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Sardegna

17 febbraio 2010 - Mercoledì delle Ceneri

Mt 6, 1-6 16-8

Nella riflessione per l' ultima domenica di febbraio abbiamo accennato alla opportunità del riserbo nelle opere. Una identica raccomandazione la ritroviamo anticipata nelle parole di Gesù riportate dal brano di Vangelo di oggi, che Egli inserì riguardo all' elemosina, alla preghiera ed al digiuno
Essa è da riferire al rapporto ed impegno personale nostro, che intende esser compreso in quello che la Chiesa e tutta la gerarchia devono svolgere nel loro mandato.

Cerchiamo di scoprire il perché delle parole di Gesù sull' argomento.
E' certo ed è stato infatti più volte espresso il desiderio di Dio di avere con ogni singolo di noi credenti il legame più personale possibile. Tante volte vi abbiamo giustamente riflettuto. Esso è talmente reale anche nell' avere carattere di assoluta individualità, come se - abbiamo anche detto - ogni uomo fosse l' unico creato, l' unico da curare, il solo nel mondo da salvare; perché quel che riguarda Dio e la Sua assoluta attenzione - quindi più che mai quel che è riferito all'uomo - è fuori misura; infatti Dio considera e tratta ogni uomo guardando alla sua anima che Egli ha creato immortale. Tutto è fermamente inserito nel quadro della infinità del Suo amore, identico, quale Sua emanazione, per ognuno di noi, senza esclusioni.
L ' ideale, il massimo desiderio di Dio è che questo genere di amore sia ricambiato doll' uomo, con impegno possibilmente totale, in quello stato dell' anima che si definisce "santità".

La raccomandazione di Gesù riguardante elemosina, digiuno e preghiera che viene riportata in questo brano del Vangelo, in realtà è onnicomprensiva dell' insieme del rapporto con Lui che ciascuno di noi è tenuto a sviluppare, nel senso che può e deve costituire preghiera e colloquio col Cuore di Dio ogni forma di comunione d' animo, ivi comprese quindi anche le opere, perché si elevino a priorità nella Sua considerazione e per esser degne della Sua benedizione.
Quel che Gesù qui esprime e dichiara al riguardo assume perciò carattere generale perché il nostro normale, abituale e fermo tenore di vita sia gradito a Dio in giustizia, in rettitudine, in perdono, in esempio da diffondere nel prossimo nostro. Nessuna nostra azione, parola o gesto sfugge alla totale vista di Dio ed egli aspetta e si augura sempre che noi siamo il più possibile attenti a questa realtà di fede.

L ' ideale di Dio, l' ideale che Gesù incarnadosi è venuto a rivelare è il desiderio del Padre e dello Spirito che ogni uomo prenda la figura di Cristo come esempio di vita da realizzare in propria persona, con le Sue parole ed opere, col Suo amore, con la Sua misericordia.

Il " chiuderci in camera nostra ed il chiudere la porta al mondo circostante" che Gesù qui raccomanda ha anche questo senso; cercar d' esser sempre nelle condizioni d' animo per ascoltare la Voce amabile di Dio, a difesa nostra dalle ben differenti voci del Mondo, per distrarci e difenderci il più possibile dalle loro suggestioni.
Segretamente, in queste condizioni. Egli, apparentemente senza voce solo a motivo unico della nostra umanità, ci parlerà e ci istruirà perfettamente; purché noi taciamo per udirLo anche nel più profondo silenzio, per poterLo comprendere e non dimenticare mai e far nostro pane di vita ogni Suo suggerimento.

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Riflessione

che trae spunto dalla liturgia domenicale

 

dal R.O.D. di Cagliari

Piero Agus


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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