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Lectio magistralis - Prof.
P. Tarcisio Stramare, O.S.I.
IL RUOLO DELLA SACRA
SCRITTURA
NELL’ECONOMIA DELLA RIVELAZIONE
L’esperienza
di un difficile percorso
Associato alla Pontificia Accademia Teologica
già nell’anno 1982, ringrazio il Signore per il privilegio
che mi è stato concesso di appartenerle per così lungo
tempo, a motivo sia delle persone che ho avuto l’opportunità
di incontrare e sia della competenza da queste sempre dimostrata nell’affrontare
gli argomenti emergenti in campo teologico.
A qualche estraneo la presenza di un biblista in una Accademia Teologica
potrebbe sembrare quella di un vaso da fiori, soprattutto a motivo del
non chiaro rapporto “vissuto” tra teologia e sacra Scrittura,
definite sì come corpo e anima, ma praticamente indipendenti
nei loro procedimenti. Proprio mentre pensavo all’argomento di
questa “lectio”, La Civiltà Cattolica pubblicava
un articolo: “Il centenario dell’Istituto Biblico”
(1). Ebbene, trattando del problema attuale
della formazione oggi offerta dall’Istituto, Maurice Gilbert scrive
che “i dogmatici, gli specialisti della teologica sistematica,
non riescono più a seguirne le ricerche e i risultati; che spesso
essi non considerano i professori del Biblico nemmeno teologi nel senso
pieno della parola, ma tecnici inaccessibili, mentre all’Istituto
si ritiene che la teologia sia prima di tutto l’umile e rispettoso
ascolto della Sacra Scrittura”.
La mia esperienza romana, iniziata nel 1952, mi consente di fare almeno
un confronto, se non un bilancio, tra situazioni storiche nettamente
diverse nel campo dell’insegnamento, allora “ingessato”
in schemi ben definiti, e in seguito certamente “sciolto”,
ma al di fuori di ogni parametro, dove a tutto si attribuisce la qualifica
di teologia. Prima del Concilio, alla Gregoriana, come ovunque, il “probatur”
delle tesi seguiva rigorosamente il triplice schema: “Scriptura,
Traditione et ratione”. La prova “Scriptura” consisteva
nella citazione di qualche versetto della sacra Scrittura; la “Tradizione”
era normalmente identificata con i SS. Padri, dei quali si riportavano
i passi “probativi”.
I manuali, ancora facilmente reperibili, parlano da soli. Si capisce
come al Biblico le prove “ex Scriptura” fossero facile bersaglio
dei professori, che ne minavano l’“auctoritas”, non
solo dal punto di vista testuale, con evidente reazione dalla parte
opposta. Sempre nel citato articolo del p. Gilbert, si può leggere
quanto si riferisce al secondo periodo, 1937-1964, certamente il più
caldo nella storia dell’ermeneutica. Lasciando da parte l’opposizione
al nuovo metodo esegetico della Introduction à la Bible,
pubblicata a Parigi, nel 1957, si pensi all’esegesi di Rm 5,12,
proposta in quegli anni da S.Lyonnet sul peccato originale, e all’interpretazione
del passo sul primato di Pietro in Mt 16,16-18, data da M. Zerwick.
La stessa revisione della Vulgata Sisto-Clementina
– la Nova Vulgata - , realizzata dopo il Concilio, non ebbe
la risonanza attesa anche a motivo del cambiamento di testi considerati
classici dagli utenti, come, ad esempio, 1 Gv 2, 16, dove era sparita
l’espressione “superbia vitae”, che veniva riferita
all’“obbedienza”, sostituita ora da “iactantia
divitiarum”.
Che dire poi della conseguente emarginazione delle “Concordantiae”?
Non si dimentichi né si sottovaluti la domestichezza di predicatori
e teologi con citazioni bibliche memorizzate da secoli, frutto della
formazione ricevuta nei seminari, dove andava inculcato ai “novizi
della sacra milizia (tirones militiae sacrae) quanto siano
da tenersi in conto le Lettere divine, e con quale diligenza e con quale
pietà debbano accedere allo studio di esse come ad un arsenale
(veluti armamentarium)”(2)
.
Se ora le vecchie “armi” vengono eliminate dall’uso,
con quali sostituirle? Ed ecco farsi avanti una nuova tecnologia, la
Formgeschichtlichemethode, già pronta da tempo per la
loro sostituzione, ma al prezzo altissimo della “storicità”
dei racconti.
La “Pontificia Commissione Biblica” riuscì ad abbassarne
il prezzo con una strategica “Instructio” (Sancta Mater
Ecclesia) sulla “verità storica” dei vangeli,
che il Concilio Ecumenico Vaticano II fece sua (3).
La massiccia ondata, tuttavia, che veniva dai lontani inizi del secolo,
aveva ormai superato gli argini, e i mezzi di comunicazione - libri,
riviste, professori – si “aggiornarono”. Il documento
su “L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa” documenta
con un lungo elenco di “metodi” e di “approcci”
la difficoltà di orientamento nella navigazione. Me ne sono occupato
nella nostra rivista PATH . (4)
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Testo della lezione tenuta nel corso della cerimonia all'Università
Lateranense in occasione del suo passaggio da membro effettivo a
membro emerito della Pontificia Commissione Teologica
Settembre 2010
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(1)
N. 3816, 160(2009)540-549.
(2)
LEO XIII, Enc. “Providentissimus, 18 nov. 1893
(3)
Cf. Dei Verbum, n. 19
(4)
Metodi biblici tra il sì e il ma. Quale nuova metodologia?,
in PATH 6(2007/2)305-333
Vita operaia
Spiritualitą
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