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3 maggio 2009 -
4a Domenica di Pasqua - Anno B
"Io sono il buon pastore, conosco
le mie pecore ed offro per esse la mia vita, affinchè siano un
solo gregge. Offro la mia vita, ma ho il potere di riprenderla"
(da Gv 10, U-18).
E' questa una delle dichiarazioni più teneramente
commoventi che Gesù ci ha lasciato nel Vangelo.
Se nei nostri ideali di apostolato alberga anche quello dell'imitazione
del "Pastore Gesù" ecco presentato a noi il modello
al quale cercare di somigliare; pur nell' umiltà della condizione
indicata, giacché, a quell' epoca, in quella regione particolare
quale la Palestina, i pastori erano considerati tra le infime categorie
sociali. Gesù ha voluto sempre collocarsi tra gli ultimi, tra
i minimi, come per nascondere l' infinita grandezza della Sua reale
Natura; mistero tra i tanti Suoi, questo, disposto per porre alla prova
la nostra capacità di credere e consentirle di assurgere a virtù.
Pur facendosi piccolo tra i più piccoli, qui Egli offre la Sua
Vita per tenere unito il gregge delle anime, in particolare per quelle
che tendono ad allontanarsi, affinchè non vadano disperse.
E' Dio, in Persona, che si dona per la loro salvezza; Egli le conosce
singolarmente e volendole tutte, indistintamente, salve, si muove alla
ricerca di coloro che sono caduti nella falsa custodia di un "mercenario"
interessato solo ad un destino di eterna dannazione, di definitivo allontanamento
dal Creatore. Gesù è stato ed E' tutt' ora il vero, l'
unico ed ottimo Buon Pastore di Dio.
Gesù ha offerto la Sua vita sapendo di non poter essere in nessun
modo soggetto alla morte ed è venuto tra noi nel farsi Uomo e
rimanere con noi, per far sì che anche noi impariamo ad offrire
la nostra vita onde riprenderla, santificata, seguendo il percorso tracciato
per il gregge al quale apparteniamo, che è la Chiesa.
Il nostro vero ed unico ideale che conti si esaurisce così nel
vivere la nostra vita attuale quale cammino verso i Pascoli più
ricchi in assoluto: quelli della Casa di Dio, nella felicità
e sicurezza eterna, in cui non esisteranno più né Tempo,
né affanni, ma solo unica e perenne Gioia. Tale Gioia - nei desideri
di Dio - sarà massima quanto più sarà completo
il numero dei Beati.
Queste Parole di Gesù esprimono l' esplicito senso della Sua
"profezia", della Sua promessa: quella della realizzazione
della Chiesa Unica ed Universale (l' ideale dell ' offerta della nostra
Beata Maria Gabriella Sagheddu ne è stato un esempio).
E' il Dono di Gesù al Mondo ed è dono intero di Sé
stesso.
Ma nel Dono è contenuto anche l' invito a noi ad esserne imitatori.
Non basta, nel Suo desiderio, che noi siamo semplici appartenenti al
gregge, ma si vuole che cerchiamo, nel seguire Lui Pastore, di esserne
le pecore più produttive, più "pregiate": simili
a quelle dei greggi che arricchiscono col loro significativo candore
le nostre campagne.
La vera differenza sta nella vitalità del gregge di cui siamo
parte, che vuol essere di stimolo e richiamo alle tantissime pecore
disperse che circolano per strade e direzioni verso pascoli non di Bene
ma troppo spesso di inutile e perfino dannosissimo nutrimento, in quanto
non conoscono o non seguono l' Unico Pastore che sa quali siano i Buoni
Pascoli.
La riflessione che ci si propone appare, così, perfino banale,
pur nella sua profonda realtà. Ma questa semplicità divina
delle Parole di Gesù comporta la difficoltà a credere
soltanto per coloro che non sanno farsi piccole e povere pecore e si
lasciano ammaliare dagli ideali falsi del Mondo.
Coroncina: "Signore, insegnami la vera umiltà!"
Portiamo anime a Cristo!

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