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Statua di Gesù orante - Cripta del Getsemani di Paestum
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Scritti di Luigi Gedda

X

<<USQUE AD MORTEM>>

4 - Aprendo il suo cuore a Pietro, Giacomo e Giovanni, Gesù obbedisce a un disegno divino di redenzione che tiene conto della necessità nella quale si troverà l'uomo, di avere da Lui un esempio di sovrumana sofferenza, ma corrisponde anche al bisogno umanissimo, di confidare ad altri le proprie pene.
Se vi è un certo numero di persone che la superbia conduce a nascondere il dolore, è pur vero che la grande maggioranza sente l'impellente bisogno di rendere manifeste le proprie sofferenze, di invocare l'aiuto del prossimo almeno chiedendo ciò che sempre è possibile dare, la comprensione e l'affetto.
È questo un denominatore comune a tutti i dolori fisici e morali da chiunque sofferti ed è pure un'ancora di salvezza, quasi una passerella che permette all'uomo di accostare e di sovvenire un altro uomo che soffre.

Per quanto prezioso, il dolore è sempre una piaga esposta che induce l'uomo al lamento, e cioè a quella comunicazione della propria sofferenza che è la traduzione del dolore nella vita sociale.

Chi dissimula il dolore per ragioni superiori di vita spirituale e specialmente di carità o di espiazione, non è che non senta il bisogno di sfogare l'amarezza che porta in sé, anzi è la vittoria su questo istinto che gli acquista un particolare merito.
Non è l'impassibilità degli stoici che il cristiano deve prefiggersi; ma la sofferenza di Cristo piena di sensibilità e di generosità, di riguardo per gli altri e di spontaneità.

Conservare la spontaneità al dolore così che il prossimo possa leggerlo attraverso il volto e ascoltarlo dalle parole, è una caratteristica della vita spirituale che non è mai ermetica e antisociale, ma sempre unitiva, nella gioia e nella sofferenza.

È buona regola quella di non soffrire da soli, ma di scegliersi con cura dei confidenti come fece Gesù, anime superiori capaci di comprendere, di preferenza anime sacerdotali e anime consacrate.

Pochi devono essere i confidenti, ma pure è bene che ci siano, e ricercati in modo da non dare purchessia la fiducia, riversando in persone superficiali, frivole, indicate dal sentimento più che dalla ragione, i propri dolori.
Il dolore non deve essere profanato dalla confidenza, ma reso più alto, più accetto, più meritorio.
Negli ambulacri della sofferenza bisogna entrare con spirito di raccoglimento poiché il luogo è santo.

fine 4° paragrafo......XI capitolo 1° paragrafo



 

 

 

 





 

 

 

 

 

 


 

 

 

GETSEMANI

capitolo X

Edizioni Operaie 1952

 

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<<Tristis est anima mea usque ad mortem>>
(Mt. 26, 38)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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