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6 aprile
2008 - 3a Domenica di Pasqua - Anno
A
"Gesù
in persona si accostò e camminava con loro".
(da Lc 24, 13-35)
È questa la terza apparizione
di Gesù risorto. È stata riservata a noi, esclusivamente
a noi "discepoli", dopo quelle alle pie donne ed agli apostoli.
Questo nostro "terzo posto" dateci come precisa collocazione
deve indurci a riflettere sull' importanza che Gesù dà
al terzo stato, al "terz' ordine". Tanto più che non
si è limitato al solo apparire ed accompagnare questi discepoli
ma si è trattenuto a lungo con loro, fino allo spezzare il pane
per un normale pasto, ma con il chiaro e speciale intento di svolgere
una speciale, esclusiva e ben riservata "catechesi", precisa,
addirittura completa, riassuntiva delle Scritture, su quanto esse contenevano
riguardo a Lui, a misura per loro che, è il caso di dire, hanno
rappresentato i "primissimi laici".
Questo evidente dato sarebbe di per sé sufficiente per una profonda
riflessione riguardante interamente proprio noi, che ci siamo definiti
istituzionalmente "laici come laici"; proprio noi di "Società
Operaia", per questo titolo che abbiamo scelto e voluto e che ci
è stato solennemente riconosciuto dalla Chiesa.
È per noi un chiaro richiamo ed invito sempre ripetuto a non
lasciarci mai distrarre, anche se, a differenza dei "religiosi",
siamo come "monaci", indifesi in quanto senza abito distintivo
o senza essere chiusi al sicuro riparo nelle celle di un convento.
È questo un genere di difficile libertà, ma anche di grandissimo
impegno, che rappresenta una strada da percorrere, erta ed irta di ogni
più variato genere di insidie, per osservare, col solo aiuto
di Dio e nessun' altra alcuna agevolazione, la dovuta e quanto più
ferma fedeltà ad una consacrazione ricevuta come grazia particolare.
Siamo degli "isolati" e viviamo sentendo tutta l' arsura del
deserto spirituale che ci circonda, costretti a lottare senza cedimenti
contro ogni tipo di incomprensione o di silenzio di sufficienza da parte
anche da fratelli di fede.
Viviamo in pieno nella condizione che non solo obbliga alla preghiera
costante, ininterrotta, ma che rende questa l'elemento portante non
soltanto per la nostra sopravvivenza devozionale ma anche per la nostra
povera e silenziosa operosità per la crescita e la salvezza delle
anime nostre e del nostro prossimo innumerevole.
In "tutto quello che è accaduto a Gerusalemme" riconosciamo
così anche la nostra storia, quella tracciata dai nostri martiri
- il Beato Marvelli, i venerabili Gino Pistoni e Renato Sclarandi e
la Serva di Dio Mari Gedda, - col loro sangue offerto a "Cristo
Re" per implorare la conversione generale o nel vivere umanamente
le sofferenze imitanti Cristo Redentore, nella Sua atrocissima agonia
del Gethsemani.
Perciò anche noi continuamente ripetiamo a Gesù: "Spezza
anche per noi il Pane della fede e della carità. Continua a donarcelo
nel benedire, affinchè noi sempre Ti riconosciamo e traduciamo
nella Carità. Resta con noi, Signore!"
Sì che "portiamo anime a Cristo!"
P.s. Questa riflessione di taglio quasi esclusivamente gethsemanico
è rivolta a tutti coloro che, pur non appartenendo alla S.O.,
sono considerati amici e per i quali preghiamo in fraterna carità,
beneaugurando.

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