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Sardegna - da Cagliari:

Riflessione che trae spunto dalla liturgia domenicale

20 gennaio 2008 - 2a Domenica Ordinaria - Anno A

"Ecco l' agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato dal mondo!" (Gv 1,29-34)
Sono le parole che il sacerdote celebrante o il semplice ministro dell' Eucaristia pronunciano nell' impartire la comunione ai fedeli.
L ' abitudine può farci sorvolare sui loro profondissimi e solenni significati. Eppure si tratta di un particolare atto e momento che commuove, pur nella sua semplicità e modestia, perché è segno della presenza di Cristo nella vita della Chiesa, in ogni istante. Quando ci si avvicina alla "comunione" non si compie uno degli atti cristiani più piccoli o più poveri, ma è la vera, unica e completa partecipazione, realmente concelebrativa, alla Messa. Il cosiddetto "fare la comunione" è infinitamente, anzi totalmente valido ai fini della grazia rispetto a quel che si riceve dal comune "assistere" o, peggio, dal cosiddetto "ascoltare" la Messa.
Questo genere di riflessione non può passare minimamente per banale o poco utile. Si tratta di concetti concreti, di profonda e fondamentale portata, che esprimono, nella vita e sostanza stessa della Chiesa, il momento più solenne, in quanto contengono, in pratica, tutta l' opera di Cristo: nascita nel mondo, predicazione, sacrificio della croce, morte e risurrezione.
Ne consegue che il vero partecipare alla Messa non è il cosiddetto "prenderla" o "ascoltarla", ma esattamente ed esclusivamente è l' assunzione dell' Eucaristia.
L' Eucaristia ci inserisce, ci fa presenti alla tavola dell' ultima cena, al banchetto della fondazione della Chiesa.
Credo di ricordare e di poter citare l' atteggiamento dei giansenisti che tenevano il Santissimo relegato, appeso ad un filo: per essi la "comunione" era un atto e fatto "speciale", quasi eccezionale, per un principio di esagerato rispetto che in pratica soffocava la familiarità, l'intimità che Cristo assolutamente desidera avere con le anime e nella misura maggiore possibile.
Pur senza la nostra partecipazione di fede, anche senza il nostro offrirGli le nostre miserie ed i nostri peccati, per infinita misericordia Egli comunque vuole liberarci da ogni male; ma la nostra preghiera, è nell' Eucaristia che può raggiungere i massimi vertici. È la "comunione" nostra quel che maggiormente fa accorrere Cristo perché entri nell' intimo più profondo del nostro cuore. Ed è infatti ciò eh' Egli massimamente desidera per noi.
"Vieni, Signore Gesù, vieni della mia anima e falla tutta tua!" Come potremmo, con quali altre parole o atti, riusciremmo a dirGlielo se non nella "comunione"?


 

 

 



 

 

 

 

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Reparto Diocesano di Cagliari

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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