"Ecco l' agnello di Dio, ecco colui che
toglie il peccato dal mondo!" (Gv 1,29-34)
Sono le parole che il sacerdote celebrante o il semplice ministro dell'
Eucaristia pronunciano nell' impartire la comunione ai fedeli.
L ' abitudine può farci sorvolare sui loro profondissimi e solenni
significati. Eppure si tratta di un particolare atto e momento che commuove,
pur nella sua semplicità e modestia, perché è segno
della presenza di Cristo nella vita della Chiesa, in ogni istante. Quando
ci si avvicina alla "comunione" non si compie uno degli atti
cristiani più piccoli o più poveri, ma è la vera,
unica e completa partecipazione, realmente concelebrativa, alla Messa.
Il cosiddetto "fare la comunione" è infinitamente,
anzi totalmente valido ai fini della grazia rispetto a quel che si riceve
dal comune "assistere" o, peggio, dal cosiddetto "ascoltare"
la Messa.
Questo genere di riflessione non può passare minimamente per
banale o poco utile. Si tratta di concetti concreti, di profonda e fondamentale
portata, che esprimono, nella vita e sostanza stessa della Chiesa, il
momento più solenne, in quanto contengono, in pratica, tutta
l' opera di Cristo: nascita nel mondo, predicazione, sacrificio della
croce, morte e risurrezione.
Ne consegue che il vero partecipare alla Messa non è il cosiddetto
"prenderla" o "ascoltarla", ma esattamente ed esclusivamente
è l' assunzione dell' Eucaristia.
L' Eucaristia ci inserisce, ci fa presenti alla tavola dell' ultima
cena, al banchetto della fondazione della Chiesa.
Credo di ricordare e di poter citare l' atteggiamento dei giansenisti
che tenevano il Santissimo relegato, appeso ad un filo: per essi la
"comunione" era un atto e fatto "speciale", quasi
eccezionale, per un principio di esagerato rispetto che in pratica soffocava
la familiarità, l'intimità che Cristo assolutamente desidera
avere con le anime e nella misura maggiore possibile.
Pur senza la nostra partecipazione di fede, anche senza il nostro offrirGli
le nostre miserie ed i nostri peccati, per infinita misericordia Egli
comunque vuole liberarci da ogni male; ma la nostra preghiera, è
nell' Eucaristia che può raggiungere i massimi vertici. È
la "comunione" nostra quel che maggiormente fa accorrere Cristo
perché entri nell' intimo più profondo del nostro cuore.
Ed è infatti ciò eh' Egli massimamente desidera per noi.
"Vieni, Signore Gesù, vieni della mia anima e falla tutta
tua!" Come potremmo, con quali altre parole o atti, riusciremmo
a dirGlielo se non nella "comunione"?