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Si è spento a 83 anni il missionario che ha creato
presìdi e ambulatori nell'isola tropicale
ADDIO AL MEDICO CON L' AFRICA
NEL CUORE
Padre Vittorio Papoff, una vita dedicata al Madagascar
Lasciò il lavoro di medico
per seguire la sua vocazione. Sarà sepolto nell'isola africana.
«Con i soldi di quel viaggio si può dare
da mangiare a tanti bambini». Sta tutta in queste parole la vita
di padre Vittorio Papoff, il missionario cagliaritano che si è
spento giovedì [17 aprile '08], a 83 anni,
ad Antananarivo, capitale del Madagascar. A stroncarlo un tumore alla
gola, una malattia che i familiari avrebbero voluto combattere in un
ospedale cittadino. Forse una guerra dall'esito scontato che suggerì
al missionario di rinunciare al viaggio: il denaro sarebbe stato più
utile se utilizzato dai bambini dell'isola africana. È rimasto
così sino all'ultimo ad Antananarivo dove le sue spoglie riposeranno
per sempre. Impossibile una scelta differente: Papoff ha trascorso cinquant'anni
in Madagascar dove ha esercitato il duplice ruolo di medico e di missionario.
Quarto di sei figli, Vittorio Papoff nasce a Nuragus nel 1925: dopo
essersi laureato in medicina a Cagliari, comincia a esercitare come
medico di base a Quartu e in un dispensario antitubercolare. A fianco
alla sua grande passione per la medicina, diventa sempre più
forte la vocazione religiosa che lo aveva portato, già durante
gli studi universitari, a frequentare la Congregazione Mariana e la
Confraternita di San Vincenzo. Prendere i voti è una conseguenza
quasi logica: nel dicembre del '53 lascia il lavoro e comincia il noviziato
dai Gesuiti di Fiesole; poi, dopo aver trascorso quattro anni tra Toscana,
Gallarate e Avigliana, viene destinato alle missioni in Madagascar:
le sue competenze mediche sono importantissime in una terra dove si
muore di tante malattie, dalla malaria alla tubercolosi, passando per
il rachitismo, la lebbra, le affezioni dermatologiche e la malnutrizione.
Nell'isola africana prosegue gli studi teologici e, nel frattempo, impara
la lingua del posto, il malgascio. Nel '63 torna in Italia per perfezionare
la sua preparazione sacerdotale e, nel frattempo, visita gli ospedali
di Firenze e di Cagliari per apprendere tutte le nuove tecniche di diagnosi
e di cura, soprattutto in medicina interna, psichiatria e traumatologia.
Quando torna in Madagascar gli viene affidato un distretto di campagna
dove può evangelizzare e, al tempo stesso, fare il medico. Un
periodo difficile visto che gli abitanti del luogo diffidano dei medici
occidentali. Diffidenza che vi viene superata con il tempo: Vittorio
Papoff realizza una serie di presidi sanitari e di ambulatori e si fa
anche carico di risolvere i problemi legati alla carenza di acqua potabile,
scavando una serie di pozzi (alcuni dei quali ancora funzionanti).
Il suo lavoro porta alla creazione di settanta posti letto destinati
ai bambini. Ma le richieste aumentano. E il gesuita si impegna per costruire
altri due istituti, tre dispensari di medicina generale e tre ambulatori
odontoiatrici. Si crea una rete chiamata Sentinelle
della sanità. Un'opera riconosciuta anche dall'università
di Antananarivo che, nei luoghi in cui esistono questi presidi, calcola
una diminuzione della mortalità dal 24 all' 11 per cento. Ma
la sua opera prosegue senza soste: sfrutta la fiducia che la popolazione
ha in lui per far sì che i giovani medici malgasci vengano accolti
in luoghi remoti. Per questa opera, il governo lo insignisce del titolo
di cavaliere che lui accetta solo dopo che l'amministrazione ricostruisce
un ponte che collega parecchi villaggi.
Nel 1992 viene trasferito a Bezaha quale direttore di Opere missionarie
dove svolge prevalentemente attività pastorale, anche se si dedica
a malati psichici. Poi torna nella capitale dove si occupa degli studenti
di medicina destinati a diventare la futura classe dirigente. Negli
ultimi anni, dopo essere stato nominato una seconda volta cavaliere,
conclude l'opera di medico curando i sacerdoti che arrivavano dalle
foreste. Un lavoro eseguito sino agli ultimi giorni della sua vita.
Marcello Cocco
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