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18 aprile 2010 -
3a Domenica di Pasqua - Anno C
"L ' Agnello
che fu immolato è degno di ricevere potenza e ricchezza, sapienza
e forza, onore, gloria e benedizione"
(dal libro dell' Apocalisse di san Giovanni Apostolo
5, 11-14)
Così proclamavano le miriadi e miriadi di angeli e di esseri
viventi nella visione di Giovanni: una moltitudine immensa, incalcolabile,
rappresentazione di tutti i "santi" e di tutti i nati e salvati
sulla Terra.
I "salvati", i "santi", sono coloro che hanno riconosciuto
nell "Agnello" Cristo-Uomo, il Salvatore; coloro che hanno
creduto, che hanno adorato, che hanno pregato, che hanno visto anche
senza vedere, che hanno accettato anche senza dubitare, che hanno amato
anche senza aver potuto udire il richiamo del Creatore e Salvatore;
in sostanza tutti i "piccoli ", i "poveri " gli
esclusi, i rifiutati dal mondo, ma tanto amati e mai lasciati soli dal
Padre.
L' immolazione alla quale l' Agnello si è assoggettato per amore
del Padre è stata la sintesi e la conclusione della Creazione
nella riunificazione del Creato ed il ritorno di esso all' unione col
Padre, nell'unico "Ordine" reale, definitivo, finale al di
là del Tempo.
In questa riunificazione saranno contenute tutte le ricchezze prodotte,
ogni potenza espressa ed attuata, ogni sapienza ispirata, ogni forza
irresistibile nell' unica, eterna benedizione e gloria che mai sarebbe
stata negata: a prova ormai indubitabile che il Tutto contenuto nella
Storia della Creazione era scontato, era previsto, che solo chiedeva
ed attendeva il "credo" da parte di coloro che, nel tempo,
vi avevano partecipato a qualunque titolo: regnanti, potenti, ricchi,
poveri, sani, malati vissuti chi un secolo, chi neppure un giorno, ma
"tutti" allo stesso titolo, in quanto "santi" in
origine e nel disegno, pensiero e speranza di Dio.
Nel farsi "Agnello", Dio stesso per mezzo di Suo Figlio fattosi
uomo in Gesù, ha riconfermato la Creazione ed il Suo Ordine,
ha ricreato Tutto e tutti, nel Suo potere e volere, compreso anche il
"volere del rifiuto": mistero nel mistero questo, al quale,
pur nell' amore e nella fede nella misericordia infinita di Dio, siamo
tentati a non credere ma certi di non cadervi.
Quel che dobbiamo inserire definitivamente nella nostra mente e nel
nostro cuore è il concetto che la Potenza infinita di un Dio-che-salva
non può aver consentito alla fine che qualcosa o qualcuno si
perda, il senso del possesso, il non voler perdere è in Dio pari
al Suo "non poter perdere". L' unica eccezione è stato
Satana, che, col suo folle e superbo "non serviam!" ha in
realtà voluto perdersi.
Nel guardare il Mondo, alle sue vicende passate, attuali e quindi anche
future con i' unica "Ottica" che E' quella del Creatore, noi
veri credenti ne assumiamo quel tanto di forza, di fede, di speranza
e - come Lui stesso ci ha insegnato - di carità da poter dare
il nostro contributo alla ricomposizione di tutto il Creato, pur per
quella minima, infinitesima parte che da ognuno di noi può scaturire.
E' il solo ed unico modo che ci è non solo consentito, ma che
è atteso da noi quale vero scopo della vita attuale: quello di
dire all ' Agnello:
" grazie, Gesù! "
Coroncina: "Grazie, Gesù!"
Portiamo anime a Cristo!
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