17 aprile 2008 - "Angeli"
"II termine "angelo" significa
"messaggero". Gli angeli sono spiriti destinati a servire,
inviati in missione per il bene di coloro che devono ereditare la salvezza.
Pur vegliando sugli uomini gli angeli vedono la faccia del Padre. La
loro vita sfugge alle esigenze della vita terrena e pur ignorando la
data del giudizio finale partecipano, per la parte ad essi affidata,
alla gioia di Dio quando i peccatori si convertono.
Gli angeli accompagneranno Cristo quando riapparirà nella parusìa:
Egli li manderà a radunare gli eletti ed a scartare dal regno
i dannati. Il mondo degli angeli ha contemplato il mistero di Cristo
ed a Lui si subordina.
Gli angeli svolgono presso gli uomini i compiti che già riconosceva
loro il Vecchio Testamento. Messaggeri delle comunicazioni soprannaturali
trasmettono con Gabriele la duplice annunciazione; sono presenti nella
notte della natività; annunciamo la risurrezione di Cristo; fanno
conoscere agli apostoli il senso della Ascensione; assicurano la custodia
degli uomini; presentano a Dio le preghiere dei santi; conducono le
anime dei giusti in paradiso; continuano a proteggere la Chiesa nella
lotta contro Satana attorno al loro capo Michele.
Tutto ciò collega il mondo terrestre a quello celeste: presenze
soprannaturali ci attorniano ed esigono la nostra riverenza.
Qualunque ne siano la natura e la struttura l'universo spirituale che
circonda Dio è incorporato nel piano divino della creazione e
della redenzione, per sottomissione a Cristo signore del mondo e salvatore.
Tutto ciò è compreso nell'immenso campo della vita cristiana."
(dal "Dizionario di teologia biblica")
Che è possibile aggiungere a tanto sapere? Solo quel tanto -
poco per le nostre capacità di scienza e di fede - che interessa
i nostri personali rapporti con gli angeli.
Per fede sappiamo che un angelo lo abbiamo costantemente a fianco, sempre:
il nostro personale "Custode".
È fortemente limitato dalla nostra natura umana il rapporto nostro
con Lui, perché, ce lo ha detto anche Gesù, "se non
vediamo non crediamo". E la familiarità che dovremmo tenere
naturalmente sempre desta con il nostro custode è limitata dalla
pochezza della nostra stessa fede. Perfino la consueta preghiera all'
"angelo custode" che ripetiamo talvolta con una certa frequenza
è inadeguata alla presenza Sua accanto a noi. Dovremmo, anche
sforzandoci, sentirLo sempre al nostro fianco. Anche in questo momento
in cui sto scrivendo di Lui io dovrei avvertirne la viva presenza.
Come vorrei conoscerne il Nome! Come vorrei almeno imparare in parte
a confidarmi con Lui! Egli è il più naturale tramite tra
me e Dio. Dio certamente avverte quel che io confido al mio Custode,
ma recepisce la mia preghiera arricchita dalle virtù dell' angelo,
come già santificata, benedetta se degna, perdonata se confessata.
A tal proposito vediamo l' enormità della funzione del confessore
o del direttore spirituale, scorgendone la somiglianza con l' angelo
custode, valutando cosi nella giusta misura la dignità del sacerdote.
La nostra vera confidenza con il nostro custode deve poter condurci
a trasformare l' attuale vita in preludio di quella eterna che ci è
stata promessa. Egli è l'essere più immediatamente accreditato
per accompagnarci per raggiungerla.
Un' ultima considerazione: non lasciamoci ingannare dal silenzio soltanto
apparente dell' angelo nostro custode. Egli non necessita di voce per
parlarci, per esprimere i Suoi avvertimenti e suggerimenti, perché
ci parla silenziosamente, direttamente, nel cuore. La Sua voce può
essere nella gioia che avvertiamo nello stato di grazia come può
anche risuonare nel profondo silenzio del rimorso. Sempre per il nostro
Bene.
