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Statua di Gesù orante nella cripta della chiesa del Getsemani di Paestum
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Scritti di Luigi Gedda

 

Il Getsemani è necessario

Un aspetto particolare dell’attualità è la necessità. Gli uomini di oggi hanno estremo bisogno della dottrina e del modello che Gesù presenta nel Getsemani.
Anzitutto hanno bisogno di abbandonare i pensieri di illusione e di comodo, di avvertire il pericolo che sovrasta l’umanità, e di accorgersi che una notte di regressione, di violenza e di animalità favorisce il nemico e la congiura organizzata contro la Chiesa.
L’atteggiamento dei discepoli nel Getsemani i quali non pensano alla veglia, ma a soddisfare il sonno è quello che dobbiamo rimproverare a noi stessi. Il sonno può essere autentico e incosciente, ma anche spirituale, cioè consiste in falso ottimismo, disinteresse, egoismo.
L’Italia a cui Pio XI aveva augurato <<Dio all’Italia e l’Italia a Dio>> riassumendo in queste parole le lacrime, il sangue e le speranze dei Santi e dei cattolici che avevano lavorato nell’epoca del Risorgimento e nel primo periodo dell’unità da Romagnoli a Gioberti, da Manzoni a Ferrini, da Pellico a Rosmini, cammina ora sopra un sentiero fra i più pericolosi della sua storia. Da un lato l’abisso del divorzio, dall’altro quello dell’aborto e di fronte la muraglia della tirannia comunista.
Aborto e divorzio portano a offendere Dio, a distruggere la vita, la famiglia, la moralità e l’amore…quello vero. Il muraglione comunista è quello di carcere semi-universale (cioè che imprigiona mezza umanità), di una tirannia che distrugge la libertà, la democrazia e vorrebbe cancellare la religione.
Il frequente uso, anche di giovani, degli stupefacenti per dare un assurdo contenuto alla vita di cui non conoscono il significato, il ricorso frequente alla violenza e alla menzogna per soffocare i problemi della giustizia sociale, l’esibizione degli istinti e l’accettazione acritica dell’opinione pubblica prevalente da parte del cittadino, denunciano il disfacimento della nostra società.
La situazione politica italiana che richiederebbe estrema vigilanza, saggezza, disinteresse, si sviluppa in un ambiente internazionale di estrema difficoltà per l’estensione del messaggio di salvezza che Cristo ha affidato a Pietro e Pietro a Roma.
L’aspetto anticristiano della società ha due principali componenti che si riflettono anche nel nostro popolo e nei popoli a cui dovremmo con l’esempio e con l’opera annunziare il Vangelo. Si tratta in primo luogo di un effetto procurato dalla tecnica che mediante le comunicazioni socialidei mass-media e attraverso i trasporti aerei ha impicciolito il mondo e mette a contatto quotidiano popoli di tutte le lignue, religioni, costumi e di tutte le empietà. Contatto significa contagio perché il male è più diffusivo del bene e chi è buono tende a considerare buone anche le idee sbagliate, le religioni assurde, le filosofie del male e le teorie scientificamente superate come marxismo, freudismo, evoluzionismo. Si va stabilizzando fra gli uomini di oggi un denominatore comune di galateo formale, un vocabolario universale di interlingua a servizio dell’edonismo, un codice di comportamento materializzante.
Se è vero che ciascuno renderà conto a dio secondo quello che ha ricevuto e che il cristiano deve rispettare la coscienza di chi non ha la sua fede, è altrettanto vero che trascendenza, legge e grazia, di cui il cristiano ha conoscenza e disponibilità, lo rendono responsabile della situazione.
La parola di Dio non può essere messa in catene ed è quella che risuona nel getsemani: <<Vigilate>>.
<<Vigilare>> significa affrontare le ore notturne che i latini chiamavano <<vigiliae>>, resistendo al sonno e restando all’erta per scoprire le manovre del nemico e quelle dei traditori che lo conducono nel campo del bene.
I cristiani devono valorizzare la carica di doni dello Spirito Santo che hanno ricevuto per rovesciare il piano di Satana e rendere strade aperte al messaggio evangelico la politica, la scienza, la tecnica e il costume del nostro tempo. Gli anni che separano dal terzo millennio sono decisivi per trasformare l’Italia e il mondo in quel popolo che Dio descriveva a Geremia come il vaso di creta modellato dal vasaio e come una persona che ha la sua veste raccolta ai fianchi da una cintura di lino che simboleggia la legge divina. Questo è possibile se i cattolici italiani affrontano la notte disposti al sacrificio richiesto dalla vigilanza di cui Cristo ha dato ordine ed esempio. Specialmente e puntualmente il cristiano deve abituarsi a praticare il sacrificio, cioè a rendere sacro il dolore offrendolo a Dio nella veglia getsemanica con Gesù.
Sacrificio non vuol dire dolore sofferto con spirito di ribellione interiore ma dolore, piccolo o grande che sia, reso sacro, cioè grato a dio, perché si compia il suo disegno di salvezza.
Ci troviamo a questo punto di fronte all’ostacolo forse più grave, perché la tecnica ha aumentato a dismisura la produzione dei beni mediante l’automazione, e questa ha diminuito la fatica del lavoro (cioè la scuola del sacrificio), mentre ha creato la necessità di suscitare nuovi bisogni voluttuari e spesso inutili, per consumare i prodotti gettati sul mercato con ritmo crescente. Così è nato il consumismo che significa bisogno di godere per consumare di più. Così è diminuita nel cristiano la capacità di sacrificarsi per un ideale trascendente ed è aumentata la schiavitù che lo tiene legato al carro della moda e della sensualità. La nostra è una società cristiana di nome e neopagana di fatto, forse, peggio ancora, postcristiana cioè la comunità di Giuda.
Il getsemani è sulla sponda opposta, contraltare del consumismo e del materialismo, perché nel Getsemani il comando è quello della vigilanza e della preghiera pagati da Cristo con il sudore di sangue. L’impresa che la Chiesa si propone, cioè di risalire la corrente del paganesimo e di partecipare la salvezza cristiana all’intera umanità, è l’impegno di sempre e il Getsemani traccia il cammino.
La vigilanza, come Gesù la intendeva in quella notte, era una mobilitazione delle forze fisiche e spirituali dei suoi discepoli. Anche per il presente vigilanza significa incontro, intesa e sforzo individuale e comune per mettere fine alla situazione di pericolo, debolezza e confusione nella quale ci troviamo.
La forza di noi che seguiamo Cristo, ma siamo uomini, non basta. Come in quella notte bisogna imparare da lui che la preghiera è una legge che condiziona il successo.
La Chiesa, nelle più gravi ore della sua storia, si è buttata ai piedi degli altari per strappare dal Cuore di dio la salvezza. Così oggi è necessario, urgente, primario, inevitabile il ricorso alla forza divina la quale soltanto può concederci di superare le difficoltà umanamente insormontabili che abbiamo di fronte, di lato e fra noi.
E’ questione di fede. Chi crede sul serio che Dio sostiene l’esistenza dell’universo e di ogni uomo in esso, deve rivolgersi a questa suprema Origine puntando su di essa con tutte le forze di cui può disporre. Questo era chiaro e praticato dal popolo ebreo quando non era aberrante e sotto il castigo di Dio. Ma è più chiaro e più facile da venti secoli a questa parte, perché l’episodio del Getsemani dimostra che Gesù vuole averci con sé nel momento del pericolo, che vuole essere con noi, che la nostra battaglia è la sua, che lui né il capo e noi la sua gente.
La preghiera che Gesù consiglia è preventiva <<per non entrare in tentazione>>, cioè diretta a respingere le seduzioni, le illusioni, le discordie, le debolezze suscitate da Satana che è ritornato nella notte; poi la preghiera viene presentata in forma più intima dal suo esempio e dalla sua parola. Quando rimprovera i tre che avevano ceduto al sonno usa un’espressione complementare e incisiva: <<Non avete potuto vegliare un’ora con me?>>. La preghiera si trasforma nell’invito a rimanere con lui in una veglia orante nella quale si rivolge al Padre perché la Redenzione raggiunga il suo fine. Questo è il significato più profondo della richiesta di preghiera che leggiamo in questo episodio del Vangelo: vita di unione con Cristo perché l’uomo possa partecipare con Dio alla salvezza del mondo.
Il Getsemani dove Gesù chiede amore è il sentiero della nostra preghiera e della nostra vigilanza perché il mistero dell’incarnazione produca, nel tragico momento che viviamo, il suo frutto.

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