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Sardegna

25 maggio 2008 - SS. Corpo e Sangue di Cristo - Anno A

"Colui che mangia di me vivrà per me" (Gv 6,51-59)

Siamo ancora sollecitati a riflettere su dati fondamentali della nostra fede cristiana.
Oggi è Cristo stesso che si offre totalmente, fino a dichiararsi vero, unico, completo nutrimento delle nostre anime. In altre occasioni abbiamo guardato al come sia impossibile per i non credenti e per i non cristiani considerare seriamente e addirittura sacralmente, e rivelate da Dio stesso, espressioni quali questa che oggi ci viene proposta. Noi per fede, grazie alla fede, soltanto in virtù di essa ed a prova di essa, riusciamo ad accettarle ed a farne tesoro; è una grazia particolarissima che ci viene concessa, direttamente da Dio per Amore, fin dal battesimo e che può essere da noi valorizzata ed accresciuta nei suoi veri significati per farne alimento dell' anima.
Rimane pur sempre tuttavia quel grado di dubbio, di quasi ripulsa a volte, legata alla nostra imperfetta natura e condizione, sulla quale far dominare la Parola di Cristo, che tutto insegna, che tutto sancisce, che tutto santifica: compresi noi, centralmente, noi che abbiamo nell' anima la sede che il Cuore di Cristo vuole che si faccia Sua, per un' unione quanto più possibile intima e, più che definitiva, eterna.
Ed è proprio nel senso vero e totale della vita eterna promessaci e ottenutaci da Cristo che va letta e fatta nostra questa Sua parola che oggi la Chiesa ci propone, nello stabilirla cosi come elemento vitale assoluto: per una Chiesa veramente benedetta come cattolica, come universale. Il proporsi come cibo indispensabile per la vita vera alla quale Cristo ha voluto introdurci altro non è, in fondo, che una delle tante conferme e rivelazioni sia dell' essere Egli il Creatore nostro, sia del legame totale tra Lui e noi creature in virtù dell' essere sempre stato l'Amore assoluto l' elemento divino della nostra origine per la vita attuale e per quella eterna che ne è l' immancabile sviluppo. Il "cibo", gli "alimenti", nella loro generalità di scopo e funzione, sono indispensabili per l' esistenza. Ma ad un Dio che si fa Lui in Persona alimento, chiaramente non possono attribuirsi scopi limitati ad una qualche esistenza racchiusa in un tempo che passa, che ha sempre un termine; meno che mai per una creatura "speciale", l' uomo. Un Dio che È cibo non può che nutrire per una vita senza termine. Non esiste nella Mente di un Dio Creatore del Mondo dello spirito siffatto concetto di vita vera qualsiasi se non eterna; che, pur avendo avuto un inizio, - da Lui voluto, si consideri - si concluda nel "nulla".
In tal modo si rivela a noi la saldatura tra Creatura e Creatore, che ha considerato prediletto l' uomo, in quanto fatto "a Sua immagine". Questa somiglianzà è data appunto dalla destinazione eterna immancabile, indistruttibile, proprio in quanto "creata".
Quel che distingue la "creatura uomo" da tutte le altre esistenti è che la somiglianza col Creatore è determinata dalla capacità di "amare", di imitare il Creatore nel donarsi.
Tutte queste realtà sono tali per noi "credenti". Esse ci sono state rivelate dall' Uomo-Dio Cristo Gesù affinchè diventino il cibo vero ed unico di cui noi dovremmo esclusivamente nutrirci, sull' esempio di quelle sante anime e persone delle quali si dice che vivano soltanto di Eucaristia.
Cristo si dona a noi con la Sua Carne, col Suo Sangue.
Non è follia, è realtà; non è modo di dire o devozionale simbolismo d' alcun genere: è la Vita per noi, è la garanzia per il nostro eterno futuro.

Portiamo anime a Cristo!


 

 

 



 

 

 

 

 

 

 

 



 


 


 

 


 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 



 

 

 

 

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Riflessione

che trae spunto dalla liturgia domenicale

 

dal R.O.D. di Cagliari

Piero Agus


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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