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8 febbraio 2009 -
6a Domenica ordinaria - Anno B
"Se vuoi
puoi guarirmi!"
(da Mc 1, 40-45)
E' questa la preghiera iterativa di una delle nostre più consuete
"coroncine".
Essa si ispira dalla preghiera di questo lebbroso a Gesù ed ha
come risposta la Sua volontà che è di misericordia, di
salvezza totale, non limitata a quella del corpo.
La lebbra che affligge questo povero che invoca Gesù, biblicamente
rappresenta il peccato, che ha il potere di trasformare la fisionomia
della nostra anima fino a renderci a volte irriconoscibili agli occhi
del prossimo, ma non a quello di Dio, che, nella immancabile misericordia,
ci vede sempre nella bellezza con cui ci ha creato.
L ' invocazione del lebbroso è esempio di un atto di fede, quasi
di confidenza fraterna nel potere di Gesù, quale Autore di qualsiasi
miracolo. E' una formula che può ben applicarsi ad ogni genere
di "guarigione" necessaria, anche perché appunto le
nostre
"infermità" possono avere caratteri quanto mai numerosi
e assai spesso, nella generalità, non facilmente individuabili
dalla nostra stessa persona.
Per nostra fortuna, però "Dio vede tutto " e in intera
profondità, di noi e delle nostre "infermità"
che maggiormente possono interessarlo, che sono quelle dello spirito,
dell' anima nostra, che Egli considera di Suo possesso, essendo una
Sua diretta creatura.
Per tali motivi anche noi dovremmo attribuire alle necessità
dell'anima, alle sue "malattie", l' importanza di questa invocazione,
preoccupandoci della sua salute perfino a scapito, se necessario, dì
quella del corpo: perché mentre essa è destinata a poter
essere premiata ed a vivere eternamente, il corpo ha la propria finalità
nel tempo, per il servizio che deve fornirci nel soggiorno nostro sulla
Terra, prima del risorgere.
Questo episodio riportato dal Vangelo pertanto deve indurci ad aver
noi stessi per primi cura massima della salute dell' anima nostra. Quale
indicazione può esservi a tal fine se non quella di affidarci
a Gesù?
E' per questo motivo ch' Egli è venuto in Terra.
Certo, il chiedere a Dio, di essere salvati, come il povero lebbroso,
esemplarmente, lo chiese allora a Gesù non solo è indispensabile,
ma doveroso e meritorio.
Lo ha detto Gesù stesso: "Chiedete e vi sarà dato...bussate
e vi sarà aperto!", ma è l'invitarci a domandare,
a pretendere anzi, da Dio la concessione delle grazie, di quelle "vere"
che occorrono per la nostra salute "totale", addirittura eterna.
Il semplice chiedere è per il cuore di Dio apertura ed assicurazione
di grazia, ma di quella "totale". Infatti - lo sappiamo bene
per comune esperienza - la grazia giunge sempre, sia pure non quella
che avevamo chiesto noi, ma quasi sempre qualche altra, ben maggiore,
ben superiore, appunto per la salute non solo del corpo ma dell' anima
nostra.
Perché convinciamoci che la valenza, la portata della grazia
in quanto emissione della Carità di Dio, non può che essere
in proiezione di totalità, di eternità di vita.
Questo principio conferisce significato e valore di infinità
alla grazia che viene concessa, tale in quanto emissione divina ed avente
come vera ed unica misura possibile soltanto quella che è propria
delle Opere di Dio: è in sostanza un rinnovo, una riconferma
ed una riproduzione della nostra personale creazione, il dono da Dio
gratuitamente conferitoci.
La preghiera ideale, principale ed immancabile nostra dovrebbe avere
sempre come suo contenuto questo concetto: "Signore, ricreami!"
Ed essere così vero e definitivo avvio alla guarigione totale,
quella che rende l' anima nostra purificata e così degna di ripresentarsi
a Dio nelle condizioni a Lui massimamente gradite.
Coroncina: "Signore, risanami!"
Portiamo anime a Cristo!
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