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18 maggio
2008 - SS. Trinità - Anno
A
"Dio non
ha mandato il Figlio per giudicare il mondo, ma perché il mondo
si salvi per mezzo di lui" (da
Gv 3,16-18)
Dio Fede, Speranza e Carità ci invia oggi questo
messaggio; con esso si ripresenta a noi come Trinità: con tutta
la Sua Carità, affinchè noi Lo accogliamo con piena fede
e con piena speranza. Si conclude cosi completamente il "ciclo
pasquale" come elementi e contenuti di riflessione.
Scompare, qualora fosse apparsa davvero tale, la figura del "Cristo
giudice" e ci si presenta finalmente in tutto il Suo splendore
rassicurante quella del "Cristo Infinita Misericordia", che
è assai più agevole contemplare, adorare, pregare, ascoltare.
È un ri-inizio ideale per il restante anno nostro di preghiera.
Credere è facile, purché il nostro piccolissimo contributo
sia depositato nel Cuore di Cristo; altrettanto agevole è lo
sperare e, di conseguenza, il consolidamento della nostra fede, che
ci è concesso per grazia. Per la Grazia, indispensabile che Cristo
concede ai piccoli, agli umili di cuore, ai poveri in spirito che si
riconoscono Suoi debitori totali.
La via della salvezza è tracciata in questo unico programma ordinato
da sempre, fin dal primo progetto della Creazione. Possiamo basare anche
su questa realtà ogni nostra speranza di affidamento nel Cuore
di Cristo. Noi consideriamo misterioso tutto ciò poiché
siamo vincolati nella carne e nel tempo e lo vedremo svelato soltanto
quando rivedremo Cristo in tutta la Sua reale Gloria. Dovremmo perciò,
totalmente immersi nel credere e nell' affidarci, vivere in tutto, in
ogni nostro istante (questo importa) questa prospettiva di salvezza
eterna, nella totale certezza di essa.
La salvezza del Mondo, motivo della incarnazione del Verbo Gesù
e della Redenzione così operata, deve farci sentire totalmente
partecipi avendo come mezzo e maestro Cristo ma facendoci attivi, presenti
e fedeli seguaci Suoi.
La sua presenza immancabile e costante è certezza assoluta, ma
altrettanto, e almeno il più possibile vicina alla perfezione,
deve essere anche la nostra. Nel seguire un detto felice e preciso di
Sant'Agostino, la nostra partecipazione è richiesta da Cristo
non perché sia indispensabile agli effetti da raggiungere, che
sono sempre dipendenti dalla Sua misericordia, ma perché ad essa
è legato ogni nostro possibile merito, che Cristo desidera, in
amore per ognuno di noi, nessuno escluso, venga da noi raggiunto e reso
concreto nelle opere e nelle parole, in tutto quel che dipende dalla
nostra persona.
Anche questi principi, che mai si dovrebbe cessare di proporre e su
cui meditare, sono elemento sostanziale di salvezza.
La globalità della fusione di intenti tra il Divino e l'Umano
è la vera sostanza della salvezza universale.
La nostra partecipazione, il nostro contributo al piano della salvezza
ha avuto inizio fin dai primordi nostri, fin dalla cacciata dell' uomo
dall'originario "Paradiso terrestre", che era il luogo nel
quale Dio Creatore lo aveva collocato per la Sua Gioia e per la Sua
Amicizia di totale Amore, avendolo fatto "a Sua immagine".
Il nostro cercare di riallacciare questo rapporto d' amore con Dio è
il nostro contributo, totalmente nostro, che Dio si compiace di riconoscere
e di premiare.
Esso ha soltanto un nome, uno degli infiniti Nomi di Dio: è la
"santità".
Portiamo anime a Cristo!
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