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20 settembre 2009 -
25a Domenica - anno B
"Se uno
vuol essere il primo, sia l' ultimo ed il servo di tutti "
(Mc 9, 30-37)
Questa esortazione di Gesù all' offrirsi con umile servizio
al prossimo inteso nel suo più esteso significato, ci conduce
a riflettere ed a pregare per i nostri sacerdoti, ai quali il Papa ha
voluto che sia dedicato un anno di particolare preghiera nell' occasione
del 150° anniversario del "dies natalis" di San Giovanni
Maria Vianney, patrono dei confessori e dei parroci.
Ricordiamo che la nostra S.O. ha tra le caratteristiche principali quella
di considerarsi vicina per servizio ai Vescovi attraverso quello per
i sacerdoti, nell' assicurare la propria disponibilità costante,
in devota ubbidienza.
La lettera che il Papa ha indirizzato ai "cari fratelli nel sacerdozio"
ci coinvolga in un rinnovato spirito sia di devota collaborazione nelle
opere parrocchiali che nell' impegno di costante preghiera per le persone
dei parroci.
Il dettato del versetto del vangelo di Marco sul quale intendiamo riflettere
si attaglia perfettamente a definire la sostanza e la figura reale del
"parroco ". Possiamo trasferire con sentimento beneaugurante
la figura del Santo d' Ars al nostro parroco ed ai sacerdoti nostri
amici o nostri vicini a vario titolo affinchè nella loro maturazione
vocazionale riescano a raggiungere gli ideali per loro desiderati da
Cristo, quali santi non solo per grazia di stato e per l'Ordine, ma
per reale crescita in santità, quale quella senza limiti o confini
che il Signore ha promesso per chi crede in Lui; condizione nella quale
i sacerdoti sono stati collocati in misura ideale fino alla perfezione
della reale somiglianzà a Cristo, Sacerdote Eterno.
La nostra preghiera per i nostri sacerdoti, rivolta a Dio perché
ci " doni numerosi e santi sacerdoti" conta enormemente per
il Cuore di Dio, in quanto è preghiera di umili, di poveri bisognosi
della loro opera, del loro consiglio, del loro conforto, di uomini "del
mondo" soggetti ed esposti ad assorbirne i veleni e le negative
sollecitazioni contrarie alla volontà di Dio ed al Bene.
La nostra preghiera per i sacerdoti quindi ricade in grazie su noi tutti,
in quanto sostanza fondamentale della "comunione dei santi"
che è vitale per la Chiesa. Dobbiamo così avere sempre
il sacerdote come esempio da seguire, come modello da imitare nella
nostra vita perché sia anch' essa vita di servizio.
Imitiamo il santo sacerdote nella carità, nel parlare, nell'
offerta generosa di tutto noi stesso, senza nulla pretendere in compenso
o in riconoscenza.
Guardiamo perciò al sacerdote come al ritratto di Cristo: del
Cristo non solo povero, ma soprattutto al Cristo della totale donazione
di Sé, che nulla ha negato, che ogni gesto, ogni parola ha dedicato
al Bene, senza misurare o considerare meriti, ma, con totale donazione,
giungendo al privarsi di tutto pur di soccorrere, di aiutare, di ricondurre
a Dio, dopo qualunque evenienza, le anime che si stavano smarrendo.
Il Santo Curato, che aveva avuto la capacità di carità
di stare nel confessionale perfino 16 ore, usava dare solo lievi penitenze,
prendendole a proprio carico nella preghiera. Un esempio questo che
noi dovremmo seguire, non in quanto confessori, ma nel pregare con particolare
impegno per quegli amici, conoscenti, confratelli, o perfino persone
che ci ignorano, perché ottengano da Dio l' aiuto necessario
e la pace dell' animo, fino al raggiungimento della grazia di stato
e dell' anima.
Dovremmo soprattutto saper offrirci vittime a prò di coloro che
hanno peccato: questa è l' unica vera "imitazione di Cristo
".
Coroncina: "Signore rendi il
mio cuore simile al Tuo!"
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