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4 maggio
2008 - Ascensione del Signore -
Anno A
"Ammaestrate
tutte le nazioni battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello
Spirito Santo, insegnando ciò che vi ho comandato"
(da Mt 28, 16-20)
E questo il nostro mandato di credenti, il nostro
autentico incarico di "regale sacerdozio", che Gesù
ci ha direttamente ordinato. È uno dei fondamenti della Chiesa
ed un comandamento di Gesù che può espletarsi fondamentalmente
solo nella nostra più fedele e costante testimonianza.
Fissiamo perciò la nostra riflessione partendo dalla "catechesi",
che, essendo alla base di ogni testimonianza valida, non è legata
soltanto alla parola ed alla predicazione ma anche a quel che promana
dall' esempio di noi fedeli, personale, di ciascuno.
"Quanto si amano tra loro!" era l' osservazione ammirata dei
non ancora credenti, dei pagani, nei riguardi dei primissimi cristiani.
Anche quel mettere le proprie cose in comune, a vantaggio di tutta la
comunità di fedeli era parola viva in quanto esempio e quindi
trasmissione di ciò che Gesù aveva ordinato di insegnare
al mondo.
L' "ammaestramento" di cui ha detto Gesù - che resta
sempre attuale, oltre il tempo e le epoche - si riferisce fondamentalmente
alla pratica della carità, dell' amore fraterno ed assolutamente
gratuito, che per esser tale deve avere senso e diffusione non generica
e limitata al prossimo ma addirittura universale; valore che va oltre
ogni genere o concetto di "luogo" e di "tempo",
proiettato al raggiungimento della perfezione totale ed eterna che sarà
perfetto nel ricongiungimento al Padre.
La "materia" dell' ammaestramento è perciò quanto
mai senza limiti e pertanto ci coinvolge e ci rende quindi fortemente
responsabili di una sua mancante o insufficiente diffusione: ed è
materia che è stata affidata a noi credenti tutti.
Nella pratica, certa e tassativa, ripetiamo, la nostra testimonianza
di comportamento va collocata alla base. Essa è quella che si
rifa, inevitabilmente, agli esempi dei primi cristiani, agli esempi
dei "santi" dell' epoca passata e di tutte le epoche successive.
E questo l' insegnamento da praticare in seno alla Chiesa non solo nelle
catechesi ufficiali, ma allo stesso tempo ed indispensabilmente in ciò
che concerne il comportamento individuale, personale, abituale, costante
e senza eccezioni, di noi singoli credenti.
Occorre esser convinti sulla efficacia di tutto ciò, che può
ottenersi solo grazie ad immediatezza e naturalità in qualunque
programma di parole, sia pure elevato e complesso. Il "verba volani"
degli antichi dovrebbe sottintendere anche questo tra i tanti suoi significati.
Il "comandamento" assume comunque la sua sacralità
in quanto è sancito dalla Parola stessa di Cristo, sì
da non dover soffrire mai di sottovalutazione da parte nostra ed essere
pertanto la materia essenziale di ogni nostro rapporto col prossimo,
al quale fornire con l' esempio questo fondamentale "ammaestramento
alla carità", che massimamente è il vero scopo finale
che Cristo intende si raggiunga.
Questa sacralità è determinante come essenza del nostro
"sacerdozio regale", capace, per grazia trasmessa mediante
la "comunione dei santi" e per disegno misericordioso di Dio,
di raggiungere, anche mediante la nostra personale santificazione, il
"battesimo" universale.
Dobbiamo perciò essere convinti della infinità dell' Amore
che può e vuole espandersi al di là di ogni confine e
di ogni epoca, nel quale dobbiamo essere inseriti.
Questa convinzione, che è espressione vera e purissima di totale
fede, deve essere vissuta da noi integralmente: come Gesù ha
vissuto, operato ed insegnato. Deve essere il nostro vero "abito"
che ci accompagna verso l' abbraccio eterno nella casa del Padre.
Portiamo anime a Cristo!

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