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Sardegna

20 aprile 2008 - 5a Domenica dopo Pasqua - Anno A

"Vado a prepararvi un posto..." (da Gv 14, 1-12)

Con queste parole e con le altre che ne fanno seguito Gesù rincuora i suoi apostoli - tali in quanto da Lui scelti e chiamati a seguirLo - dopo aver predetto a Pietro il suo rinnegamento. Egli conosce perfettamente quale sarà l' evolversi della vita di ciascuno di loro. In partenza li ha scelti per quel che essi sono attualmente, ma anche per quella che sarà in futuro, conoscendola sin d'ora, momento per momento, la storia di ciascuno; li ama da par Suo per quel che sono e può promettere e predire in ogni dettaglio il loro destino, al punto di aver già "preparato un posto per loro", in quel "luogo" che è la Casa Sua e del Padre.
Questa dichiarazione, per così dire, per ora scivola soltanto nella mente ancora acerba degli apostoli ed è per loro ancora priva di significato, non essendo ancora illuminata dalla luce della fede. Tenendo perfettamente conto di ciò Gesù concede questa promessa segreta, anche se ancora incomprensibile o incredibile per i dodici.

Come tutte le parole del Vangelo, anche quelle minime ed apparentemente di scarso significato, tuttavia, sono state trasmesse a noi di oggi, per il loro valore eterno.
Perciò questo messaggio per noi ha lo scopo di stimolarci almeno alla riflessione, con in più l' intento di agevolarci oggi il consolidamento della fede e il conforto nelle vicende della attuale fase della vita, saldandola per di più per il "sempre" alla vita eterna che ci attende; questo il suo vero scopo, questo l'oggetto al quale siamo chiamati a conformarci fin d' ora, nell'intero vivere quaggiù... Dobbiamo renderci consapevoli che la fede nostra di oggi non soffre più della misteriosità che pesava sui primissimi discepoli. A noi di oggi Cristo si è svelato in incalcolabili forme ed occasioni. È anche questo un vero dono di Dio, che si aggiunge a quello della vita fisica e rappresenta per ora soltanto un segno, di tutto quel che ci verrà svelato pienamente nella "visione beatifica" a cui siamo destinati.

Tale aspetto della vita non è forse mai abbastanza valutato, in quanto non creduto davvero in pieno oltretutto in rapporto alla divina misericordia e volontà di salvezza universale, per la quale per Dio non vi sono esclusi.
È realtà di fede infatti che Dio ci ha progettato e creato tutti "santi", che ci desidera tali e che ha dato la vita del Figlio Redentore perché si renda aperto a tutti i nati nel mondo, forniti da Lui di anima immortale, il comune destino del vivere eternamente, da "santi".
L' anima dell' uomo, che, a somiglianza del Creatore, è indistruttibile, nonostante le difficoltà che sono solo per noi apparentemente concrete, dovrebbe essere da ciascuno trattata davvero per quel che rappresenta: la vera natura, la vera essenza nostra, che è eterna.
Il fondo della nostra coscienza perciò dovrebbe sempre contenere la convinzione e la certezza che la nostra superiorità in seno all' intero Creato consiste nel saperci "santi" per nascita, anche più che per sola adozione.
Il "posto" che Gesù è andato a prepararci, quello dove Lui "È" da sempre, è l' unico in cui questa vera natura nostra, la "santità", si realizzerà definitivamente.

Portiamo anime a Cristo!


 

 

 



 


 


 

 


 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 



 

 

 

 

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Riflessione

che trae spunto dalla liturgia domenicale

 

dal R.O.D. di Cagliari

Piero Agus


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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