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dal Rod di VERONA:

ROMOLO LODETTI

Quando muore un caro amico ci sentiamo pervasi da un profondo senso di tristezza; quando, invece, abbiamo appreso la notizia che il nostro Romolo ci aveva lasciati nella notte del 21 febbraio, ci siamo sentiti sereni, quasi lieti. Perché?

Romolo non è stato soltanto un amico ma un vero fratello.

Nell’Azione Cattolica, come Presidente diocesano della GIAC, è stato la guida di tanti giovani, il servo fedele della Chiesa di Verona in momenti difficili ed esaltanti del nostro paese, della nostra città.

Ritroviamo il diario della sua vita operosa in quegli anni scorrendo le pagine del settimanale “Idea Giovanile”, di parecchie riviste nazionali dell’Associazione, di “Tabor”, l’organo della Società Operaia del Getzemani, fondata dal presidente Luigi Gedda, con la sorella Mary, avviata agli onori degli altari.

L’Associazione (tuttora esistente) doveva assicurare ai dirigenti dell’A.C. una profonda vita spirituale e una formazione permanente rispondente alle esigenze dei tempi.

Romolo è stato per tanti anni animatore del ROD (“reparto diocesano operaio”) e consigliere nazionale, con la guida di apprezzati maestri di spiritualità, don Aldo Gobbi, don Dario Dal Gallo, don Renzo Bellomi, don Sennen Corrà.

Quanti incontri del giovedì getzemanico, quanti Corsi di Esercizi spirituali a Casale Cortecerro e a Paestum!
Da chi aveva attinto la sua forza? Certo, dalla famiglia, dalla parrocchia, ma soprattutto dal grande apostolo della carità San Giovanni Calabria, divenuto suo intimo amico, che l’aveva chiamato tra i Fratelli esterni dell’Opera. Alla sua morte ne scrisse la biografia, una delle più simpatiche e originali.

Fu l’epoca nella quale la Società Operaia raggiunse il suo apice, con centinaia di associati, nomi tra i più noti dell’apostolato dei laici.
Era naturale che un uomo così forte nella fede e nella carità, così motivato nella sua professione di medico, venisse scelto per ricoprire la carica prestigiosa di assessore provinciale alla sanità.
Furono anni di generoso, seppur silenzioso impegno di servizio ai concittadini che ricorrevano a lui con fiducia.
Sembrava che ormai fosse avviato ad una sicura carriera socio-politica.

Il Signore, invece, aveva disposto tutt’altra carriera per lui. Iniziava così la seconda parte della sua vita; quando la malattia e il dolore bussarono alla sua porta e dovette chiudere l’avviato studio medico e abbandonare la vita pubblica.
Chiunque si sarebbe scoraggiato; non Romolo che nella Società Operaia aveva imparato a far suo il dolore di Gesù.
Ed ecco il progetto di un’opera scientifica e religiosa al tempo stesso sul rapporto corpo- ragione- spirito, cinque grossi volumi (un sesto è rimasto incompiuto) che rappresentano la sintesi del suo pensiero e della sua spiritualità.
Non era la semplice riflessione di un solitario: trovava incoraggiamento e sostegno in quel “Cenacolo” che aveva avuto asilo presso la casa di Monsignor Avanzini a S.Giovanni in Valle, dove si riunivano note personalità del pensiero sociale cattolico veronese: Selmo, De Mori, Villa, Marcolungo, Peretti e tanti altri operatori del campo sociale e politico veronese.

Non gli mancò il sostegno della famiglia, “piccola chiesa” - come la chiamava Carlo Carretto - quello della moglie Gigliola e della figlia Maria Paola.
Tutto faceva pensare che le condizioni fisiche non gli avrebbero consentito una vita lunga e operosa, invece, pur nelle difficoltà e nella limitazione, potè vivere la sua “terza età” dedicandola al servizio dei fratelli.

Non si fermò mai. Anche negli ultimi mesi pensava a un nuovo “gruppo” di spiritualità, di studio e di impegno socio- religioso, animato da una nota personalità della diocesi.

Ecco perché il ricordo di Romolo non suscita tristezza, ma gioia e fierezza per avergli vissuto accanto e per saperlo nella casa del Padre insieme a tanti fratelli dell’Azione Cattolica e della Società Operaia che hanno scritto pagine di santità.

Luigi Sarcheletti



 

 

 

 

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