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Sardegna

30 marzo 2008 - 2a Domenica di Pasqua - Anno A

" Pace a voi! Tommaso, non essere più incredulo ma credente! ". (da Gv 20, 19-31)

Accostiamo la condizione della nostra pace dell' anima a quella della nostra fede: è questo che queste parole di Gesù hanno inteso esprimere, sempre nell' intento che il Vangelo trasmettesse nel futuro a tutti i credenti questo Suo preciso messaggio con la Sua benedizione.

È intuitivo che la pace del nostro spirito dipenda strettamente dall' essere credenti.
Quel che resta da costituire con maggior concretezza però dipende da noi, deve essere opera nostra. Perché se di per sé l'essere cristiani, l' essere battezzati è la base dalla quale siamo partiti verso la fede matura e, per cosi dire, adulta, la vera costruzione del nostro personale "soggetto credente" non può che essere opera nostra.
Anche il merito di noi credenti è profondamente presente nella speranza di Dio per noi; Dio in fondo, non attende altro di meglio da noi.

È questo un elemento della salvezza che forse non consideriamo mai sufficientemente, anche se, essendo la Grazia dominante, è certamente inevitabile ed assolutamente giusto l' attribuire a Dio, a Cristo, allo Spirito ogni nostro progresso, ogni nostra conversione.
Ma non può che essere incoraggiante e stimolante quanto dipende da noi, dalle singole nostre anime, che è il giungere alla fede quanto mai completa e piena.

Il detto celebre di Sant' Agostino, "Dio non ti salverà senza che tu collabori", deve essere interpretato come incoraggiamento e non certo dal tenersi di Dio distante da noi ad attendere, ma ha significati sia umani come base che di devozione come attuazione, che fanno ben sperare sempre e per tutti, per ogni caso e senza esclusioni, compresi quelli apparentemente disperati. La disperazione è nel lessico del demonio e non lo è mai in quello di Dio: la Speranza di Dio ed in Dio è infinita quanto Dio stesso.
Il messaggio che allora Gesù affidò a Tommaso, quindi, è rivolto a tutti noi: credenti e non credenti.

Sotto questo preciso aspetto noi credenti abbiamo in più il massimo dovere di vederlo precisamente tale e soprattutto di usarlo nei confronti tanto di chi non crede quanto di coloro che sono affetti di tiepidezza nella fede e di insufficienza nella devozione e nella preghiera.
Ricade su di noi precisamente il compito del loro ricupero, che deve essere uno dei motivi e dei temi a cui dedicare gran parte della nostra preghiera mirata ad ottenere questo preciso risultato che Dio attende proprio dall' opera nostra. In fondo in ciò è radicata l' intera vita della Chiesa.

Tutto ciò è indispensabile ed è previsto, ripetiamo, nei disegni di Dio. Ed è la dimostrazione di una realtà certa: che la "storia" di Cristo, il Vangelo, non si è fermata alla Sua vita sulla Terra, ma è stata proiettata per tutto il futuro, dall' oggi passato, all'oggi attuale, fino alla fine del Mondo.

Dobbiamo, noi credenti, sentirci protagonisti di questa storia, attori concreti di essa, operando per le generazioni che ci seguiranno onde poterle consegnare quanto più sante possibile nel Cuore amatissimo di Dio.

Portiamo anime a Cristo!

 


 


 

 


 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 



 

 

 

 

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Riflessione

che trae spunto dalla liturgia domenicale

 

dal R.O.D. di Cagliari

Piero Agus


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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