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18 gennaio 2009 -
3a Domenica ordinaria - Anno B
"Li chiamò
ed essi lo seguirono"
(da Mt 1, 14-20)
E' la storia della nostra vocazione? Piaccia a Dio
che sia proprio così. Comunque queste parole ne siano in qualche
modo un simbolo o un richiamo, per una promessa nostra di sempre maggior
impegno. Dio si accontenterebbe anche di assai meno; perciò viviamo
pure in pace l' iter della nostra vocazione.
Offriamo in ogni caso la nostra buona volontà di non arretrare,
ma del cercar sempre di progredire.
Giorno per giorno dunque dobbiamo esser pronti e desti a rinnovare la
nostra promessa di fedeltà. Teniamo conto sempre dello sforzo
che essa ci costa, non solo nel rinnovo o nella conferma, ma nel voler
aggiungere qualcosa rispetto all' "ieri". La prontezza con
cui i primi discepoli risposero alla chiamata di Gesù era certamente
dovuta non ancora tanto ad una loro particolare virtù o stato
di grazia, ma anche alla loro certa predestinazione, al fatto che venivano
scelti in base a caratteristiche che soltanto Gesù valutava nella
Sua assoluta conoscenza delle anime e quindi del loro personale futuro.
Anche per noi, così, è giusto che la strada sia in salita.
Ringraziamone Dio. Ciò significa che, rispetto ai primi discepoli,
noi potremmo essere - chissà? - ritenuti più meritevoli?
Certamente non è così, né è possibile nessun
genere di paragone. Qualcosa noi possiamo però permetterci di
aggiungere, offrendo come unica risposta la nostra volontà di
continuare a seguire Cristo a fronte delle difficoltà innegabili
che "oggi" ci circondano e cercano di sopprimerci.
Difficoltà nelle quali siamo immersi, in parte legate alla natura
umana e personale di ciascuno, ma anche dovute alla atmosfera socio-ambientale
che respiriamo. Ad un certo momento della loro vita in comune con Gesù
i discepoli, per evidente maturità raggiunta, Gli chiesero "Signore,
insegnaci a pregare". Ecco: noi possiamo ben collocarci in questo
momento; neanche riportandoci ad esso, bensì per quello stato
nostro permanente, che comprende anche il tempo stesso della preghiera.
Quale è stata però la reale risposta di Gesù? Il
"pregare", che è "seguire Cristo", deve contenere
tutto il Cristo Totale: cioè preghiera, parola, azione, esempio,
testimonianza, sacrificio di sé; quel Tutto che è accettazione
della Croce, nel continuo "sì!" al Padre.
Anche se Dio nella Sua infinita bontà e pazienza benedice ogni
nostro anche se piccolo sforzo in progresso, il nostro desiderio che
Egli ritiene ideale per noi non può che essere quello dell '
avere la Croce come vero e sommo scopo della vita, per voler essere
solo così realmente e interamente discepoli di Cristo, come da
Lui chiaramente chiesto.
Non esiste perfezione, anche poveramente umana, degna di tale titolo,
se non nella Croce, vissuta quotidianamente, mai rifiutata, ma portata
con amore e come testimonianza vera dell' amore a Dio; questa la realtà.
"Seguire Cristo" non vuol esser solo un atto attuale, abituale,
continuo e fedele, ma condizione ferma e conclusiva della intera nostra
vita sulla Terra. E' la vera ed unica risposta alla chiamata di Cristo
che si riferisce, anche nel nostro piccolo, minimo potere, alla Croce
Sua, perché in Essa Egli ha sintetizzato ogni contenuto della
Sua vita d' Uomo, ogni gesto, ogni Sua Parola, ogni genere di messaggio.
Coroncina: "Ti abbraccio, croce santa!"
Questa riflessione è dedicata a tutti i fratelli
sofferenti anche come preghiera per loro.
Portiamo anime a Cristo!
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