aver mai motivo
di dubitare circa gli effetti del nostro chiedere e del nostro agire
o perfino del nostro povero dire; ciò che importa è che
tutto sia "per Cristo", per le Sue intenzioni, per i Suoi
progetti, che, pur essendo nella loro vera realtà a noi misteriosi,
dobbiamo tener chiari nella mente ma soprattutto nel cuore come perenne
atto di gratitudine a Cristo che ce li affida, sapendoli totalmente
Suoi onde evitare di insuperbirci sul nostro dire e fare.
Certo, "il Signore ne ha bisogno". Come allora ebbe bisogno
dei "dodici", così oggi ha bisogno di noi, ma a condizione
che noi sentiamo profondamente il nostro bisogno di Lui, come presenza
costante, alla quale aderire e corrispondere con tutta generosità,
anche a costo di sacrificio.
Ricordate il motto della Azione Cattolica dalla quale proveniamo? "Preghiera,
azione, sacrificio". Nessun genere di Vangelo, dando a questo termine
ogni più ampio significato, potrebbe diffondersi se non in virtù
del dono nostro personale del massimo possibile.
Gesù stesso, non si è forse donato Tutto, interamente,
in "corpo, sangue, anima e divinità", per ottenere
la salvezza universale? Quel che occorre al Signore perché essa
si realizzi in tutta pienezza, pur nella infinità della Sua potenza,
è senza possibilità di misura. Si tratta di "materia",
di portata e contenuto infiniti noi dobbiamo sentirci per vocazione
e consacrazione inseriti solennemente in Essa.
Noi ne siamo finalità, sostanza, popolo, ma anche allo stesso
tempo strumento e, per la parte che ci riguarda sia tutti che singolarmente,
quindi anche "croci viventi".
Portiamo anime a Cristo!

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