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23 marzo
2008 - Domenica di Pasqua - Anno
A
" Pietro
e Giovanni, entrati nel sepolcro di Gesù, <<videro e
credettero>>, pur non avendo ancora compreso la Scrittura che
aveva detto che <<Egli doveva risuscitare dai morti>>".
(da Gv 20, 1-9)
È questo un pò il tèma obbligato
su cui riflettere oggi che si celebra la festa più importante
dell' anno cristiano.
Altre volte abbiamo preso come spunto di riflessione il semplice "videro
e credettero". Oggi cerchiamo quali significati suggerisce l' affermazione
della mancanza di comprensione da parte degli apostoli tutti e non solo
Pietro e Giovanni, di quel che significasse il "risuscitare dai
morti".
Alcuni non credenti hanno sostenuto che Gesù non sia morto in
croce, ma che abbia continuato a vivere, clandestinamente, fino a normale
e tarda età. Per tanti non credenti i Vangeli sono soltanto leggenda.
Certo, la Verità la possiede solo Dio, ma Pietro e Giovanni hanno
creduto nel vedere vuoto il sepolcro in cui era stato deposto il Corpo
di Cristo, dopo aver più volte raccolto da Lui l' annuncio della
risurrezione, pur non comprendendolo in quanto termine inusuale.
Prima essi potevano dare a tale incredibile affermazione un significato
solo simbolico, sorvolando sulla misteriosa realtà del fatto
davvero compiuto, quale l' attuale che adesso hanno davanti agli occhi.
Tutto ciò riveste importanza fondamentale per la fede cristiana:
lo si è sempre tranquillamente detto. La reale esistenza di un
Dio che si è fatto uomo, che si è lasciato condannare
a morte ed uccidere per poi risuscitare dopo tre giorni è la
sostanza profondissima di quel che resta di ciò che Cristo ha
detto. Se Cristo non fosse risorto la fede cristiana sarebbe un nulla,
sarebbe pura leggenda.
Come abbiamo accennato per il "giovedì santo", per
credere è necessario volere, non basta il vedere. Fortunati quindi
furono Pietro e Giovanni che "videro e credettero".
A noi è stato affidato un carico di fede assai più gravoso,
che comporta, per essere raggiunto con buon fine, la "volontà
di credere": differenza, rispetto ai due discepoli non di poco
conto, realmente enorme.
Dio, che è la Sede unica e vera del Sapere, ha tutto ordinato
in Cristo in questo ovvio senso della difficoltà che i "credenti
ed i non credenti" avrebbero dovuto affrontare e superare nel corso
dei secoli; col Suo aiuto, che è essenziale, che Lui quasi pretende,
ma avente uno scopo centrale per la nostra salvezza: quello del merito
e dell'amore nostro, senza i quali la fede è irraggiungibile.
Dobbiamo tornare sempre a quel che è stata la "sfida"
al Mondo lanciata da Dio per i secoli ed i millenni di storia nei quali
diffondere la Verità, realtà per Lui, mistero profondissimo
per noi.
Dobbiamo "credere", dobbiamo "voler credere", non
e' è scelta. Siamo sempre di fronte a qualcosa talmente grande
ed immisurabile da poter essere più immaginato che totalmente
compreso da noi. Qualcosa che appartiene appunto all' Infinità,
che non può che appartenere a Dio solo.
La nostra "gloria" è il "voler credere".
La "Risurrezione di Cristo" fa parte di tutto questo insieme
infinito di Mistero, che è fuori dal nostro attuale "oggi",
ma costituisce il segno solenne e divino di quell' altra Esistenza,
che ci è stata promessa alla sola condizione che noi la "vogliamo",
che noi la cerchiamo, che noi la invochiamo, "credendo in Essa".
Portiamo anime a Cristo!
Buona Pasqua!
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