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Sardegna

26 aprile 2009 - 3a Domenica di Pasqua - Anno B

"Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne ed ossa come vedete che io ho" (Lc 24, 35-48).

Anche dopo la Risurrezione di Gesù, come i discepoli, e quindi ancor più noi, ripiombiamo nel mistero, che si fa ancora più fìtto, più inverosimile, più incomprensibile.
E' ciò nel programma di Dio, ma a prova della nostra fede, che deve farsi robusta fin dal suo inizio; anche da questo, che è un continuo inizio, contrariamente a quel che accade di solito, essendo essa tra i frutti che giungono a maturità per lo più nell'età adulta, quale fede il più possibile pura, che cerca di essere assoluta, come è nei desideri di Dio, che tale dovrebbe essere per essere autentica.
Questo episodio che riferisce una delle riapparizioni di Gesù Risorto, viene portato su un piano del credere che umanamente sfugge ad ogni nostra piena facoltà, che è sempre limitata dalla precarietà dei nostri sensi. Qui siamo per di più davanti a qualcosa che supera il comune miracolo: alla fisicità di un Dio Risorto, che non appartiene più alla Terra, che è da contemplare ed adorare in pienezza tale che soltanto una fede vera, assoluta può ottenere. Come riuscirvi se non per speciale grazia disposta da Dio e concessaci? Si tratta di uno degli infiniti richiami di Dio per noi, di sollecitazione alla fede, ad una fede davvero piena e matura, nella quale si fondino materia e spirito, corpo ed anima, totalmente, come sono guardati, amati da Dio.
Gesù è stato un "morto speciale", diverso da qualsiasi altro, assolutamente unico. La "carne ed ossa" che mostra ai discepoli non appartiene al consueto. Ricordo a questo riguardo quel che riferirono i veggenti di Medjugorje su Maria Regina della Pace. Qualcuno di essi riuscì, in una delle primissime apparizioni, a sfiorare uno dei Suoi piedi e lo sentì come metallico, freddo. Così, anche qui Gesù volle dare e lasciare, sia ai discepoli che a noi credenti attuali, un segno formidabile di una realtà appartenente soltanto a Lui ed al Suo Mondo, abissalmente diverso dal nostro, che ne avrebbe dovuto essere il riflesso, ma che ne è invece, in enorme misura, quasi l' opposto per tanti versi; soltanto perché noi uomini lo abbiamo reso tale.
Gesù qui ha voluto rappresentare fasicamente, pur nella Vera Sua Persona, l' interezza e l' integralità di quel Mondo, per meglio indurre i discepoli prima e poi anche noi ad almeno iniziare a credere in Esso, tutto calcolando nella Sua volontà provvidenziale, nel proiettarlo oltre il Tempo, verso la risurrezione universale.
Così, un motivo che può venir subito alla mente è quello di cercare di indurre noi, dopo averne accolto la presentazione, ad incominciare a porcelo come ideale santo, aggiunto per esser trasferiti ad una vita senza fine, quale piena e definitiva rivelazione della "nostra risurrezione". E' un concetto che può vedersi contenuto nel senso delle parole di Gesù, quali l' "attirerò tutti a me, quando sarò innalzato da terra", che comprende non solo la Crocifissione, Morte e Risurrezione, ma anche l' Ascensione; tutte, perché Gesù, pur essendo Uomo, appartiene al Cielo Eterno, nel Sempre.
Egli ha voluto che tra gli ideali compresi nella Sua Incarnazione, Predicazione, Morte e Risurrezione, fosse evidente la promessa della risurrezione umana, reale e totale, comprendente il nostro attuale corpo, riconfermato e ricreato, reso degno di abitare nella Casa del Padre Creatore, che non può pentirsi di quel che ha creato e non desidera altro che esso Gli venga riportato non invecchiato, ma rinnovato, per grazia Sua, dai nostri poveri meriti di cui fare ideale di vita, in attesa e preparazione al ritorno a Lui. Ciò possibilmente per tutti, nessuno escluso.

Coroncina: "Signore, concedici la grazia della risurrezione!"

Portiamo anime a Cristo!


 

 

 

 




 


 

 


 

 

 

 


 

 

 



 

 

 

 


 

 

 


 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 


 

 


 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 


 

 



 

 

 

 

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Riflessione

che trae spunto dalla liturgia domenicale

 

dal R.O.D. di Cagliari

Piero Agus


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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