Società Operaia
Spiritualità
 
Statua di Gesù orante nella cripta della chiesa del Getsemani di Paestum
Simbolo
Spiritualità
Storia
Sedi
Documenti
Vita operaia
Collegamenti

Scritti di Luigi Gedda

Il Getsemani è attuale

La serva di Dio Suor Pierina De Micheli fu protagonista a dodici anni, e precisamente nel venerdì santo del 1902, di un fatto che, se non straordinario, fu certamente singolare. Nella chiesa di S. Pietro in Sala a Milano si trovava fra la gente che baciava il crocefisso deposto a terra, accostando le labbra ai segni delle cinque piaghe. Ala bambina ebbe allora la nettissima sensazione (e fu lei stessa a rievocare più volte quel giorno e quel fatto) di udire una voce che diceva: <<Nessuno mi dà un bacio d’amore in volto per riparare al bacio di Giuda?>>. La bimba si stupì al notare che la gente restava insensibile a quella richiesta che lei aveva sentito distintamente. Non osò rispondere ad alta voce, ma diede il bacio richiesto dicendo: <<Te lo dò io il bacio d’amore, Gesù abbi pazienza>>.
Senza voler dare a questo episodio una particolare importanza prima che la Chiesa ne riconosca l’attendibilità, ma collocandolo in ordine di tempo rispetto all’appassionata e ripetuta richiesta di Gesù ai tre discepoli: <<Fermatevi qui e vegliate con me>> (Matt.26,38) e rispetto a quanto Gesù disse a S. Margherita Maria: <<tutte le notti dal giovedì al venerdì ti farò partecipare a questa mortale tristezza che ho voluto sentire nel giardino degli Ulivi…>> troviamo che il ricordo di Suor Pierina, la quale all’età di dodici anni non conosceva i testi evangelici del Getsemani né gli scritti di S. Margherita Maria, è misticamente sulla medesima direttrice dei precedenti inviti a penetrare e conoscere il mistero del Getsemani.
D’altra parte bisogna rendersi conto di una legge di vita che riguarda anche la Chiesa la quale impone un accrescimento progressivo e graduale di quantità e qualità. Nei duemila anni di storia vissuta, a prescindere dai periodi critici, che però ebbero anch’essi un’importanza a volte paradossale per lo sviluppo della verità rivelata, la Chiesa, nell’ambito dell’ortodossia, è venuta chiarendo a se stessa principi e comportamenti racchiusi nel messaggio evangelico, ma non ancora esplorati. Vi furono tempi in cui l’attenzione della Chiesa venne focalizzata sul problema delle due nature di Cristo ed altri, molto vicini a noi, nei quali lo studio dei teologi e le definizioni dell’autorità si concentrarono sulla persona e le grazie singolari concesse alla Madre di Gesù, come nel secolo scorso quando Pio IX definì la Madonna concepita senza il peccato originale (ossia l’Immacolata Concezione di Maria) e nel nostro secolo quando Pio XII definì l’Assunzione della Vergine.
Per quanto riguarda l’episodio del Getsemani, malgrado la considerazione espressa da Pascal che l’agonia getsemanica di Cristo continua fino alla fine del mondo, la Chiesa non ha messo un accento particolare su questo episodio. Un esperto di Cristologia come l’abate G. Ricciotti, fornisce una spiegazione attendibile di questo scarso interesse. Egli scrive nella <<Vita di Gesù Cristo>>: <<In questa notizia (del sudore di sangue) che mette in rilievo la realtà della natura umana in Gesù trovarono scandalo taluni antichi cristiani nel leggere il vangelo del medico Luca. Essi giudicarono che, sebbene il medico aveva narrato un fatto vero, era meglio che la narrazione non fosse ripetuta, perché sembrava fornire una conferma alle calunnie dei nemici del cristianesimo: probabilmente gli attacchi di Celso contro la persona di Gesù avevano suscitato tale preoccupazione.
Perciò avvenne che la narrazione del sudore di sangue, insieme col precedente accenno all’angelo confortatore, cominciò a scomparire dai codici del III Vangelo, soppressa per questo infondato timore. Oggi essa manca in vari codici uncinali, e questa mancanza era già stata segnalata nel quarto secolo da Ilario e Gerolamo. Tuttavia allorché quella vana preoccupazione si dissipò col cessare degli attacchi contro il cristianesimo, cessò anche la soppressione dell’ombroso passo>>.
Intanto chiediamoci: non è forse vero che la Chiesa parla di uno sviluppo nella intelligenza del dogma? Non è vero che importanti espressioni della pietà cristiana si sono innestate molto tardi sull’albero della tradizione cattolica? Presso la Chiesa delle catacombe la raffigurazione preferita di Gesù era quella del Buon Pastore. Durante questo periodo ed anche in seguito la Croce fu oggetto di culto, ma sulla croce non compariva il Crocefisso, ed anche oggi le Chiese orientali che si separarono in quei secoli dal tronco del cattolicesimo usano comunemente la croce senza il Crocefisso. Fu soprattutto nel basso medioevo che la figura del Crocefisso inalberato sulla croce invase la mente e conquistò il cuore del popolo cristiano. L’arte non tardò ad esprimere questo diffuso e vibrante sentimento nelle innumerevoli raffigurazioni del Golgota che arricchiscono le nostre chiese e pinacoteche. Per la ragione opposta, cioè per la mancata popolarizzazione del Getsemani, l’espressione in forma d’arte di questo episodio appare scarsa e poco convincente, poco convincente perché poco convinta.
Può darsi che la Provvidenza riservi proprio a questa nostra epoca, umana e disumana ad un tempo, il privilegio ed il conforto di meditare sull’umanità di Cristo nella tragedia del Getsemani.
In realtà vi è qu7alcosa di nuovo a questo riguardo, nello spazio e nell’atmosfera della Chiesa cattolica da quando il Patriarcato di Gerusalemme e la Custodia della Terra Santa stabilirono, nel primo quarto del nostro secolo, di erigere un Santuario moderno nel luogo del Getsemani storico, dove viene conservata la piattaforma di pietra sulla quale, secondo la tradizione, il Cristo agonizzò spiritualmente e sudò sangue.
Questo santuario di stile composito che copre con tre navate il luogo dell’Agonia viene chiamato <<Basilica delle Nazioni>> la quale iniziata nel gennaio del 1920 su disegno dell’architetto Antonio Barluzzi fu inaugurata il 15 giugno 1924. E’ il solo santuario interamente cattolico di Gerusalemme ed è servito dai Frati minori francescani.
A questo avvenimento topografico e devozionale ha fatto seguito il dono di una statua grande al naturale di Gesù che agonizza nel Getsemani regalata dalla Francia a Pio XI il quale, nel gradirla, stabilì che fosse collocata in Roma in quel convento dei Passionisti sul Celio, che lo stesso Pio XI volle incluso nei Trattati Lateranensi come proprietà del Vaticano.
Questa commovente scultura è oggetto di visita e meditazione da parte di cattolici di tutto il mondo ed è il riferimento di molte iniziative e opere getsemaniche, per esempio dei due Santuari dedicati al Getsemani che sono sorti in Italia, l’uno a Casale Corte Cerro (Novara) nel 1950 e l’altro a Paestum (Salerno) nel 1959. Anche in una parrocchia di Roma sulla via del mare a Vitinia inaugurata nel 1955 viene riprodotta la statua del Celio e il titolo della Chiesa riproduce con fedeltà l’interpretazione mistica dell’episodio evangelico in quanto essa è dedicata al <<Sacro Cuore di Gesù Agonizzante>>, cioè collega l’episodio evangelico del Getsemani alle rivelazioni del Sacro Cuore di Paray-le-Monial. Fu l’Azione Cattolica Italiana che regalò questa chiesa alla diocesi del Papa. Numerosi luoghi per onorare l’agonia getsemanica del Salvatore sono sorti in questi ultimi anni come a Lecce, Siracusa, Imperia, Acireale, Cuglieri e nella Chiesa della Navicella a Roma.
Ma vi è dell’altro, fra cui due libri di esegesi scritturale relativa al Getsemani editi negli anni settanta, uno a cura di Mario Galizzi: <<GESU’ NEL GETSEMANI>> e l’altro di André Feuillet: <<L’AGONIE DE GETHSEMANI>> che puntualizzano criticamente i testi e l’avvenimento storico; senza dire del mio libro <<GETSEMANI>> che dal 1945 ad oggi ebbe varie edizioni.
Dal punto di vista liturgico è importante che la devozione del Rosario, fin dalle origini,abbia ricordato l’agonia del Getsemani come prima stazione dei misteri dolorosi e che la forma prevista dal Concilio Vaticano II abbia preso in considerazione lo schema della Via Crucis indicato da San Leonrdo da Porto Maurizio includendo in essa il Getsemani come seconda delle 14 stazioni.
Di grande rilievo è il fatto che Paolo VI nel pellegrinaggio <<eminentemente religioso>> in Terra Santa, effettuato nel gennaio 1964 e precisamente nella notte del 4 gennaio, giorno del suo arrivo in Gerusalemme, abbia voluto praticare l’Ora Santa nella Basilica delle nazioni, al Getsemani storico. Durante la meditazione getsemanica vennero alternati canti, preghiere e passi del Vangelo che narrano dell’Agonia vissuta in quel luogo dal Salvatore, letti in latino, greco, arabo, armeno, slavo e copto.
Nell’attualità del Getsemani prende posto anche l’ipotesi affacciata in sede scientifica a proposito della Santa Sindone, riguardante l’impronta diffusa che disegna sulle due superfici del lenzuolo funerario l’immagine anteriore e posteriore di Cristo. Finora le osservazioni relative alle impronte a stampo delle piaghe e delle colature ematiche avevano prevalso nello studio della preziosa reliquia. Oggi, un più attento esame, tende a valorizzare l’impronta diffusa che profila la sagoma del corpo dell’ Uomo della Sindone e la spiegazione più attendibile la riconduce al sudore ematico, cioè all’ematoidrosi sofferta da Cristo nel Getsemani la quale coprì il suo corpo di un velo di sudore e di emoglobina che certo non fu rimosso durante le 14 ore della passione, e durante le pratiche della sepoltura potè riprendere, in parte, fluidità e capacità di lasciare delle impronte in seguito all’applicazione di quegli olii aromatici di cui parla il Vangelo di Giovanni (19,40) che furono provveduti da Nicodemo per la composizione del cadavere.
Oggi dunque una voce multanime parte dalla Chiesa invocando l’esempio e l’insegnamento di Cristo lasciato in quella notte e la grazia meritata da lui per i nostri bisogni attuali.

............. Il Getsemani č necessario

 

Andiamo

al Getsemani

Il Getsemani è attuale

Il Getsemani è necessario

Il Getsemani è permanente

<<Sono Io>>



Torna a "Spiritualitā

www.societaoperaia.org