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Sardegna

20 marzo 2008 - Giovedì Santo - Messa vespertina - Anno A

"Vi ho dato l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi" (da Gv 13, 1-15)

Cosi disse Gesù agli apostoli quando, chinatesi, lavò loro i piedi.
Un pensiero che oggi balza alla mente è: come possono i "non cristiani" credere nella divinità di un personaggio come Gesù Cristo? Come poter credere in un "Dio che si fa servo" fino a lavare i piedi degli uomini? Come poter credere, oltretutto, alla "follia della croce"?
Per noi credenti però in questo episodio si presenta ciò che è stata la venuta di Dio sulla Terra mediante Cristo, quale sfida al mondo che si era corrotto nel paganesimo idolatra e nel totale materialismo.
Dio non è un guerriero, non è un conquistatore, non è un imperatore, non è nulla che sappia di violenza, ma ha voluto in Gesù Cristo mostrare per intero la Sua vera "Natura", che è tutta, interamente, contenuta nella Sua unica e vera Essenza: la Carità.
Dio È Amore; e non è, e non e' è in tutto ciò che non è Amore.
Venendo nel Mondo, facendosi uomo in Gesù Cristo, Dio ha voluto dare esclusivamente questo annuncio: l' Essere Amore. Tutto il resto, compreso, in questo senso, anche quanto è contenuto nei Vangeli, è in realtà contorno e supporto a questa unica Rivelazione, che da sola tutto comprende, tutto esprime, in misura infinita di tempo, spazio e materia.
Da uomo, in Cristo, ha voluto conferire a questa Rivelazione ogni possibile caratteristica che potesse farla meglio comprendere, apprendere e credere; con merito del credente, a dispetto di ogni difficoltà che potesse comportare il Suo genere umanissimo di presentazione, comunque fatto a misura d'ogni anima, senza reali esclusioni.
La difficoltà che si presenta è logica. Si è trattato di una sfida da parte di Dio; e ciò nobilita chi crede. Certo, Gesù ha anche chiaramente rimproverato in questi termini: "se non vedete miracoli, non credete"; ma come per ringraziare i credenti. Giustamente, giacché da noi stessi noi non siamo propensi a credere neppure assistendo a miracoli evidenti ed indiscutibili, sospettando e andando a ricercare eventuali trucchi.
Gesù ha dato un preciso esempio fondamentale: per credere occorre rimpicciolirsi, chinarsi, cingersi per servire, ponendo da parte tutto, compresa la propria mente. L' ultima difficoltà: per servire chi?
La risposta è: per servire tutti, nell' indistintamente più esteso, iniziando non dai primi, ma dagli ultimi.
Chi sono gli ultimi? Ricordate la conversione di Carnelutti? Egli trovò la fede riconoscendo nei peggiori delinquenti un genere di "ultimi". Noi però sappiamo bene, che ne esistono altri, tanti, tantissimi, innumerevoli, incalcolabili, vicinissimi e lontanissimi da noi, ma crediamo che l' Amore di Dio tutti abbraccia, senza esclusioni.
Ogni tanto penso a Giuda Iscariota, il "traditore". "Meglio sarebbe stato per lui non nascere", disse di lui Gesù, come nel dichiararlo maledetto. Ma in quale senso vero lo disse se non in quello di carità irrinunciabile da parte Sua?
Azzardo un pensiero. Era destino che "qualcuno" dovesse operare il tradimento; un qualcuno... che poi conclude il suo folle gesto con un altrettanto folle suicidio.
Il detto di Gesù - "forse", naturalmente - potrebbe avere questo significato, di perfettissima Carità: "mi dispiace di aver fatto venire al mondo un uomo talmente infelice da essere il mio traditore."
Concludendo: Dio vuole che come Lui noi facciamo, fino ad imitare l' eroismo di Cristo, una cosa sola ed essenziale: amarci l'un l'altro.

Portiamo anime a Cristo!

Buona Pasqua!


 


 

 


 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 



 

 

 

 

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Riflessione

che trae spunto dalla liturgia domenicale

 

dal R.O.D. di Cagliari

Piero Agus


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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