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22 novembre-
34a Domenica - anno B
"Gesù
rispose: tu lo dici; io sono re" (
Gv 18, 33-37)
Davanti a Pilato, ad un pagano, Gesù non poteva che usare il
titolo di "re" per cercare di definirsi. Per esser più
preciso Egli gli avrebbe dovuto rispondere: "lo sono il Creatore",
ma per averne chissà quali risposte.
La ricorrenza liturgica, che si rifa alla realtà di fede concreta
è quindi rivolta a noi che abbiamo la fede, indottaci dalla Rivelazione.
Tuttavia, riteniamoci sospesi tra il credere ed il dubitare o l' ignorare
del tutto ciò che attiene a questa realtà. Teniamola stretta
in noi e facciamone strumento di crescita nel "vedere Dio",
attraverso Cristo e quanto da Lui rivelatoci ed insegnateci. La regalità
di Cristo sia uno dei maggiori fondamenti del nostro credere in Lui,
per seguirlo, per onorarLo, per diffonderne la Parola, per manifestarne
le Virtù.
La regalità di Cristo, intendiamo, passa attraverso noi credenti
per travasarsi nel mondo; in un mondo che la attende e che, quando l'amore
di Dio lo disporrà, la riconoscerà in ogni sua contrada,
nel cuore di in ogni suo abitante.
L ' evento escatologico del ritorno di Cristo Re dell ' universo, misterioso
ed indefinibile per ora per il mondo, non deve essere mistero per noi,
ma certezza palpabile, data la Sua presenza nelle anime nostre di testimoni
e di devoti Suoi seguaci.
Non possiamo renderci conto quale e quanta forza è insita nella
moltitudine dei credenti. Non possiamo dirci cristiani se non consideriamo
che la forza attuale di Cristo risiede nell ' insieme delle anime dei
credenti, Corpo mistico di Cristo; che Cristo è "Re dei
credenti", che il Suo Regno è quello, a Lui massimamente
gradito e da Lui sempre insistentemente invocato, dei nostri cuori,
delle nostre anime.
Regno "non di questo mondo", certo: così lo ha definito
Gesù stesso; ma Regno di quella parte del Creato che è
da Lui particolarmente amata, seguita, curata, salvata dando la propria
vita d' Uomo: le anime.
Compito nostro è il cercare di adeguarci per essere sudditi degni
di un tal Regno; esserne sudditi nel cuore e, non limitatamente al soggetto,
esserlo come appartenenti all' intero Creato e quindi oggetti dell'Amore
che lo ha generato, che lo sostiene, che lo santifica.
Quanto più riusciremo con questo spirito ad inserirci nel Creato,
tanto più potremo dirci credenti ed adoratori convinti e santi
e degni di farne parte.
E' quel che il Re Cristo attende da noi. Egli ci darà in cambio
la qualifica di collaboratori alla creazione, che è ciò
che aveva progettato nel creare l' uomo a propria immagine.
L ' universo creato infatti si evolve grazie all ' opera dell ' uomo
che è fatto per stimolarla ed accrescerla , fino al punto di
venir alla fine riconsegnato, al Creatore sviluppato, perfezionato,
e, speriamo, anche santificati grazie ad una scienza umana che collimi
perfettamente con i disegni formulati dal Re Creatore nel progettare
l' Universo intero.
Sogni, questi? Non siamo noi a poterlo stabilire ed è giusto
che in ciò consista il mistero che ancora ci avvolge. Ma, certamente,
preghiera continua e costante perché un tale traguardo finale
venga raggiunto.
Coroncina: "Signore, ricrea e rinnova il Mondo!"
Portiamo anime a Cristo!

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