Non è facile condensare in
poche righe che cosa ha significato per noi l’esperienza della
Società Operaia, iniziata in Sardegna sessant’anni fa (aprile
1947), quando in un ritiro di alcuni giorni a Pozzomaggiore alcuni ottimi
sacerdoti e il laico Carlo Carretto ce ne portarono il messaggio. Quella
esperienza, per grazia di Dio, è oggi più che mai viva
nella nostra vita, qui a Sassari. Cinque anni prima (settembre 1942)
un altro laico, Luigi Gedda, nel corso di un ritiro ai Santi Giovanni
e Paolo al Celio in Roma, era stato colpito da una statua di Gesù
agonizzante collocata nel giardino, con la preghiera, da Gesù
pronunciata nell’Orto del Getsemani la notte della sua Passione,
Pater non mea voluntas,
sed tua
fiat (Lc 22, 42) e aveva ricevuto l’ispirazione
di chiamare a raccolta i laici cristiani, perché rispondessero
positivamente, consacrando a questo fine tutta la loro vita, al richiamo
del divino Agonizzante, che aveva chiesto ai pochi astanti:
Vegliate
con me (Mt 26, 38).
I laici però, come spiegherà più tardi il Concilio
(Lumen gentium, cap. IV), ma come era già entrato in quegli anni
nella coscienza dei cristiani, in specie quelli militanti nell’Azione
Cattolica, erano chiamati a un ruolo attivo, nella Chiesa e nel mondo.
Dal rapporto personale con Cristo (vegliare e pregare con Lui, secondo
la vocazione getsemanica, che significa vita spirituale intensa) essi
ricevono ogni capacità di operare per la gloria del Padre, perché
senza di Lui non possono far nulla (Gv 15, 5); ma, mentre vivono in
unione con Cristo, e ancora sull’esempio di Lui, perseguono “la
via delle opere”. Questa è stata praticata e ripetutamente
additata ai suoi discepoli da Cristo stesso, quando ad esempio dice:
“
Vedano le vostre opere buone e diano gloria al Padre,
che è nei cieli” (Mt 6, 16).
Essere operai di Gesù! Le parole infuocate di Carretto trovavano
in noi un terreno preparato, perché fin da ragazzini avevamo
militato nella Gioventù di Azione Cattolica, il Vangelo era nostro
pane quotidiano e il libro di Gedda, intitolato “
Getsemani”,
era già arrivato nelle nostre mani. Qui però c’era
di più, qui il Signore ci chiedeva di consacrare a Lui la nostra
vita, dentro il mondo (Gv 17, 15). Noi Lo amavamo, pure senza averlo
visto e il nostro cuore picchiava dentro, rispondendo: “Sì,
Sì”. Cominciava così la nostra avventura con Lui.
Cominciammo a riunirci tutti i giovedì, come i discepoli intorno
a Gesù in quel giovedì santo, per l’ “Ora
getsemanica”, ben presto con l’assistenza dell’impareggiabile
don Antonio Virdis, che divenuto ancor più impareggiabile monsignore,
ci assiste tuttora. Intorno a lui vogliamo essere una piccola comunità
di fratelli e sorelle, collegata in Sardegna con la società operaia
di Cagliari (con la quale condividiamo ogni anno gli esercizi spirituali)
e, oltre l’isola, con tutta la S.O. (riconosciuta dal 16 marzo
1981 associazione laicale di diritto pontificio) e inserita nella Santa
Chiesa di Dio, poiché appartiene alla tradizione della Società
un legame particolare con il Papa e con il proprio vescovo diocesano.
Intanto camminiamo nella via della opere, che secondo il nostro Statuto
non appartengono agli operai come tali, ma sono affidate alla responsabilità
dei singoli, che a seconda dei carismi ricevuti si impegnano, per l’utilità
comune, nella Chiesa, nella famiglia e nel mondo, in specie delle professioni.
Infatti, come ha confermato il Concilio ( LG, 33), vi sono luoghi in
cui la Chiesa non può diventare sale della terra se non per mezzo
dei laici.
Preghiamo come ci ha insegnato Gesù (Lc 10, 2): “Padre,
manda operai nella tua messe!”.