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Riflessione 1 settembre 2008

"Compunzione"


E' un chiedere luce, ma è anche come un cercare di guardare dall'esterno quel che si svolge nell' intimo nostro. E' in pratica un domandare in prestito la lente, l' "occhio" di Dio. Per far ciò occorre sentirsi piccoli e fragili; riconoscersi, in buona sostanza, peccatori o quanto meno avvertire prontamente il costante pericolo di cadere.
E' questo il vero ed unico punto di partenza per ogni vera e sincera introspezione.
Ogni sforzo, ogni tentativo del genere sarebbe però del tutto inutile se non fosse basato del tutto sulla ricerca della verità.

La difficoltà, l' ostacolo che sempre si presenta è dato dalla inadeguatezza dovuta alla mancanza di autosincerità che perennemente ci afligge, per la quale non riusciremo mai ad essere in grado di utilizzare almeno idealmente il potere di quell' unico e vero "occhio" che conta, che vede, al quale nulla dovrebbe sfuggire, che Dio misericordioso ci presta con la grazia santificante.
La vera compunzione è strettamente legata al dolore, al rimorso non limitato soltanto a colpe commesse, ma esteso all' imprecisabile insieme di tutte le imperfezioni nostre che non onorano la ideale figura e sostanza di vero credente che Dio desidera vederci realizzare.
Il Dio che creandoci ci ha collocato in questo mondo ci vuole suoi imitatori anche nell ' essere il più possibile "creatori di noi stessi ": è ciò che in fondo rappresenta il vero scopo della nostra esistenza.
Come la creazione ha avuto il suo vero perfezionamento nella Croce di Cristo Redentore, così la nostra attuale vita ha come fine di assoluto arricchimento la accettazione dei nostri limiti rivelatici dai nostri errori.
L ' "ematoidrosi " di Gesù Agonizzante ha espresso anche la Sua partecipazione, solidarietà divina, ad universale aiuto e riparazione non soltanto delle nostre colpe nella loro generalità, ma anche e perfino quale implorazione d' aiuto per ogni nostra necessità o limitazione spirituale non degna di quella perfezione che aveva voluto rifondare nelle anime, come Creatore e Ri-creatore
.

Cerchiamo di imitare il dolore patito da Cristo nel guardare in noi stessi, nell' intimo del nostro vivere e del nostro operare. Egli lo ha accettato per proporcelo come esempio da seguire quale regola della nostra vita, non solo come mezzo per evitare nuovi errori, ma per un motivo assai più elevato, quello al quale Egli soprattutto mira: la nostra massima purificazione, il riportare l' anima nostra alla massima identità alla "prima creata".

Rinunciare in partenza, allora, davanti a queste difficoltà, davanti alla necessità di umiliarsi? No. Questo sarebbe accettare una tentazione diabolica. Quando noi ci collochiamo davvero, con tutta la nostra presenza, davanti a Dio, grazie alla Sua misericordia può non essere necessario neppure l' umiliarsi: Dio ci vede esattamente come siamo, nella nostra vera ed esatta dimensione, che soltanto Lui conosce e che non sminuisce minimamente l' amore che Egli nutre per ognuno di noi.
Qualcuno ha detto che i più ambiziosi sono i santi veri, che non arretrano mai davanti alle vicende di qualsiasi genere. Il loro segreto, la loro "ambizione" consiste nella loro capacità di sentirsi peccatori avvertendone in sommo grado il disagio.
E' quella la vera compunzione.



 

 

 


 

 

 


 


 

 


 

 

 

 

 

 

 

 



 


 


 

 


 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 



 

 

 

 

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Riflessione

dal R.O.D. di Cagliari

Piero Agus


 

Con l'Ora Gethsemanica del 19 giugno abbiamo chiuso l'anno.

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Ci ritroveremo il
2 ottobre!!

 

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