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Sardegna

27 giugno 2010 - 4a Domenica Ordinaria - Anno C

"Fratelli, aspirate ai carismi più grandi! "
(da Co 12,31- 13,13).

Questa esortazione beneaugurante di Paolo precede lo stupendo "inno alla carità", che è, nella sostanza da lui voluta esprimere, un inno a Dio Carità.

Questa introduzione la prendiamo dall' insieme del testo, perché gli dà sapore di discorso diretto, personale, per ogni lettore-destinatario, conferendo solenne collocazione dell' insieme, data l' importanza del testo.
Paolo ha voluto che l' oggetto del suo discorso, la "carità", fosse messo all' apice anche dell' augurio espresso in apertura.
Ha immediatamente parlato di "aspirazione", di moto spontaneo ed intimo, personale, del credente verso il raggiungimento delle massime vette dello spirito.

Esprimendosi in tal modo, coscientemente e non solo per semplice spontaneità, Paolo si è collocato, come negli altri suoi scritti ed in tutta la sua opera di "apostolo delle genti", tra i massimi discepoli che Cristo abbia avuto: anche se ultimo nel tempo, primo nella sostanza, stando a quanto dell' azione sua è passato alla storia della Chiesa, per tutto ciò che proclama, testimonia e dimostra appunto l' insieme di testi dei quali il presente è eminentissimo.

Lo definisce tale l'affermazione che il più grande carisma è la carità, che va creduta, insegnata, rivelata a coloro che la ignorano, praticata nella vita e negli esempi, testimoniata, quando necessario, anche nel martirio. "Dio è Amore, E' Carità" ci ripete ancora il Santo Padre negli scritti, nei discorsi, nelle opere, nell' esempio che dà al mondo e la storia contemporanea della Chiesa, al pari di quella passata, lo dimostra onorandone la sostanza profondissimamente cristiana.

A noi "piccoli credenti" spetta il dovere di coltivare questa stessa aspirazione per essere riconosciuti dallo sguardo di Dio quali fedeli depositari di questo sommo carisma che ne riassume l' Essenza e la Realtà Eterna.

E' la carità la sola condizione che ci rende e definisce realmente "cristiani".
"Guardate come si amano!" così dicevano i pagani, ammirati, dei primissimi credenti.
Nella carità che domini la vita umana si concentra l' ideale che Dio Creatore ha fissato come massimo ed assoluto motivo della creazione stessa.
La fede ci dice che il nostro operare al suo perfetto raggiungimento dall' ambito di noi singoli all' intera società umana ha per Dio valore pari a quello dell' umanità intera: che è oggetto d' amore pari a quello per ciascun e qualsiasi uomo.

Per Dio Amore infatti non sono possibili misure, tanto che la Redenzione avrebbe avuto il suo corso anche per un unico e solo peccatore da redìmere.
Questa verità di fede deve aiutarci a dare il giusto valore ad ogni nostro progresso nella vita di fede e di esempio, avendo come carisma massimo quello del raggiungere il massimo della carità: quello della carità eroica, della carità sia delle opere che del silenzio; fino alla carità del martirio, il massimo di essa.
Tal genere di ideale è anch ' esso privo di misura, in quanto proiezione della Carità di Dio, secondo il Suo Ideale e la Sua volontà.

Coroncina: "Signore, insegnaci ad amare!"

Portiamo anime a Cristo!

 

 

 

 


 



 

 

 

 

 

 

 


 

 


 

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 


 

 


 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 



 

 

 

 

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Riflessione

che trae spunto dalla liturgia domenicale

 

dal R.O.D. di Cagliari

Piero Agus


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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