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6 settembre 2009 -
23a Domenica - anno B
Quanti significati può assumere quest' ordine
miracoloso di Gesù!
Certo, importa l' aprirsi della voce, lo sciogliersi della lingua alla
parola ed alla verità, ma l' apertura che interessa maggiormente
Dio è quella del nostro cuore, il riavvicinarsi a Lui della nostra
anima, il suo riprendere con noi il colloquio di fiducia e di amore,
perché possiamo ottenere in risposta le grazie e la definitiva
salvezza; l' aprirci alla Sua misericordia.
Il genere di "apertura" che Dio desidera si attui riguarda
quella parte di noi che Gli appartiene per creazione e per amore: quella
delle anime nostre, dell' anima personalissima di ogni uomo esistente
in Terra.
Dio Creatore vuole che nulla e nessuna delle anime possa perdersi, al
punto che, come tante volte vi abbiamo insistito, ha inviato il Figlio
Salvatore a dare la vita per salvare, anche se nel mondo fosse comparso
un unico e solo peccatore, a riparazione delle conseguenze del peccato
originale.
Questi dunque i profondi motivi della Redenzione.
Ma Dio pretende e si attende assai di più perché il Suo
campo dell' Amore è eterno e sconfinato come Lui, in quanto contiene
tutta la Sua Infinita Essenza.
Quando noi siamo chiamati ad aprirci rispondiamo all' invito che nella
Sua Speranza Dio ci rivolge, vedendoci quali siamo, peccatori bisognosi
di misericordia.
Noi dunque siamo tenuti, se vogliamo esserGli amici graditi, a sforzarci
nell' aprirci a Lui, alla Sua Luce di santità e di grazia. E'
questo un dovere che non interessa soltanto gli asceti quando ne maturano
il desiderio, ma che si vuole, nella pienezza della carità, esteso
a tutti gli uomini, compresi ed in primissimo piano coloro che si sono
macchiati di colpe o che devono ritornare alla fede ed alla luce anche
dopo un ' intera vita di peccato. Neanche i dannati, i condannati sono
totalmente esclusi, in quanto rimangono comunque oggetto dell' Amore
di Dio, che è irrinunciabile.
Quanto più dunque ' aprirsi deve riguardare le anime fedeli e
devote!
Questa apertura a Dio ed alla Sua Luce non ha termini o confini e nella
ambizione dei santi mira a realizzarne gli obiettivi per i quali non
v' è una misura umana ma quella misteriosa dei progetti di Dio
riservati a ciascuna anima.
Quel che importa è il non arretrare mai ed il tendere a fare
di ogni ostacolo o difficoltà che inevitabilmente si incontra
occasione per esercitarsi nella fede, nella devozione, nella carità.
L' "aprirsi" a Dio sarà premiato con sempre maggior
luce, intesa come capacità non di vedere già la meta come
prossima, ma nel saper distinguere sempre quel che maggiormente è
gradito a Dio e sempre nei riguardi del prossimo attuale, che costituisce
il terreno nel quale lavorare per il Regno di Dio: con l' esempio, con
la preghiera, col sacrificio di sé ad imitazione di quanto insegnato
da Cristo, con la parola se occorre, ma sempre nella carità e
secondo il proprio ruolo, nell' essere fedeli ad esso, sempre come sicura
espressione del Volere divino.
E' a questo Volere che è obbligatorio esser fedeli, al quale
"aprirci".
Coroncina: "Cuore Sacratissimo di Gesù, fa' il mio
cuore simile al tuo!"
Portiamo anime a Cristo!

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