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Sardegna

27 settembre 2009 - 26a Domenica - anno B

"Se la tua mano o il tuo piede o il tuo occhio ti scandalizzano, tagliali" (Mc 9, 38-48)

Riferendoci a quanto è misterioso l' amore di Dio, annettiamo la riflessione su questo versetto a quella precedente riguardante i sacerdoti, nel seguire l'attuale indizione del Papa di un anno a loro dedicato, pensando e pregando per coloro che hanno abbracciato la vocazione al sacerdozio, riferendoci in particolare a quelli di loro che ad essa hanno aderito convenendosi, da "lontani", anche dopo una vita non esemplare.
Il "taglio" nei confronti del mondo, qual' è la vocazione sacerdotale, è opera dell' amore di Dio, è il più generoso rispondere al Suo richiamo. Ma pur senza considerare le vocazioni estreme, quelle appunto che attraggono soggetti ritenuti lontani, quella al sacerdozio è una mutilazione volontaria in quanto rinuncia a quell' "assai di più" che è sempre insistentemente offerto dal mondo come tentazione alla materialità ed al piacere.
Gesù stesso, con forte espressione, li ha definiti "eunuchi fattisi tali per il regno dei cieli" (Mt 19, 12); dicendo anche: "Chi lascia padre e madre a causa del mio nome riceverà il centuplo" (Mt 19, 29)
L' esortazione al "lasciare" tutto, alla scelta del servizio a Dio
attraverso l' offerta di sé per curare l' uomo donandogli la Parola dì Dio, per fornire esempio di Bene, quella che abbracciano coloro che "si fanno preti", che la società solitamente guarda come una specie di fuga dalla realtà, è compensata da grazie e doni che l' interessato può appena comprendere e valutare. "Dio parla nel silenzio" e non nel clamore, parla al cuore dell' anima singola, agisce nel profondo di essa quanto più essa Gli si è donata, avendone cura quanto più essa Gli si è dedicata.
Il lasciare il mondo per curare lo spirito e, tramite ciò, poter aiutare quante più anime possibile a combattere l' enorme potenza del male, comporta una rinuncia totale, la radicale "mutuazione" che ha inizio coll' acquisizione per grazia della esclusione del "superfluo" onde dedicarsi esclusivamente a lavorare nelle anime.
Possiamo così ben accostare la figura del sacerdote, del direttore spirituale, del "maestro d' anime", perché no?, a quella degli angeli custodi: questi invisibili, il sacerdote invece sempre presente e, come gli angeli, sempre comunque disponibile.
Il sacerdote è l' "uomo nuovo", l' uomo ricreato per la maggior gloria di Dio, alla quale riportare i suoi simili, i "fedeli"; l' uomo fatto a somiglianza degli angeli, anzi a somiglianza di Cristo, un "figlio diletto" del quale il Padre ama compiacersi (Mt.7,5).
L ' analogia non è forzosa né è un tanto per dire, ma è reale ed evidente: come gli angeli sono puri spiriti così nel sacerdote è lo spirito consacratesi che ne domina l' anima ed il cuore.
Si prospetta così all' animo nostro un altro accostamento analogico: quello della persona e figura cristiana del "padre di famiglia".
Egli "spezza il pane" del retto vivere ai figli, col proprio esempio di dedizione e d' amore, incarnando perfettamente il "sacerdozio regale", vero ideale di Dio Padre per noi credenti.
La "catechesi paterna" è fatta soprattutto di gesti, di atteggiamento, di quell' amore naturale sia espresso che ricevuto naturalmente dai figli, che tanto influisce sulla loro cultura morale, sul loro recepire i giusti valori del sentire per il giusto operare nella propria vita.
Il padre cristiano si mutila di quella parte d' esistenza che è misterioso testamento di Bene, trasmesso naturalmente, il più delle volte senza palese calcolo o intenzione, in quanto dono spontaneo, fisiologico perfino. In tal modo egli prepara la conclusione della propria vita lasciando un segno che talvolta rimane simbolo per diverse generazioni. E' quel "taglio" spesso eroico della donazione paterna, sempre benedetta, sempre ricompensata col premio meritato della Beatitudine.


Coroncina: "Signore, purificami per la Vita Eterna!"

Portiamo anime a Cristo!


 




 


 

 


 

 

 

 


 

 

 



 

 

 

 


 

 

 


 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 


 

 


 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 


 

 



 

 

 

 

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Riflessione

che trae spunto dalla liturgia domenicale

 

dal R.O.D. di Cagliari

Piero Agus


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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