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Sardegna

24 genaio 2010 - 3a Domenica Ordinaria - Anno C

"Lo Spirito Santo... mi ha mandato...per proclamare ai prigionieri la liberazione..." (da Lc 1, 1-4, 14-21)

Così disse Gesù nel tornare a Nazareth, si da essere udito chiaramente da tutti, nella sinagoga, in un luogo dove non poteva udirsi altro che verità.
A quale genere di prigionieri ha voluto riferirsi? Non a quelli che avevano conti da risolvere con la giustizia umana, né a coloro che erano stati fatti prigionieri in guerra dai nemici; ma tutti, e pienamente, unicamente, visti tali dal giudizio di Dio, a causa del peccato, inteso nella sua totalità.
A costoro Dio offre la "liberazione", il condono, il perdono. Quel perdono che solo Dio può accordare, quel perdono che non può essere che totale, assoluto, tale in quanto eccelsa opera Sua: Dio non può " fare le cose in parte, a metà ", ma le fa compiute sia nel Tempo che nell' insieme che solo Lui può valutare.
Questo frammento di versetto quindi ci aiuti e ci sproni ad approfondire le nostre considerazioni sul perdono.
Se noi, da consacrati, intendiamo realizzare al massimo umano la nostra somiglianza a Dio tramite quella a Cristo dobbiamo sentire vivissima, e diffìcilmente, appagabile la nostra propensione al perdono.
Quanto e per quanto dobbiamo saper e voler perdonare? Gesù ci ha insegnato ed ordinato di "perdonare settanta volte sette", cioè: sempre, tutto e tutti.
Cerchiamo innanzitutto di stabilire a "chi" per primi dobbiamo perdonare. Siamo costretti a stabilire una specie di graduatoria perché è chiaro che il nostro perdono non può assumere i caratteri totali che ha quello che Dio soltanto può conferire.
Facciamoci guidare, tanto per dare un qualche ordine, dal perdono verso chi ci ha fatto qualche torto, qualche sgarbo, qualche sopruso. Perdoniamo a coloro che non sanno accontentare pienamente i nostri desideri e le nostre vedute o che le sottovalutano. Perdoniamo a coloro che ci offendono; spingiamoci a perdonare coloro che si dichiarano nostri nemici manifestando perfino vero e proprio odio.
Consideriamo in questa Parola di Dio che siamo noi i veri prigionieri che non possono realmente esser liberati a ragione e secondo giustizia se non riusciamo ad essere capaci di realizzare in noi, nel profondo del cuore, il vero e totale perdono.
Gesù ha dichiarato che soltanto la bestemmia contro lo Spirito Santo non può esser perdonata. Citandola come il massimo dei peccati, ci ha fornito un metro di misura da osservare, ma l'averlo sempre condannato ed evitato con tutta la migliore volontà non ci libera dall' essere prigionieri di qualcosa e dalla necessità d' esserne liberati. Cristo per liberarci, ci ha insegnato in che modo riuscirvi stimolando la nostra, volontà per realizzare quella apertura riservata "ai figli di Dio", a coloro che osservano la Sua Parola e si attengono alla Sua Legge, che è la Carità.
Nella Carità vissuta con tutto il proprio essere si è sicuramente "liberi", solo Essa consente di respirare l' intera purità della atmosfera della Grazia, che Dio ci ha preparato, nella cui aria non può esser contenuto male di nessun genere, quale premessa alla Beatitudine.

Coroncina: "Signore, che io veda!"

Portiamo anime a Cristo!

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Riflessione

che trae spunto dalla liturgia domenicale

 

dal R.O.D. di Cagliari

Piero Agus


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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