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<<Sono Io>>
Nel Getsemani, luogo della sua più grande angoscia,
Gesù volle che non mancasse un piccolo Tabor, cioè una dimostrazione
della sua divinità come prova che egli accettava <<liberamente>>
la sua passione e perciò come esempio ai cristiani e sostegno della
loro fede.
Il piccolo Tabor s’innesta nell’avvenimento getsemanico quando
arriva Giuda con i servi e i soldati del tempio per catturare Gesù.
L’evangelista Giovanni ne riferisce puntualmente con questo dettaglio:
<<Allora Gesù, che sapeva tutto quello che doveva accadere,
si fece avanti e chiese loro: <<Chi cercate?>>. Gli rispondono:
<<Gesù Nazareni>>. Gesù dice loro: <<Sono
io>>. C’era anche Giuda, il suo traditore, con loro. Ma appena
Gesù ebbe detto loro: <<Sono io>>, indietreggiarono
e caddero per terra. (Gv.18, 4-6).
Gesù aveva usato queste parole <<Sono io>> nella tempesta
del lago quando i suoi credettero di vedere un fantasma (Mt.14, 26-27)
e le userà per convincerli della sua resurrezione (Lc.24,36), mentre
nel Getsemani <<Sono io>> ha il significato di attestare la
sua divinità come Dio aveva fatto nell’Antico Testamento:
<<Io sono il Signore>> (Isaia 43,11). A queste parole quelli
indietreggiarono e caddero a terra. Anche se l’apparizione della
divinità è fugace e la cattura riprende, serve a dimostrare
che il piano delle cose umane e delle cause naturali è superficiale
e dietro ad esso si sviluppa il piano divino delle cause soprannaturali
efficienti.
Andare al Getsemani significa dunque oltrepassare con il pensiero la contingenza
delle cose terrestri e vivere nella realtà divina, piano che il
cristiano raggiunge con l’osservanza dei comandamenti e approfondisce
seguendo con docilità la voce dello Spirito Santo che guida la
sua coscienza, come guida chiunque perché raggiunga ed eserciti
la funzione soprannaturale che gli è stata assegnata nel piano
creativo di Dio.
Il consiglio Getsemanico <<vigilate>> non riguarda solo il
nemico che opera all’esterno, ma ancor prima la tentazione che aggredisce
l’anima per allontanarla dal progetto di Dio e che Gesù ci
ha insegnato a temere chiedendo al Padre <<non ci indurre in tentazione>>
ancor prima di chiedergli <<liberaci dal male>>.
Per la comprensione, la difesa e lo sviluppo del piano soprannaturale
della nostra vita individuale sono utili e perciò raccolti e suggeriti
dalla Chiesa gli esempi dei Santi. Nella molteplicità di espressione
di questi uomini che in tempi e condizioni diversissime hanno compiutamente
realizzato il volere di Dio e la vocazione individuale, vi è la
dimostrazione lampante che ciascuno ha il suo compito da svolgere, diverso
nel contesto della società, ma egualmente essenziale di fronte
a Dio. La voce della coscienza individualizza il compito di ciascun uomo
e gli ripete l’origine della sua vocazione: <<Sono io>>,
Gesù Cristo.
L’esistenza naturale, temporale dell’uomo è provvisoria
e precaria. L’esistenza autentica e perenne sarà quella in
Dio che viene preparata dalla vita soprannaturale che l’uomo può
condurre nel tempo rispondendo positivamente alla vocazione di Dio.
Sta scritto nel Vangelo: <<Tutto mi è stato dato dal Padre
mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre
se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare>>
(Mt.11,27). Dunque è il Figlio che sceglie e chiama, come pure
è tramite per realizzare il disegno di Dio. <<Che cosa dobbiamo
fare – gli chiede la folla – per compiere le opere di Dio?>>
Gesù risponde: <<Questa è l’opera di Dio, credere
in colui che ha mandato>> (Gv. 6,27) e San Paolo sviluppando questo
principio, aggiunge: <<Egli è morto per tutti perché
quelli che vivono non vivano più per sé stessi, ma per colui
che è morto e risuscitato per loro>> (Cor.5,15).
Che poi Gesù, a sua volta, desideri questo lo ha dimostrato anche
attraverso la materia e la forma con la quale ha istituito l’Eucarestia.
Nulla ha maggior senso di unione nella vita dell’uomo del cibo e
della bevanda per chi li assume. <<Questo è il mio corpo…
questo è il mio sangue… mangiate e bevete tutti>>.
L’ordine che viene ripetuto nella Messa è semplice e trasparente.
Gesù desidera la vita d’unione con ciascuno di quelli che
ha prescelto per arricchirlo di grazia e renderlo capace di ritrasmettere
il messaggio e dilatare la luce, la grazia, la salvezza.
I discepoli non avevano ancora capito tutto questo ed essendosi addormentati
avevano lasciato Gesù solo nel Getsemani. Di qui il suo lamento,
e la frustrazione del suo desiderio di vivere la vita d’unione con
l’uomo che non solo arricchisce divinamente l’uomo stesso,
ma conforta il suo Cuore per il tradimento di altri uomini.
Nella vita dei Santi questo ricambio d’amore fra Cristo e l’uomo
è la sostanza della vita soprannaturale condotta in grado eroico.
Meditando sul dato getsemanico di Gesù che dopo aver affermato
il suo desiderio di amore umano, prima di lasciarsi imprigionare, condannare
e giustiziare ritiene opportuno di dimostrare la sua forza divina buttando
a terra la banda di Caifa, ci mette in grado di superare il volto terrestre
degli avvenimenti e vedere il dramma di Dio che si mescola al dramma umano
ricavandone una lezione di certezza e di fiducia.
La fiducia deve essere quella che traspare dal <<Padre nostro>>
nel quale Gesù insegna a chiedere <<il pane quotidiano>>
cioè non più dell’aiuto per ciò che giornalmente
occorre, senza eccessivi calcoli previdenziali o di apprensione per gli
avvenimenti del futuro che sono inclusi nella volontà di Dio.
Al volere divino il cristiano non solo si attiene e si affida ma lo invoca.
L’inciso <<sia fatta la tua volontà>> del Pater
Noster come pure quello <<Non la mia volontà ma la tua sia
fatta>> del Getsemani, non hanno un significato di rassegnazione
per un avvenimento inevitabile, ma di primato assoluto per ciò
che Dio vuole.
In altri termini, la lezione fondamentale di Gesù nel Getsemani
è quella della <<disponibilità>> perché
è Dio stesso, cioè la sua grazia, che costruisce la vita
e la santità del cristiano, la Chiesa, la salvezza dell’umanità
e ricostruisce con vantaggio il piano che Dio aveva stabilito nel creare
l’universo ed in questo ciascun uomo.
La disponibilità rispetto a Dio scalza dalle fondamenta l’orizzontalità
delle scelte umane che le tecnocrazie dei governi politici, della vita
e del comportamento umano hanno seminato e vanno seminando nella società
di oggi e fra i cristiani.
La notte che dobbiamo vivere perché Cristo ci ha invitato nel Getsemani,
è una notte illuminante e feconda che si chiuderà con il
canto del gallo, canto di vittoria perché Cristo si è incaricato
di vincere, con la sua, la nostra morte.
Nella luce delle rivelazioni del Sacro Cuore a Paray-le-Monial, <<Sono
io>> ha il significato delle parole che sono scritte sull’altare
di Santa Margherita Maria: <<Ne crains rien, je regnairais malgré
mes ennemis>> (<<non temere nulla, regnerò malgrado
i miei nemici>>).

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Andiamo
al Getsemani
Il Getsemani è attuale
Il Getsemani è necessario
Il Getsemani è permanente
<<Sono Io>>
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