|
|
L'OMBRA DELLA RISURREZIONE
Di
questi tempi si fa un gran parlare di quel lenzuolo famoso custodito
nel Duomo di Torino.
La Sindone è l'evento del giorno: giornali, libri, opuscoli,
dépliant, mass-media, fiumi d'inchiostro dappertutto. E ben
a ragione. La Sindone è sempre stata un mistero affascinante
e tale rimarrà per la maggior parte dei comuni mortali e non.
Scienziati e teologi hanno cercato di darne qualche plausibile spiegazione,
ma tutti sono arrivati alla conclusione logica e coerente che si tratta
di un mistero inspiegabile. Mistero per la scienza che non trova la
spiegazione del suo formarsi, mistero per la teologia che trova dei
punti di contatto e tantissimi riscontri nei Vangeli, ma è
costretta ad arrestarsi quando si tratta di affermare l'identità
di quella figura con l'equazione “figura sindonica = Cristo
Gesù” , persona storica processata da un sinedrio religioso
ebraico e messa a morte per crocifissione da un procuratore romano
a nome Ponzio Pilato.
In realtà il mistero dell'uomo sindonico trova la sua soluzione
in un altro mistero, ma che richiede la fede: la Sindone è
l'ombra della Resurrezione di Cristo. E' la firma conclusiva dell'Incarnazione
di Dio che, attraverso la sofferenza e la morte, indica all'uomo la
strada per la sua immortalità oltre la resurrezione finale. E'
la sintesi meravigliosa del discepolo Tommaso che difronte al Cristo
esclama: “Mio Signore e Dio mio”. E' il Kyrios e il Deus
absconditus della storia sacra e umana.
Nessuno ha il coraggio di affermarlo apertamente se non pagando con
la propria vita questa affermazione.
I Santi hanno avuto questo coraggio. Gli atei hanno la paura di trovarsi
poi di fronte alla sconfitta più bruciante della loro negazione.
I cristiani tiepidi hanno il dubbio che tutto possa rivelarsi di una
verità sconcertante e dovranno pagare il prezzo di questa loro
incertezza e oscillazione tra il dubbio e la certezza. Ma tutti alla
fine dovremo ammettere l'evidenza cosmica di questa Verità che
sempre ha parlato agli uomini e sempre gli uomini hanno tentato di negare:
“ La luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l'hanno
vinta... Egli venne tra i suoi e i suoi non l'hanno accolto” (Gv.
1, 5.11).
Ora – ci dice San Paolo – non abbiamo più alcuna
giustificazione: “Quando venne la pienezza dei tempi Dio mandò
il suo Figlio, nato da donna” (Gal. 4, 4) a parlare agli uomini.
Un tempo attraverso la natura e i Profeti, ora per mezzo del suo stesso
Figlio. Ecco perchè non abbiamo più attenuanti o giustificazioni.
E' rimasta quest'ombra della Resurrezione di Cristo a testimoniare all'uomo,
che quest'Uomo dei dolori, è il Salvatore, è colui verso
il quale tutti guarderemo e il cui fianco squarciato lascia sgorgare
fiumi di misericordia per chi si arrende all'Amore.
“Deus charitas est” e la Carità è ciò
che sopravanza alla fede e alla speranza.
M.M.
Un volontario al servizio della Sindone
|



|