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Il Getsemani è necessario
Un aspetto particolare dell’attualità è
la necessità. Gli uomini di oggi hanno estremo bisogno della dottrina
e del modello che Gesù presenta nel Getsemani.
Anzitutto hanno bisogno di abbandonare i pensieri di illusione e di comodo,
di avvertire il pericolo che sovrasta l’umanità, e di accorgersi
che una notte di regressione, di violenza e di animalità favorisce
il nemico e la congiura organizzata contro la Chiesa.
L’atteggiamento dei discepoli nel Getsemani i quali non pensano
alla veglia, ma a soddisfare il sonno è quello che dobbiamo rimproverare
a noi stessi. Il sonno può essere autentico e incosciente, ma anche
spirituale, cioè consiste in falso ottimismo, disinteresse, egoismo.
L’Italia a cui Pio XI aveva augurato <<Dio all’Italia
e l’Italia a Dio>> riassumendo in queste parole le lacrime,
il sangue e le speranze dei Santi e dei cattolici che avevano lavorato
nell’epoca del Risorgimento e nel primo periodo dell’unità
da Romagnoli a Gioberti, da Manzoni a Ferrini, da Pellico a Rosmini, cammina
ora sopra un sentiero fra i più pericolosi della sua storia. Da
un lato l’abisso del divorzio, dall’altro quello dell’aborto
e di fronte la muraglia della tirannia comunista.
Aborto e divorzio portano a offendere Dio, a distruggere la vita, la famiglia,
la moralità e l’amore…quello vero. Il muraglione comunista
è quello di carcere semi-universale (cioè che imprigiona
mezza umanità), di una tirannia che distrugge la libertà,
la democrazia e vorrebbe cancellare la religione.
Il frequente uso, anche di giovani, degli stupefacenti per dare un assurdo
contenuto alla vita di cui non conoscono il significato, il ricorso frequente
alla violenza e alla menzogna per soffocare i problemi della giustizia
sociale, l’esibizione degli istinti e l’accettazione acritica
dell’opinione pubblica prevalente da parte del cittadino, denunciano
il disfacimento della nostra società.
La situazione politica italiana che richiederebbe estrema vigilanza, saggezza,
disinteresse, si sviluppa in un ambiente internazionale di estrema difficoltà
per l’estensione del messaggio di salvezza che Cristo ha affidato
a Pietro e Pietro a Roma.
L’aspetto anticristiano della società ha due principali componenti
che si riflettono anche nel nostro popolo e nei popoli a cui dovremmo
con l’esempio e con l’opera annunziare il Vangelo. Si tratta
in primo luogo di un effetto procurato dalla tecnica che mediante le comunicazioni
socialidei mass-media e attraverso i trasporti aerei ha impicciolito il
mondo e mette a contatto quotidiano popoli di tutte le lignue, religioni,
costumi e di tutte le empietà. Contatto significa contagio perché
il male è più diffusivo del bene e chi è buono tende
a considerare buone anche le idee sbagliate, le religioni assurde, le
filosofie del male e le teorie scientificamente superate come marxismo,
freudismo, evoluzionismo. Si va stabilizzando fra gli uomini di oggi un
denominatore comune di galateo formale, un vocabolario universale di interlingua
a servizio dell’edonismo, un codice di comportamento materializzante.
Se è vero che ciascuno renderà conto a dio secondo quello
che ha ricevuto e che il cristiano deve rispettare la coscienza di chi
non ha la sua fede, è altrettanto vero che trascendenza, legge
e grazia, di cui il cristiano ha conoscenza e disponibilità, lo
rendono responsabile della situazione.
La parola di Dio non può essere messa in catene ed è quella
che risuona nel getsemani: <<Vigilate>>.
<<Vigilare>> significa affrontare le ore notturne che i latini
chiamavano <<vigiliae>>, resistendo al sonno e restando all’erta
per scoprire le manovre del nemico e quelle dei traditori che lo conducono
nel campo del bene.
I cristiani devono valorizzare la carica di doni dello Spirito Santo che
hanno ricevuto per rovesciare il piano di Satana e rendere strade aperte
al messaggio evangelico la politica, la scienza, la tecnica e il costume
del nostro tempo. Gli anni che separano dal terzo millennio sono decisivi
per trasformare l’Italia e il mondo in quel popolo che Dio descriveva
a Geremia come il vaso di creta modellato dal vasaio e come una persona
che ha la sua veste raccolta ai fianchi da una cintura di lino che simboleggia
la legge divina. Questo è possibile se i cattolici italiani affrontano
la notte disposti al sacrificio richiesto dalla vigilanza di cui Cristo
ha dato ordine ed esempio. Specialmente e puntualmente il cristiano deve
abituarsi a praticare il sacrificio, cioè a rendere sacro il dolore
offrendolo a Dio nella veglia getsemanica con Gesù.
Sacrificio non vuol dire dolore sofferto con spirito di ribellione interiore
ma dolore, piccolo o grande che sia, reso sacro, cioè grato a dio,
perché si compia il suo disegno di salvezza.
Ci troviamo a questo punto di fronte all’ostacolo forse più
grave, perché la tecnica ha aumentato a dismisura la produzione
dei beni mediante l’automazione, e questa ha diminuito la fatica
del lavoro (cioè la scuola del sacrificio), mentre ha creato la
necessità di suscitare nuovi bisogni voluttuari e spesso inutili,
per consumare i prodotti gettati sul mercato con ritmo crescente. Così
è nato il consumismo che significa bisogno di godere per consumare
di più. Così è diminuita nel cristiano la capacità
di sacrificarsi per un ideale trascendente ed è aumentata la schiavitù
che lo tiene legato al carro della moda e della sensualità. La
nostra è una società cristiana di nome e neopagana di fatto,
forse, peggio ancora, postcristiana cioè la comunità di
Giuda.
Il getsemani è sulla sponda opposta, contraltare del consumismo
e del materialismo, perché nel Getsemani il comando è quello
della vigilanza e della preghiera pagati da Cristo con il sudore di sangue.
L’impresa che la Chiesa si propone, cioè di risalire la corrente
del paganesimo e di partecipare la salvezza cristiana all’intera
umanità, è l’impegno di sempre e il Getsemani traccia
il cammino.
La vigilanza, come Gesù la intendeva in quella notte, era una mobilitazione
delle forze fisiche e spirituali dei suoi discepoli. Anche per il presente
vigilanza significa incontro, intesa e sforzo individuale e comune per
mettere fine alla situazione di pericolo, debolezza e confusione nella
quale ci troviamo.
La forza di noi che seguiamo Cristo, ma siamo uomini, non basta. Come
in quella notte bisogna imparare da lui che la preghiera è una
legge che condiziona il successo.
La Chiesa, nelle più gravi ore della sua storia, si è buttata
ai piedi degli altari per strappare dal Cuore di dio la salvezza. Così
oggi è necessario, urgente, primario, inevitabile il ricorso alla
forza divina la quale soltanto può concederci di superare le difficoltà
umanamente insormontabili che abbiamo di fronte, di lato e fra noi.
E’ questione di fede. Chi crede sul serio che Dio sostiene l’esistenza
dell’universo e di ogni uomo in esso, deve rivolgersi a questa suprema
Origine puntando su di essa con tutte le forze di cui può disporre.
Questo era chiaro e praticato dal popolo ebreo quando non era aberrante
e sotto il castigo di Dio. Ma è più chiaro e più
facile da venti secoli a questa parte, perché l’episodio
del Getsemani dimostra che Gesù vuole averci con sé nel
momento del pericolo, che vuole essere con noi, che la nostra battaglia
è la sua, che lui né il capo e noi la sua gente.
La preghiera che Gesù consiglia è preventiva <<per
non entrare in tentazione>>, cioè diretta a respingere le
seduzioni, le illusioni, le discordie, le debolezze suscitate da Satana
che è ritornato nella notte; poi la preghiera viene presentata
in forma più intima dal suo esempio e dalla sua parola. Quando
rimprovera i tre che avevano ceduto al sonno usa un’espressione
complementare e incisiva: <<Non avete potuto vegliare un’ora
con me?>>. La preghiera si trasforma nell’invito a rimanere
con lui in una veglia orante nella quale si rivolge al Padre perché
la Redenzione raggiunga il suo fine. Questo è il significato più
profondo della richiesta di preghiera che leggiamo in questo episodio
del Vangelo: vita di unione con Cristo perché l’uomo possa
partecipare con Dio alla salvezza del mondo.
Il Getsemani dove Gesù chiede amore è il sentiero della
nostra preghiera e della nostra vigilanza perché il mistero dell’incarnazione
produca, nel tragico momento che viviamo, il suo frutto.
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