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Statua di Gesù orante - Cripta del Getsemani di Paestum
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Scritti di Luigi Gedda

XI

<<VIGILATE MECUM>>

1 - Non a tutti è dato di penetrare egualmente nei dolori .del Cristo.
L'accostamento è predisposto da Dio ed è segno di predilezione come si vede dai tre che il Maestro ha portato con sé nella notte e che erano, secondo quanto osserva San Cipriano, i più fedeli e forti.
Vi è dunque una gerarchia fra le anime, che il mondo non apprezza perché è capovolta rispetto ai suoi gusti ed alle sue aspirazioni, ed è la gerarchia delle anime che conoscono il dolore.
Gesù vuole distinguere con questo sigillo doloroso i suoi tre prediletti perché si sappia che quanto più si aspira alla vicinanza di Lui tanto più si richiede conoscenza e comprensione dei suoi dolori.
Non è soltanto una richiesta indiretta che il Cristo rivolge a Pietro, Giacomo e Giovanni; cioè non si limita a manifestare l'angoscia che sommerge il suo animo, ma chiede espressamente, con una spontaneità e un'umiltà che sbalordisce, il conforto dell'uomo: <<Sustinete hic - Egli dice — et vigilate mecum » (Mt. 26,38 - Restate qui e vigilate con me)
Egli chiede due cose, di sostare in quel luogo e di vegliare con Lui.

Non vuole che essi tornino sui loro passi mescolandosi agli otto che più addietro si sono seduti e forse sono già immersi nel sonno.
Per quelli l'ordine era diverso; da questi invece, che stanno più innanzi nella gerarchla dell'amore e del dolore, si richiede il coraggio di fermarsi in quel luogo e di affrontare la notte dell'agonia.

Osserva giustamente il Garofalo che nello studio del Vangelo a noi manca, di solito, un dato importantissimo e cioè la notizia del tono con il quale le parole furono pronunciate dai diversi personaggi, e anzitutto da Gesù, poiché il tono determina spesso il significato preciso delle parole che vengono pronunciate traducendo lo stato d'animo di chi le pronuncia.
Ma qui non vi può essere dubbio, queste parole sulle quali meditiamo <<Sustinete hic et vigilate mecum>> che, isolate dal contesto, potrebbero anche apparire come un ordine secco e vibrato, seguono immediatamente alla terribile confessione del Maestro <<Tristis est anima mea usque ad mortem>> e necessariamente partecipano di quel tono di estremo abbandono e sconforto.
Parole che dobbiamo immaginare non come un ordine, ma come un'invocazione; come una preghiera rivolta da Gesù ai suoi intimi sui quali pensava di poter contare; come un soffio che i tre raccolsero perché il silenzio della notte era profondo.

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GETSEMANI

capitolo XI

Edizioni Operaie 1952

 

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<<Sustinete hic et vigilate mecum >>
(Mt. 26, 38)

<<Sustinete hic et vigilate>>
(Mc. 14,34)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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