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Sardegna

6 settembre 2009 - 23a Domenica - anno B

"Apriti" (Mc 7, 31-37)

Quanti significati può assumere quest' ordine miracoloso di Gesù!
Certo, importa l' aprirsi della voce, lo sciogliersi della lingua alla parola ed alla verità, ma l' apertura che interessa maggiormente Dio è quella del nostro cuore, il riavvicinarsi a Lui della nostra anima, il suo riprendere con noi il colloquio di fiducia e di amore, perché possiamo ottenere in risposta le grazie e la definitiva salvezza; l' aprirci alla Sua misericordia.

Il genere di "apertura" che Dio desidera si attui riguarda quella parte di noi che Gli appartiene per creazione e per amore: quella delle anime nostre, dell' anima personalissima di ogni uomo esistente in Terra.
Dio Creatore vuole che nulla e nessuna delle anime possa perdersi, al punto che, come tante volte vi abbiamo insistito, ha inviato il Figlio Salvatore a dare la vita per salvare, anche se nel mondo fosse comparso un unico e solo peccatore, a riparazione delle conseguenze del peccato originale.
Questi dunque i profondi motivi della Redenzione.
Ma Dio pretende e si attende assai di più perché il Suo campo dell' Amore è eterno e sconfinato come Lui, in quanto contiene tutta la Sua Infinita Essenza.

Quando noi siamo chiamati ad aprirci rispondiamo all' invito che nella Sua Speranza Dio ci rivolge, vedendoci quali siamo, peccatori bisognosi di misericordia.
Noi dunque siamo tenuti, se vogliamo esserGli amici graditi, a sforzarci nell' aprirci a Lui, alla Sua Luce di santità e di grazia. E' questo un dovere che non interessa soltanto gli asceti quando ne maturano il desiderio, ma che si vuole, nella pienezza della carità, esteso a tutti gli uomini, compresi ed in primissimo piano coloro che si sono macchiati di colpe o che devono ritornare alla fede ed alla luce anche dopo un ' intera vita di peccato. Neanche i dannati, i condannati sono totalmente esclusi, in quanto rimangono comunque oggetto dell' Amore di Dio, che è irrinunciabile.
Quanto più dunque ' aprirsi deve riguardare le anime fedeli e devote!
Questa apertura a Dio ed alla Sua Luce non ha termini o confini e nella ambizione dei santi mira a realizzarne gli obiettivi per i quali non v' è una misura umana ma quella misteriosa dei progetti di Dio riservati a ciascuna anima.
Quel che importa è il non arretrare mai ed il tendere a fare di ogni ostacolo o difficoltà che inevitabilmente si incontra occasione per esercitarsi nella fede, nella devozione, nella carità.
L' "aprirsi" a Dio sarà premiato con sempre maggior luce, intesa come capacità non di vedere già la meta come prossima, ma nel saper distinguere sempre quel che maggiormente è gradito a Dio e sempre nei riguardi del prossimo attuale, che costituisce il terreno nel quale lavorare per il Regno di Dio: con l' esempio, con la preghiera, col sacrificio di sé ad imitazione di quanto insegnato da Cristo, con la parola se occorre, ma sempre nella carità e secondo il proprio ruolo, nell' essere fedeli ad esso, sempre come sicura espressione del Volere divino.
E' a questo Volere che è obbligatorio esser fedeli, al quale "aprirci".


Coroncina: "Cuore Sacratissimo di Gesù, fa' il mio cuore simile al tuo!"

Portiamo anime a Cristo!


 

 

 



 


 

 


 

 

 

 


 

 

 



 

 

 

 


 

 

 


 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 


 

 


 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 


 

 



 

 

 

 

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Riflessione

che trae spunto dalla liturgia domenicale

 

dal R.O.D. di Cagliari

Piero Agus


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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