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Lectio magistralis - Prof.
P. Tarcisio Stramare, O.S.I.
IL RUOLO DELLA SACRA
SCRITTURA
NELL’ECONOMIA DELLA RIVELAZIONE
Partire da Gesù
Evidentemente l’argine andava costruito più a monte, dove
si erano formate “le due fonti della Rivelazione”. Il Concilio
lo aveva ben compreso affrontando lo schema del “De fontibus Revelationis”
e rendendosi conto che l’accento non andava posto tanto sulle
“fonti” quanto sulla “Rivelazione” in se stessa,
come appare dal titolo della Costituzione dogmatica (De Divina Revelatione)
e da quello del cap. I (De ipsa Revelatione). La stessa parola
“fonte” è scrupolosamente evitata! .(5)
Chi manovrò il timone nella giusta rotta fu Paolo VI, che nel
discorso di apertura della seconda sessione, il 29 settembre 1963, rivolgeva
ai Padri Conciliari le seguenti parole:
“Donde parte il nostro cammino, o fratelli? quale
via intende percorrere, se piuttosto che alle indicazioni pratiche
testé ricordate noi poniamo attenzione alle norme divine a cui
deve obbedire? e quale meta, o fratelli, vorrà porsi
il nostro itinerario, da segnarsi, sì, sul piano della storia
terrena nel tempo e nel modo di questa nostra vita presente, ma da orientarsi
al traguardo finale e supremo che sappiamo non dover mancare al termine
del nostro pellegrinaggio? Queste tre domande, semplicissime e capitali,
hanno, ben lo sappiamo, una sola risposta, che qui, in questa stessa
ora, dobbiamo a noi stessi proclamare ed al mondo che ci circonda annunziare:
Cristo! Cristo, nostro principio, Cristo, nostra via e
nostra guida! Cristo, nostra speranza e nostro termine”.
Nel discorso che lo stesso Paolo VI tenne a Manila, il 6 novembre 1970,
egli affermava: “Io devo confessare il suo nome: Gesù è
il Cristo, Figlio di Dio vivo. Egli è il rivelatore di Dio invisibile,
è il primogenito di ogni creatura. E’ il fondamento di
ogni cosa. Egli è il Maestro dell’umanità, è
il Redentore. Egli è nato, è morto, è risorto per
noi. Egli è il centro della storia e del mondo. Egli è
colui che ci conosce e che ci ama… Io non finirei più di
parlare di lui…”.
Insomma, Paolo VI ha fatto capire chiaramente che il “vangelo”,
che la Chiesa deve annunziare al mondo, è la persona di Gesù,
l’“unica fonte originaria”, la “Rivelazione”.
Di questa Persona si potrà scrivere e parlare, ma né lo
scritto né la parola possono trasformarsi in “fonte”.
E’ successo, invece, che l’uso, già presente nel
secolo II, attestato almeno con san Giustino (6),
di designare con il termine “evangelo” il documento scritto,
il libro, ha distolto l’attenzione dal significato che gli attribuiva
la letteratura apostolica, nella quale i termini “Evangelo
di Dio” e “Parola di Dio” si riferiscono espressamente
a Gesù . (7)
L’equivoco emergeva chiaramente, negli anni settanta, nel pullulare
di libri che trattavano della “efficacia della Parola”,
intesa come “Sacra Scrittura”, e anche come “predicazione”.
Ci fu anche chi mise in circolazione il termine “sacramentale”.
Quanti sono ancora oggi coloro che interpretano l’incipit
della Costituzione “Dei Verbum” in relazione alla Sacra
Scrittura, non rendendosi conto che “Dei Verbum” designa
invece la Persona di Gesù Cristo, che “il Sacrosanto Concilio
ascolta ‘religiose’ e proclama ‘fidenter’”?
Come sarebbe vantaggioso per tutti, chiamare la Sacra Scrittura con
il suo nome, come diciamo “Biblia sacra”, togliendo ogni
equivoco?
Evidentemente “Scrittura” e “Tradizione” hanno
un ruolo nella Rivelazione, ma non sono la “Rivelazione”,
espressione che si addice soprattutto a Gesù, pienezza della
Rivelazione (8)
. Egli è, infatti, la rivelazione del Padre perché
ne è il Figlio (Gv 17,4.8; 14,9; 12,44) e perché
in sé ci rende figli di Dio. Di qui l’insistenza di Giovanni
di “credere nel Figlio” per conoscere il Padre (10,14; 16,27.30;
11,42…).
Gesù è simultaneamente rivelatore del mistero e il
mistero stesso in persona (Gv 14,6; 2 Cor 4,4ss.; Ef 1,3-14; Col
1,26s.; 1 Tm 3,16).
Siamo qui in presenza di un altro termine, quello di “mistero”,
che ha bisogno di essere determinato meglio sia nel suo contenuto sia
in relazione al termine “sacramento”, spesso in concorrenza
.(9)
Sta di fatto che il “mistero” è fondamentale nella
definizione della “struttura della Rivelazione”, che ne
dà il Concilio. Ecco il testo: “Questa economia della rivelazione
avviene con eventi e parole intimamente connessi, in modo che le opere,
compiute da Dio nella storia della salvezza, manifestano e rafforzano
la dottrina e le realtà significate dalle parole, e le parole
dichiarano le opere e chiariscono il mistero in esse contenuto”
.(10)
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Testo della lezione tenuta nel corso della cerimonia all'Università
Lateranense in occasione del suo passaggio da membro effettivo a
membro emerito della Pontificia Commissione Teologica
Settembre 2010
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(5)
“Scomparsa” dal documento, ma non dalla mentalità,
che continua ad essere quella di prima, anche se negato a parole.
(6)I
Apologia 66,3: PG 6,429 A;
cf.
Didachè 8,2; 11,3;
15.3.4.
(7)Ho
trattato ampiamente questi problemi nel libro: La Teologia della Divina
Rivelazione, Portalupi Editore, Casale Monferrato (AL) 2000.
(8)
Dei Verbum, nn. 3.7.
(9)
Cf. CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA, n. 774
(10)
Dei Verbum, n. 2.
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