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Sardegna

26 settembre 2010 -26a Domenica Ordinaria - Anno C

"Il ricco ed il povero Lazzaro..." (da Lc 16, 19-31).

Questa pagina del vangelo è preceduta nella liturgia della parola da un brano della la lettera a Timoteo, nella quale Paolo incita a praticare la giustizia, la pietà, la carità, la pazienza e la mitezza.

E' l' invito, per prima cosa, ad assistere chi è nel bisogno: attenzione massima che Dio stesso in Cristo Gesù ha portato ed insegnato perché avesse portata e diffusione generale nel mondo.
La Redenzione dell' umanità operata da Cristo è stalo il ''servizio divino" della misericordia e del perdono universale.
Tutto nel Cristianesimo deve ricalcare esattamente questa impronta data da Cristo con la Sua predicazione, morte e risurrezione e deve esserne sintesi e testimonianza, sia nella Chiesa in tutto il suo insieme di rappresentanza, sia nell' esempio che ogni suo membro è tenuto a dare nel mondo.

La giustizia, la pietà, la carità, la pazienza e la mitezza sono gli strumenti atti a dare in tutto l' insieme della società umana la degna e retta affermazione di principio.
Ribadiamo un principio già espresso: è necessario che il bene parta dal comportamento personale del singolo credente, sì che lo si debba riconoscere tale in una auto definizione totalmente priva di difetti e di contraddizioni: il vero credente deve essere diretto testimone delle virtù portate da Cristo come Suo dono nel mondo.
Questa "santità della vita personale" è l' indispensabile, sia pur minimo, elemento che rende santa l' intera comunità della Chiesa.

Il Papa, i sacerdoti, i religiosi devono essere di esempio, ma in realtà è la santità dei singoli credenti che rende pienamente santa la Chiesa agli occhi del mondo.
La testimonianza delle virtù insegnate da Cristo è la base indispensabile e certamente qualificante della santità generale; ma sempre quel che sommamente conta agli occhi di Dio è la santità di ogni singola persona. Perché dalla santità generale la divina Carità farà lievitare anche la santità del singolo fedele. In ogni modo grandissima è la responsabilità dell' individuo, che, partendo dall'insieme delle virtù, si colloca a fianco di Cristo nella Sua Passione, assorbendole e facendone vita propria, intensamente vissuta, il più umanamente possibile e ciò sempre, ripetiamo, al fine della santificazione generale.

Il credente autentico, tale agli occhi di Dio, è un "nuovo Cristo ", nel sommare le virtù nella sintesi del totale "sacrificio": come la Passione di Cristo è stata di totale donazione di Sé al mondo, altrettanto deve essere l' impegno nella vita del vero credente, in tutte le evenienze, in ogni momento di vita e di ambiente.
Dio desidera la nostra gioia, ma accetta e benedice ogni nostro sacrifìcio.

La parabola del ricco epulane e del povero Lazzaro ci mostra le due estreme concezioni di vita: l' errore del contare nelle proprie forze e sostanze contrapposto al valore dell' accettazione del sacrifìcio come fattore di riscatto e salvezza reale.
Cristo Gesù ha dato al mondo un simbolo, unico ed insostituibile, di sintesi della salvezza: la Croce del Golgota, che interamente compendia la Redenzione. Il "cristiano" vero, il credente, si riconosce da come accetta la croce quale suo unico ideale.
In Essa si compendiano, benedette da Dio, tutte le virtù.

Coroncina: "Ave croce, unica speranza!"

Portiamo anime a Cristo!


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Riflessione

che trae spunto dalla liturgia domenicale

 

dal R.O.D. di Cagliari

Piero Agus


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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