4 - Aprendo
il suo cuore a Pietro, Giacomo e Giovanni, Gesù obbedisce a un
disegno divino di redenzione che tiene conto della necessità
nella quale si troverà l'uomo, di avere da Lui un esempio di
sovrumana sofferenza, ma corrisponde anche al bisogno umanissimo, di
confidare ad altri le proprie pene.
Se vi è un certo numero di persone che la superbia conduce a
nascondere il dolore, è pur vero che la grande maggioranza sente
l'impellente bisogno di rendere manifeste le proprie sofferenze, di
invocare l'aiuto del prossimo almeno chiedendo ciò che sempre
è possibile dare, la comprensione e l'affetto.
È questo un denominatore comune a tutti i dolori fisici e morali
da chiunque sofferti ed è pure un'ancora di salvezza, quasi una
passerella che permette all'uomo di accostare e di sovvenire un altro
uomo che soffre.
Per quanto prezioso, il dolore è sempre una piaga esposta che
induce l'uomo al lamento, e cioè a quella comunicazione della
propria sofferenza che è la traduzione del dolore nella vita
sociale.
Chi dissimula il dolore per ragioni superiori di vita spirituale e specialmente
di carità o di espiazione, non è che non senta il bisogno
di sfogare l'amarezza che porta in sé, anzi è la vittoria
su questo istinto che gli acquista un particolare merito.
Non è l'impassibilità degli stoici che il cristiano deve
prefiggersi; ma la sofferenza di Cristo piena di sensibilità
e di generosità, di riguardo per gli altri e di spontaneità.
Conservare la spontaneità al dolore così che il prossimo
possa leggerlo attraverso il volto e ascoltarlo dalle parole, è
una caratteristica della vita spirituale che non è mai ermetica
e antisociale, ma sempre unitiva, nella gioia e nella sofferenza.
È buona regola quella di non soffrire da soli, ma di scegliersi
con cura dei confidenti come fece Gesù, anime superiori capaci
di comprendere, di preferenza anime sacerdotali e anime consacrate.
Pochi devono essere i confidenti, ma pure è bene che ci siano,
e ricercati in modo da non dare purchessia la fiducia, riversando in
persone superficiali, frivole, indicate dal sentimento più che
dalla ragione, i propri dolori.
Il dolore non deve essere profanato dalla confidenza, ma reso più
alto, più accetto, più meritorio.
Negli ambulacri della sofferenza bisogna entrare con spirito di raccoglimento
poiché il luogo è santo.
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