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19 aprile 2009 - 2a domenica di Pasqua - anno B

"Perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome" (da Gv 20, 19- 34)

Anche qui, in questo versetto, ci viene espresso per la parola testimoniante di Giovanni Evangelista tutto il contenuto del Messaggio che Gesù è venuto a portare agli uomini. Ci si consegna, come elemento fondamentale di vita, la fede.
Quanti pensieri stimola una tale dichiarazione! Sappiamo che il credere nostro è certamente dono di Dio Spirito Santo; sappiamo che non tutti sono indotti a credere; sappiamo quindi che il credere è offerto all' uomo come dono a sé stesso, onde dare a Dio la gioia del riconoscimento della sua buona volontà, della sua fiducia, dei frutti della sua ricerca di Dio.
In certi limiti, nei quali rientrano anche le anime apparentemente meno dotate, nessun uomo può essere ritenuto escluso dal credere, tanto che estremamente vari ed
inimmaginabili sono i motivi che aiutano a raggiungere il grado di fede previsto e giusto per ciascuno, in fondo sempre diverso, al pari delle nostre fisionomie.
Ecco un genere di dati comuni sui quali conviene riflettere e soffermarsi anche a lungo. Come questo invito a credere è indirizzato a tutti senza esclusioni, così è il modo in cui Dio ci guarda: uno per uno, conoscendoci per nome e per anima
personale, singolare. Il tutto, come è sempre quel che riguarda Dio ed il Suo rapporto con gli uomini, è dominato, fondato sul!' amore; quell' amore che ha mosso Dio a creare Tutto ed in particolare a fare noi uomini a propria Immagine.
Eppure tutti questi dati, queste espressioni, non sono che di partenza, di avvio del cammino verso Dio, del ritorno a Lui dopo l' esperienza della vita terrena.
Il termine vita acquista così, nella visione della fede, un valore ed un significato che poco ha a che vedere, in fondo, con quella che viene definita normalmente "vita". Quando
ci capita di dire di qualcuno che "ha perso la vita", non ci rendiamo conto della assurdità di questa dichiarazione. Sembra strano ed assurdo che non solo ci si esprima in tal modo ma che ciò riveli qualcosa a cui credere davvero, che sa del "nulla".
Ricordate le parole che Shakespeare mette in bocca ad Jago?: "Dopo di me, il nulla!".
E' questa la più grande delle assurdità che un uomo possa esprimere, tanto che ci si augura sempre che essa non sìa mai dovuta a vera e totale convinzione.
L ' uomo non si rende conto, a causa dello sforzo richiestogli, che il credere è realmente alle fondamenta della vita. In parte perché non matura il pensiero, in parte perché a ciò è indotto da una infinità di fattori e cause che per fortuna attenuano,
almeno agli occhi misericordiosi di Dio, la sua, in fondo relativa, responsabilità.
Ma con la venuta di Dio, Cristo Gesù, sulla Terra, nel farsi identico ad uno di noi tranne che nell' esser esposto al peccato, tutto l' andamento della storia umana ha assunto un corso totalmente nuovo, al punto che la Redenzione ha estensione e valori che riguardano ogni uomo, di ogni razza, di ogni luogo.
C' è "soltanto" da attendere i " tempi di Dio", misteriosi, predisposti a stimolare i "già credenti " a fare da " padrini per la cresima del Mondo ". Perché questo si avveri - e non è un miracolo ma semplice programma di Dio - proprio Dio desidera che sia la nostra fede a fare da mezzo traghettatore delle anime ancora distanti. Non possiamo non riconoscere quanto ciò debba commuovere noi "credenti"! E' Dio che si fida di noi! Diteci se questo non è Amore!

Coroncina: "Signore, aumenta la mia fede!"

Portiamo anime a Cristo!




 


 

 


 

 

 

 


 

 

 



 

 

 

 


 

 

 


 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 


 

 


 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 


 

 



 

 

 

 

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Riflessione

che trae spunto dalla liturgia domenicale

 

dal R.O.D. di Cagliari

Piero Agus


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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