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8 marzo 2009 -2a domenica di Quaresima - Anno B

La trasfigurazione sul Tabor (da Mc 9, 2-10)

"Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli" ...e si trasfigurò, splendente.
Quando ci si trova sulla spianata del Tabor, di fronte alla basilica, è inevitabile l' emozione che porta ad immedesimarsi in quel che i tre discepoli provarono.
Ci chiediamo oggi: a parte l' intensissima emozione, fino a che grado di contemplazione noi, che già ci avvantaggiamo della fede matura ormai acquisita, potremmo, dovremmo anzi andar soggetti a quelle sensazioni?
Ci troviamo a limitarci, in realtà, alle piccole dimensioni dell' anima nostra ed a consolarci, riuscendo forse appena ad esprimere giusta riconoscenza nella fortuna della fede ricevuta come gratuito dono e dell' onore d' amore che Dio ci fa nel metterci a parte di tanti misteri, di tutto l' insieme di infinitamente grande che ci ha rivelato.
Tutto ciò è per la nostra crescita, per la nostra personale "trasfigurazione ".

Lo scopo principale per cui Gesù porta con sé sul monte i " tre " è sempre quello di accendere nell' amore la fiamma della fede; una fiamma inestinguibile che segnerà la loro esistenza e la trasformerà in testimonianza da trasmettere ai secoli futuri, in esempio di santità, in efficacia di predicazione e nella donazione di sé anche nel martirio.
Noi dobbiamo partecipare al loro seguito perché a tal fine ci è stato trasmesso quanto meno il senso di quel che la fiamma di Dio ha inteso dire al mondo mediante il Vangelo trasmesso dagli Apostoli.

Ma in che modo partecipare? In che cosa? Non è facile esprimerlo, essendo ciò in funzione del grado di fede che il nostro personale trasfigurarci ci consente di raggiungere.
Innanzitutto, evidentemente, è volontà di Dio che il primissimo "come" la trasformazione nostra si realizzi non può che partire dal:
"Dio ci vuole con Lui"; la nostra trasfigurazione - continuiamo a chiamarla così - deve essere l' intera offerta di noi nei riguardi del mondo circostante al quale mostrare e ricordare Dio, trovando e mantenendo salda questa nostra personale ragione d' essere.
Questo sarebbe già elemento immensamente concreto per portata e per tutti gli effetti che poi solo Dio può a Suo piacimento determinare, secondo i Suoi piani e desideri. E' indispensabile questa forma di consacrazione personale.
La nostra "trasfigurazione" quindi solo cosi può definirsi, nel "farsi strumento", nel farsi veicolo della volontà di Dio, della Sua Parola, delle Sue Virtù. Triade questa che comprende tutto, che riempie di santità, umanissima ma vera, tutto di noi per il progetto che ci è stato riservato nella Mente di Dio..

Oltre a ciò, oltre agli effetti dell' Amore di Dio su dì noi personalmente, la trasfigurazione di Cristo esprime moto d' Amore per il Creato intero, che nella sua sostanza massima ha cura delle anime degli uomini che sono stati fatti "a Sua immagine ".
L ' uomo, nella Creazione, è stato concepito da Dio come il Suo "alter Ego ", come un Essere dotato di quelle virtù che aiutino quanti più possibile d rendersi degni di una vita senza fine, fuori dal Tempo, come Dio E'.

Coroncina: "Signore, facci tuoi strumenti!"

Portiamo anime a Cristo!



 

 

 



 

 


 

 

 

 


 

 

 



 

 

 

 


 

 

 


 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 


 

 


 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 


 

 



 

 

 

 

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Riflessione

che trae spunto dalla liturgia domenicale

 

dal R.O.D. di Cagliari

Piero Agus


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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