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6 giugno 2008 - 10a Domenica tempo ordinario - Anno A

"Misericordia io voglio e non sacrificio" (da Mt 9,9-13)

Tra le tantissime espressioni sintetiche del puro pensiero di Gesù troviamo anche questa, umanissima, fatta a misura di qualsiasi uomo. Essa da sola sottintende che l' amore di Dio che Gesù è venuto a rivelare ed a insegnare affinchè permeasse tutta intera l'umanità e senza misura: è divino, è di un Creatore, Padre universale.
Questa Parola di Gesù, come ogni altra Sua, non deve nelle Sue intenzioni restare come semplice, sia pure santissima, enunciazione, ma è donata al di là di ogni tempo perché possa produrre frutti perenni di redenzione universale, senza limiti di spazio e di tempo, giacché Egli È oltre essi, senza possibile misura.
L' enunciazione, l' annuncio, l' inserimento nella "Buona Novella" del Vangelo è per "tutti"; per tutti gli esistiti ed esistenti, per tutti coloro che ancora non sono in vita, visti ed amati fin da adesso, nel "Perenne" di Dio.
Essa ci viene proposta, ci viene insegnata perché la facciamo nostra. Ed in ciò consiste la nostra qualifica di "credenti".
La fede senza misericordia non è, non vede Dio, non guarda Dio, che desidera invece che i nostri occhi dell' anima e del cuore siano tenuti perennemente fissi nei Suoi, nel rapporto di carità. Fede, carità e misericordia si uniscono e si identificano in Dio.
Non ci dobbiamo limitare però al pur lodevole fatto contemplativo. Ogni genere di contemplazione non ha vita se non è ancorata alla fede ed alla carità e soprattutto se non è espressa e testimoniata con la vita pratica del "credente".
Non si tratta di semplice enunciazione di principio, ma di un ordine preciso ed imprescindibile a tutti gli effetti e per tutte le possibili circostanze legate alle nostre normali vicende, senza eccezioni o distinzioni.
Il livello, il piano sul quale essa deve trovare questa costante e fedelissima applicazione è talmente normale e costante da risultare problematico e difficile nell' umano proprio per questa caratteristica di continuità, di normalità. Siamo così, troppo spesso, continuamente sottoposti ad un vero esame da parte del Padre che tutto sa, che tutto vede. Che riconosce, nel guardare e nell' amare identicamente i consueti "due soggetti coinvolti", i diritti, le esigenze, le speranze di entrambi: questo è quel che conta ed importa per Dio.
Questa Parola di Gesù ci deve perciò indurre a cercare almeno di immaginare, di desiderare fortemente il vedere presente Dio nei nostri rapporti col prossimo. Senza questo minimo sforzo da parte nostra, questo che è un Suo desiderio resterà inappagato.
Non riusciamo a rendercene conto, ma è proprio questo uno dei massimi desideri di Dio per noi. Dio desidera vivere insieme a noi il più intimamente possibile.
"Non voglio sacrifìcio...", ha aggiunto. Lo credo bene! Il vero sacrificio, l' unico, dal valore e dagli effetti universali, in quanto divini ed infiniti, lo ha compiuto Lui, Lui solo, in Cristo, per tutti: per tutti i Martiri, per tutti i Santi, per tutti i Popoli: con la Sua Santissima Passione, Morte e Risurrezione.
Qualunque evento si verifichi nel Mondo che tragicamente colpisce nazioni o regioni intere, lo ha patito e scontato Lui, Cristo, nella Sua Passione, perché fosse trasformato tutto intero in Preghiera, in supplica alla misericordia del Padre ed a sconto di quanto o di quanti non credono e non cercano la divina Misericordia.

Portiamo anime a Cristo!

 

 

 

 

 

 


 


 

 

 



 

 

 

 

 

 

 

 



 


 


 

 


 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 



 

 

 

 

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Riflessione

che trae spunto dalla liturgia domenicale

 

dal R.O.D. di Cagliari

Piero Agus


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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