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25 aprile 2010 -
4a Domenica di Pasqua - Anno C
(Dall' Apocalisse
di san Giovanni apostolo: 7, 9. 14-17)
Qui Giovanni vede "coloro che sono passati attraverso la grande
tribolazione " e che "prestano servizio a Dio giorno
e notte nel suo santuario ".
Qui è presentato un unico genere di personaggi: quello dei "salvati",
dei "santi", che, riconosciuti degni di stare davanti al trono
di Dio per le loro vesti rese candide dal sangue dell ' Agnello, prestano
servizio a Dio giorno e notte, cioè nel sempre eterno, senza
soste e senza fine.
E' una descrizione, singolare rispetto a qualsiasi altra delle tante
che noi cerchiamo di esprimere, umanamente simbolica anch ' essa, ma
certamente più attinente alla realtà.
E' quindi giusto che noi basiamo su essa la nostra riflessione, proiettandoci
nella sua verità con tutta la fede, giacché è questo
il fine al quale Giovanni ha inteso mirare.
Consideriamo il "servizio a Dio" dei beati, dei salvati. E'
stato questo il solo scopo che ha mosso Dio ad operare la Creazione?
E' possibile ciò nella Sua Mente infinita?
Non Gli sono bastate le innumerevoli schiere degli angeli, né
l' aver creato le stelle ed i pianeti; spinto dall' Amore nel creare,
ha voluto più che mai che esistesse anche qualcuno il più
possibile simile a Sé; simile non nella forma, che d ' altronde
non Gli necessita nella Sua infinità di essenza, eppure somigliante
a Lui nella profonda sostanza, in "spirito", e nell' esser
capace di creare... e di amare, azioni queste profondamente attinenti.
Quale dunque sarà il "servizio" da prestare nel santuario
di Dio? Che cosa mai potrà essere necessario essendo Egli il
possessore del Tutto già da prima di ogni possibile esistenza?
Di che cosa mai può aver bisogno Dio?: di che desidera nutrire
il proprio "organismo", se tale lo si può definire?
Tentiamo di dare una risposta. Dio, " infinitamente Intero ",
si nutre di Sé stesso; ma ha voluto arricchire il proprio nutrimento
con una specie di "contorno", con qualcosa di diverso, di
nuovo, ma adeguato non a Sue necessità inesistenti, ma al Suo
gusto, al Suo "piacere ", al Suo "amore " per il
buono, per il bello, per il sano, per il puro.
Troppa era stata la delusione causataGli dagli angeli ribelli, il posto
dei quali era necessario che fosse occupato da qualcuno degno d' esser
messo al Suo "servizio"; ed allora ha creato l' uomo.
Non potendo giustamente, farlo uguale agli angeli fedeli, né
fornirlo del loro spirituale "corpo", lo ha dotato di un'
anima, a loro "simile, analoga", affinchè fosse ugualmente
felice e per destinarlo alla Vita Eterna; lo collocò perciò
nell' Eden per potervi convivere con compiacimento. Sapeva che l' uomo
avrebbe mancato nel cadere preda del peccato, ma ha accettato il rischio
e l' inconveniente, sempre sapendo che questa caduta dell' uomo avrebbe
comportato un Suo atto d' amore straordinario per rimediare alla perdita.
Ne fu felice al punto di adattarsi a farsi Uomo nella persona di Suo
Figlio, facendosi il più piccolo, povero ed umile di tutti gli
uomini esistiti, il "più uomo " di tutti.
Quale dunque sarà il "servizio" che i "santi"
prestano nel "tempio" di Dio? Sarà il perenne inno
di gloria e di ringraziamento per tutto l'Amore ricevuto da Lui Creatore,
Bene ed Amore Infinito, nel dare testimonianza eterna d' amore scambievole
tra tutti i santi stessi, alla Luce del Suo Amore, che si dilaterà
in un Tempo ed in uno Spazio infiniti che non stupiranno più,
né esser elemento di speculazione ma unico, sicuro e definitivo
alimento delle anime nella visione di Dio; non contando ormai più,
né essere "oggetto di desiderio " per spiriti appagati
totalmente, felici in eterno nel godere della Gioia riflessa dall' Amore
Totale.
Coroncina: "Signore, che io vedo, davvero!"
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