Società Operaia
Spiritualità
 
Statua di Gesù orante - Cripta del Getsemani di Paestum
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Vita operaia
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Scritti di Luigi Gedda

XII

<<AVULSUS EST>>

2 - L'anima dell'operaio non dev'essere come la vite o l'edera che richiedono per espandersi di appoggiarsi a muri, a piante o ad altri sostegni umani, ma come la quercia che cresce solitaria, diritta e possente verso il ciclo.
Non che l'operaio tenga in poco conto la compagnia degli uomini, non la desideri e non sappia trarne quel profitto di carità e di umiltà che essa soprattutto procura, ma questa compagnia non deve essere condizione indispensabile della sua vita la quale ha una sola condizione assoluta e cioè l'amicizia di Dio, che i sacramenti e i sacramentali alimentano.
L'operaio deve trovare in questo dolce legame intcriore tutto quanto è necessario e sufficiente per sostenerlo e sospingerlo nella sua missione fino al giorno del transito.
Gli stimoli ed i conforti che provengono dal di fuori, e cioè dalla compagnia degli uomini, sono complementari, devono essere ricercati e apprezzati, ma si deve anche, all'occorrenza, farne a meno.
Quindi giova all'operaio la solitudine volontariamente ricercata perché lo mette di fronte alla realtà interiore, gli fa comprendere di quanto sia tributario ad altri il suo equilibrio spirituale, quale e quanta sia la sua autonomia personale e cioè la sua capacità di attingere direttamente alle fonti che il Salvatore apre a ciascuno.
Nella solitudine, l'operaio studia la sua anima come un motore al banco di prova e, specialmente, anticipa quella prova suprema nella quale si risolve la vita dell'uomo quando solo, e perciò carico delle responsabilità personali, e soltanto di queste, egli si presenterà al giudizio di Dio.
Nella solitudine degli Esercizi Spirituali e delle giornate di ritiro, nella solitudine che il monte e il mare regalano all'uomo, nella solitudine della notte vegliata, o in quella particolare solitudine che procura un paese dove le persone e talora anche la lingua sono sconosciute, l'operaio si mette, con grande frutto, alla presenza di Dio, valuta le sue debolezze, le sue necessità, le sue risorse.
Quando esce dalla solitudine egli è più forte e come traboccante di vita intcriore; la riconquista dell'ordine e la chiara nozione del cammino da percorrere lo sostengono.

La solitudine è dunque feconda quando non è ricercata per un desiderio egoistico di tranquillità, per fuggire alle preoccupazioni che il lavoro apostolico procura, o per altri motivi di viltà spirituale, ma quando si verifica come una parentesi attiva della vita quotidiana nella quale l'uomo viene a colloquio con se stesso, vive spiritualmente di quanto la Grazia produce nella sua anima, e guarda con l'obiettività di un estraneo alla sua vita d'ogni giorno, misurandola con il metro dei valori assoluti.

L'operaio ama questa solitudine anche quando è ridotta in frammenti, come nella meditazione o nell'esame di coscienza, la gusta e la ricerca.

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GETSEMANI

capitolo XII

Edizioni Operaie 1952

 

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<< Et progressus pusillum... >>
(Mc. 26, 39)

<< Et cum processisset paulum... >>
(Mc. 14,35)

<<Et ipse avulsus est ab eis quantum jactus est lapidis>>
(Lc. 22,41)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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