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4 - II proprio posto deve essere tenuto dall'operaio con fedeltà
e con decoro; cioè con quel riguardo, con quella compiutezza
e con quella dignità con cui si adopera un oggetto di valore
che non ci appartiene poiché il posto che si occupa, qualunque
esso sia, rappresenta una missione affidata da Dio e come tale è
grandemente prezioso.
Dall'uso che l'operaio ne fa, dipende la sua salute spirituale e l'estensione
del regno di Dio.
Soprattutto il proprio posto dovrà essere tenuto con vigile senso
di responsabilità.
Ogni posto riassume un complesso di doveri, più o meno facili
e graditi, ai quali bisogna far fronte con fermezza e costanza.
Il comportamento di chi si sbigottisce di fronte al dovere arduo, oppure
di chi cerca di escludere il dovere scomodo, o anche di chi cerca abilmente
o affannosamente di delegare ad altri il proprio dovere, non è
conforme allo stile cristiano, né quindi allo stile operaio.
Guardiamoci da ogni viltà spirituale e anzitutto da quella che
ci consiglia di fuggire di fronte alla responsabilità da assumere
per non comprometterci e cioè per una sottile forma di rispetto
umano.
Coprire il proprio posto non vuoi dire soltanto che lo si deve occupare,
ma anche che bisogna assumere onestamente tutte le responsabilità
che il posto occupato porta con sé.
È veramente uomo, cioè cristiano, cioè operaio,
colui che accetta le responsabilità del proprio agire anche quando
appaiono ingrate poiché, se vi fu errore, si accoglie serenamente
l'avversità come un'espiazione, se invece non vi fu errore basta
la testimonianza della coscienza a confortare l'operaio nel ricordo
delle parole di Gesù: <<Beati
i perseguitati per amore della giustizia, poiché di essi è
il regno dei cieli>> (Mt. 5,10).
Questo atteggiamento richiede talora una presa di posizione energica,
come quando si devono riprendere dei dipendenti che non compiono il
proprio dovere, compito ingrato da cui però non è lecito
esimersi pur cercando di togliere dal rimprovero, con la carità,
ogni aspetto passionale.
Vi sono delle anime per le quali questo atteggiamento franco e virile
è spontaneo, ma ve ne sono delle altre che devono vincere la
timidezza naturale; allora è necessario un forte impegno della
volontà il quale crea nell'anima, per mezzo della grazia, questa
particolare virtù, la fortezza.
L'operazione si compie con tanto maggior merito e miglior risultato,
quanto più la vittoria è faticosa, perché ciò
che si conquista con la grazia supera in qualità ciò che
proviene dalla natura.
Al rispetto per il posto degli altri il buon operaio unisce l'aiuto
perché ciascuno possa fare fronte alle responsabilità
del proprio posto.
Senza pose, senza annoiare, senza far pesare, ma con naturalezza e discrezione
il prossimo deve essere aiutato a portare il peso del dovere quotidiano.
Un estraneo può vedere ciò che la persona direttamente
interessata non vede, può scongiurare pericoli, può avviare
verso una soluzione, può fornire aiuti insperati; ed allora l'estraneo,
tanto più se operaio, non deve più sentirsi estraneo,
ma chiamato in causa dai fili invisibili del volere divino ed ha il
dovere di intervenire circondando il suo interessamento di bontà
e di tatto.
È nelle piccole cose, nelle minute circostanze della vita, che
il cristianesimo rifulge della sua più commovente bellezza ed
è qui che la virtù dell'operaio trova il suo vaglio, il
suo incremento, la sua principale funzione.
fine 4° paragrafo......capitolo XIV....1°
paragrafo
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GETSEMANI
capitolo XIII
Edizioni Operaie 1952
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<< Procidit in faciem suam>>
(Mt. 26, 39)
<<Procidit super
terram>>
(Mc. 14,35)
<< Et positis genibus>>
(Lc. 27,41)

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