Società Operaia
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Statua di Gesù orante - Cripta del Getsemani di Paestum
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Scritti di Luigi Gedda

XIII

<<SUPER TERRAM>>

4 - II proprio posto deve essere tenuto dall'operaio con fedeltà e con decoro; cioè con quel riguardo, con quella compiutezza e con quella dignità con cui si adopera un oggetto di valore che non ci appartiene poiché il posto che si occupa, qualunque esso sia, rappresenta una missione affidata da Dio e come tale è grandemente prezioso.
Dall'uso che l'operaio ne fa, dipende la sua salute spirituale e l'estensione del regno di Dio.

Soprattutto il proprio posto dovrà essere tenuto con vigile senso di responsabilità.
Ogni posto riassume un complesso di doveri, più o meno facili e graditi, ai quali bisogna far fronte con fermezza e costanza.
Il comportamento di chi si sbigottisce di fronte al dovere arduo, oppure di chi cerca di escludere il dovere scomodo, o anche di chi cerca abilmente o affannosamente di delegare ad altri il proprio dovere, non è conforme allo stile cristiano, né quindi allo stile operaio.
Guardiamoci da ogni viltà spirituale e anzitutto da quella che ci consiglia di fuggire di fronte alla responsabilità da assumere per non comprometterci e cioè per una sottile forma di rispetto umano.

Coprire il proprio posto non vuoi dire soltanto che lo si deve occupare, ma anche che bisogna assumere onestamente tutte le responsabilità che il posto occupato porta con sé.
È veramente uomo, cioè cristiano, cioè operaio, colui che accetta le responsabilità del proprio agire anche quando appaiono ingrate poiché, se vi fu errore, si accoglie serenamente l'avversità come un'espiazione, se invece non vi fu errore basta la testimonianza della coscienza a confortare l'operaio nel ricordo delle parole di Gesù: <<Beati i perseguitati per amore della giustizia, poiché di essi è il regno dei cieli>> (Mt. 5,10).
Questo atteggiamento richiede talora una presa di posizione energica, come quando si devono riprendere dei dipendenti che non compiono il proprio dovere, compito ingrato da cui però non è lecito esimersi pur cercando di togliere dal rimprovero, con la carità, ogni aspetto passionale.

Vi sono delle anime per le quali questo atteggiamento franco e virile è spontaneo, ma ve ne sono delle altre che devono vincere la timidezza naturale; allora è necessario un forte impegno della volontà il quale crea nell'anima, per mezzo della grazia, questa particolare virtù, la fortezza.
L'operazione si compie con tanto maggior merito e miglior risultato, quanto più la vittoria è faticosa, perché ciò che si conquista con la grazia supera in qualità ciò che proviene dalla natura.

Al rispetto per il posto degli altri il buon operaio unisce l'aiuto perché ciascuno possa fare fronte alle responsabilità del proprio posto.
Senza pose, senza annoiare, senza far pesare, ma con naturalezza e discrezione il prossimo deve essere aiutato a portare il peso del dovere quotidiano.
Un estraneo può vedere ciò che la persona direttamente interessata non vede, può scongiurare pericoli, può avviare verso una soluzione, può fornire aiuti insperati; ed allora l'estraneo, tanto più se operaio, non deve più sentirsi estraneo, ma chiamato in causa dai fili invisibili del volere divino ed ha il dovere di intervenire circondando il suo interessamento di bontà e di tatto.

È nelle piccole cose, nelle minute circostanze della vita, che il cristianesimo rifulge della sua più commovente bellezza ed è qui che la virtù dell'operaio trova il suo vaglio, il suo incremento, la sua principale funzione.

fine 4° paragrafo......capitolo XIV....1° paragrafo

 

 


 

 

 



 

 

 

 





 

 

 

 

 

 


 

 

 

GETSEMANI

capitolo XIII

Edizioni Operaie 1952

 

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<< Procidit in faciem suam>>
(Mt. 26, 39)

<<Procidit super terram>>
(Mc. 14,35)

<< Et positis genibus>>
(Lc. 27,41)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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