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Lettere, circolari, notizie
Le parole rivolte da Giovanni Paolo II ai
giovani della diocesi di Roma riuniti nell'Aula Paolo VI in Vaticano
durante la veglia di preghiera in preparazione alla Domenica delle Palme.
Vegliare
con Cristo nel Getsemani per partecipare attivamente mediante la Croce
al mistero della Redenzione del mondo
Durante la veglia di preghiera, in preparazione
alla VII Giornata Mondiale della Gioventù, svoltasi nella serata
di giovedì 9 aprile nell'Aula Paolo VI in Vaticano, Giovanni
Paolo II ha improvvisato per tantissimi giovani della diocesi di Roma,
che hanno partecipato all'incontro, il seguente discorso:
Carissimi,
abbiamo incominciato questa veglia con l’entrata della Croce:
la Croce della Giornata dei Giovani e di ogni giornata. Questa Croce
è entrata di nuovo tra noi portata, sulle spalle, dai giovani.
La Croce e la veglia. La Croce è entrata definitivamente nella
vita messianica di Gesù Cristo durante una veglia; sì,
una veglia di preghiera. È entrata, questa Croce, nell'orto del
Getsemani, benché, in senso definitivo, a poca distanza dalla
definitiva realtà della crocifissione. Durante la veglia - molte
volte vegliava - Gesù passava le notti in preghiera.
Ma, questa, è una notte ultima, è la veglia definitiva.
La Croce, Gesù la preannunciava. Era pronto da tanto tempo; era
venuto per questa «Ora»,
si preparava a bere il calice fino in fondo: «Non devo forse bere
il calice che il Padre mi ha dato?», (cfr. Gv 18, 11).
Tutto era pronto, ma ci voleva quell' «Ora»
del Getsemani, quella veglia, quella solitària preghiera del
Signore.
Ci voleva un ultimo e definitivo confronto fra il Figlio ed il Padre:
«Nessuno conosce il Figlio, se non il Padre e nessuno conosce
il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare»
(cfr. Mt 11, 27; Lc .10, 21-22).
Si tratta quindi del definitivo confronto fra il Padre e il Figlio,
il Figlio unigenito, il Figlio consostanziale, Dio da Dio, generato
e non creato.
Questa veglia di definitivo confronto era necessaria per mostrare nella
dimensione umana che il Figlio conosce il Padre, che è deciso
a rivelare il Padre attraverso la Croce.
La veglia di Cristo al Getsemani: il suo «sì» ultimo,
definitivo e incondizionato.
E poi la Croce si avvicina nella sua realtà drammatica, brutale,
crudele; si avvicina rapidamente. Fra poco Gesù sarà davanti
al Sinedrio; passerà la notte in preghiera, di nuovo la mattina
davanti al Sinedrio, poi davanti al tribunale romano davanti a Pilato,
davanti ad Erode, poi davanti alla folla che domanda in modo categorico:
«Via, via, crocifiggilo!» (cfr. Gv 19, 15). E il giudice
cede.
E, da questo momento, Cristo flagellato, coronato di spine, incontra,
abbraccia questa Croce come una realtà concreta, la Croce di
un condannato a morte, la morte più umiliante; poi viene crocifisso
e durante le ore della sua agonia arriva a dire: «Consummatum
est» (cfr. Gv 19, 30), e a offrire, a dare al Padre pienamente
e definitivamente sè stesso.
Avete introdotto questa celebrazione della VII Giornata Mondiale della
Gioventù con la veglia, come in tutte le Giornate precedenti:
ultimamente a Czestochowa, prima a Santiago de Compostela, prima ancora
a Buenos Aires e poi in tanti, diversi posti dove si celebra, nelle
diocesi, nelle parrocchie, nelle comunità, questa veglia.
Bene avete introdotto questa veglia della celebrazione della prossima
Domenica delle Palme a Roma, perché quando Cristo ha vissuto
la sua veglia nel Getsemani, era con lui la Chiesa, già è
stata anticipata questa Chiesa che doveva nascere dalla Croce, doveva
rivelarsi nel giorno della Pentecoste, ma era già anticipata
sacramentalmente nel Cenacolo e gli apostoli che Gesù portava
con sé nel Getsemani hanno già vissuto l'Eucaristia, la
prima Eucaristia celebrata da Lui. L'Eucaristia che fa la Chiesa.
Allora era presente in questa veglia di Gesù la Chiesa, era anche
invitata a prendere parte a questa sua veglia definitiva. Tutti insieme
i Dodici, undici senza il traditore, condotti nell'orto del Getsemani
e poi i tre avvicinati di più con una parola d'incoraggiamento:
«Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione» (cfr.
Mt 26, 41).
Ecco questa veglia della Chiesa nascente,
della Chiesa anticipata nell'Eucaristia nel Cenacolo, questa veglia
era in qualche senso una veglia mancata.
Gesù lo ha constatato poco dopo, e questi tre privilegiati
non vegliano con Lui. La fatica era più forte, forse la commozione
della giornata era più forte, forse anche mancava qualche altro
apostolo e li ha trovati dormienti nel posto dove li aveva lasciati
e allora li incoraggiò di nuovo: <<Vegliate e pregate per
non cadere in tentazione>> (Mt. 26,41).
È molto significativa la situazione, significativa
per la veglia mancata degli Apostoli e della Chiesa che abbandona il
suo maestro, il suo Messia, il suo Cristo, nel momento decisivo della
nostra redenzione.
Avete fatto bene introducendo nella vostra celebrazione della
Giornata Mondiale della Gioventù una veglia. Ci
vuole una risposta a questa veglia mancata.
La Chiesa deve vegliare e pregare ed ha imparato, attraverso l'esperienza
mancata del Getsemani, che deve sempre vegliare, essere sempre pronta
a partecipare al mistero di Cristo, mistero della nostra redenzione.
La Chiesa di Roma, la Chiesa dappertutto, nel mondo, Cristo, dopo questa
sua esperienza piuttosto negativa con la Chiesa e con gli Apostoli,
non li abbandona, non li allontana, nonostante le mancanze ulteriori:
gli Apostoli sono fuggiti, Pietro ha negato il Maestro, per non parlare
di Giuda: nonostante tutto questo, Cristo non li ha allontanati, non
li ha screditati. Dopo la sua Risurrezione subito è tra loro
e conferma la loro missione: <<Come il Padre ha, mandato me, anch'io
mando voi>> (cfr. Gv 20, 21).
Dopo questa prima parola del Risorto viene l'ultima parola del Risorto
che, alla soglia della sua assunzione, dice: <<Andate dunque ed
ammaestrate tutte le nazioni>> (cfr. Mt 28,19). Allora ha confermato
tutti gli Apostoli, ha confermato Pietro. Allora una veglia mancata
tanto più deve cambiarsi in una veglia continuata.
La Chiesa che ha ricevuto questa missione di testimoniare: <<sarete
miei testimoni>>, questa Chiesa non può mai mancare nella
veglia, non può mai venir meno alla sua vocazione di Chiesa.
La Chiesa siamo tutti noi, i Dodici rappresentano non solamente i loro
successori, il <<munus episcopale>>», rappresentano
tutto Israele, tutta la comunità della Chiesa, tutto il popolo
di Dio, rappresentano non solamente questa specifica missione, vocazione
al sacerdozio, al ministero episcopale, ma rappresentano tutte le. vocazioni
cristiane. E se Gesù dice loro e se la Chiesa dice oggi a voi,
Gesù dice a voi:<<Andate dunque e ammaestrate tutte le
nazioni>> (cfr. Mt 28, 19), dice che dovete essere in una veglia
continua, ascoltare la sua Parola.
Dove, Signore, dove devo andare, qual è la mia strada, il mio
cammino, cosa vuoi da me? <<Eccomi, eccomi>> avete sentito
cantare tante volte <<Eccomi>>.
Carissimi, vi ringrazio per questa ora di preghiera, per questa veglia
romana, della diocesi, dei giovani che così si preparano alla
Domenica delle Palme alla celebrazione della Giornata Mondiale qui,
a Roma, dove questa tradizione delle Giornate ha avuto inizio.

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