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1 giugno
2008 - Domenica tempo ordinario
- Anno A
"Gesù
disse: non chi mi dice 'Signore, Signore' entrerà nel regno
dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio...
"Chiunque
ascolta le
mie parole e le mette in pratica, costui fa la volontà del
Padre mio" (Mt
7, 21-27)
Così ancora Gesù ha dichiarato che la
volontà di Dio Padre e la Sua Parola si identificano. Sarebbe
stata sufficiente una sola dichiarazione di questi contenuti per racchiudere
tutto il Vangelo. Ma la Parola di Gesù ha avuto necessità
di tanta ripetitività "per la durezza del nostro cuore".
Gli Evangelisti non si sono pertanto risparmiati nel riportarla, adattandola
a tutte le condizioni e circostanze, sì che essa in chiarezza
avesse la massima accoglienza.
C' è quindi nel Vangelo questa fusione di umano inserita nel
divino della Voce lasciataci da Cristo. Tutto però deve andare
a stimolare quel tanto di umano merito che Dio misericordioso ci riserva
e desidera riconoscerci.
La nostra fedeltà si realizza ed ottiene approvazione e grazia
esclusivamente in virtù del nostro mettere in pratica di vita,
in opere e parole, tutti i contenuti dalla Parola di Cristo. Solo così
essa ci ottiene grazia, sostegno, crescita dell' anima nostra per la
sua maturazione per la vita eterna.
La Parola di Cristo è il "pane", il nutrimento ideale
e completo, il solo che può trasformare la nostra vita attuale
in premio per l'eternità beata. Il compito esclusivo e personale
nostro è quello dell' obbedienza e del mettere in pratica la
Parola ed è sul rispetto di questa esigenza che si fonda ogni
nostro merito.
Ne abbiamo riflettuto tante volte, ma occorre sempre ripeterci al riguardo.
Dio onnipotente ci salva e ci redime anche indipendentemente dal nostro
meritarlo: su ciò non è possibile avere dubbi; che qualora
ci fossero, a discapito del nostro credere, costituirebbero una delle
tante e tra le maggiori tentazioni da parte del maligno.
Il nostro stato di grazia perciò ha la sua base sul nostro rigettare
il male e nel nostro scegliere sempre il bene.
Il "male" risiede nel non mettere in pratica le parole di
Cristo, le sole che ci indicano quale è la volontà di
Dio; che è un dato non solo generale, ma anche assolutamente
personale, individuale, diverso da persona a persona. Due uomini non
si somigliano mai, in realtà, proprio a questo fondamentale riguardo
e Dio li vede, li guarda costantemente e li ama, ognuno per sé,
in quanto diversi: perché li ha voluti e creati tali.
Quale è il motivo e quali gli effetti di quest' unico divino
modo di "amare", se non quello di attendere e sperare sempre,
da Vero Padre dell' Umanità, nella costanza più aderente,
convinta e praticata, da parte di ogni uomo esistente, dell'attuazione
della Sua volontà; non per costrizione ma in amorosa obbedienza?
A parte l' Essere Dio Amore Infinito, questo insieme di Suoi desideri
è diretto concretamente all' elevare l' uomo, quale creatura
"fatta a Sua somiglianzà", ad amministratore e depositario
"diletto" del Creato, che è stato progettato e fatto
"per l' uomo", ponendone a sua totale disposizione tutti i
contenuti, senza esclusioni, nel conoscere, nella Sua Eternità,
tutti gli sviluppi che l'uomo vi avrebbe realizzato.
Possiamo quindi azzardarci a dire, immergendoci nella più convinta
fede e speranza, che ogni progresso dell' uomo onora e mette in pratica
la Parola di Dio; onora la Redenzione operata da Cristo: purché
sia fedele attuazione della Sua Volontà.
Ne consegue che l'opera dell' uomo ha il potere di collaborare strettamente
a quella della Creazione, come un vero e benedetto "co-creatore"
delegato.
Il tutto nel più amoroso compiacimento di Dio; per la santificazione
universale.
Portiamo anime a Cristo!

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