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1 - La solitudine è ormai totale attorno a Gesù. La Madre
è distante perché in questo modo deve compiersi il volere
di Dio.
I fedeli e i fedelissimi, se anche materialmente prossimi, sono spiritualmente
assenti perché avvinti dalla stanchezza e trascinati lontano
nelle irrealtà del torpore che precede il sonno.
Gesù aveva descritto agli apostoli, con parole aderentissime,
l'abbandono nel quale lo avrebbero lasciato, ma non era stato capito.
Riascoltiamole, quelle parole, che non solo predicono la solitudine
inflitta a Gesù dagli uomini, ma anche il grande conforto che
sosterrà Gesù nell'ora dell'abbandono:
<<Ecce venit hora — aveva detto Gesù durante
il cammino dal Cenacolo al Getsemani — et etiam venit, ut
dispergamini unusquisque in propria, et me solum relinquatis: et non
sum solus, quia Pater mecum est >> (Gv. 16, 32 - Ecco
viene l'ora, anzi è già venuta, che vi disperderete ciascuno
dal canto suo, e mi lascerete solo; ma non sono solo, perché
è con me il Padre).
L'umanità del Cristo si rivela, in queste parole, con un'evidenza
che sconvolge e commuove.
La presenza del Padre è l'ancoraggio di Gesù mentre il
suo Cuore sanguina per l'assenza degli uomini, è la realtà
a cui Egli si appoggia, come per rincuorarsi, onde affermare <<et
non sum solus>>.
Con un tono di fierezza e di sicurezza queste parole devono essere uscite
dalla bocca di Gesù dopo che la sua voce si era velata, forse,
nel descrivere l'abbandono degli apostoli.
Gli uomini lo abbandonano, ma il Padre è con Lui: <<Pater
mecum est>>.
Del Padre, Gesù aveva parlato in quella sera e in quella notte
più che in ogni altro momento.
Basta rileggere nel Vangelo di Giovanni il racconto dell'ultima cena
per trovare nelle parole di Gesù, ad ogni passo, l'accenno al
Padre.
Egli aveva affermato di essere nel Padre <<Ego sum in Patre meo>>
(Gv. 14,20 - Io sono nel Padre...) al punto che
colui che odia Lui, odia il Padre <<Qui me odii, et Patrem meum
odit>> (Gv. 15,28 - Chi odia me, odia anche il
Padre mio).
Egli aveva dichiarato il suo amore verso il Padre <<Diligo
Patrem>> (Gv. 14,31 - Amo il Padre)
e l'amore del Padre verso di Lui, amore che Egli assunse ad esempio
per amare, nello stesso modo, gli uomini <<Sicut dilexit me
Pater et ego dilexi vos >> (Gv. 15,9 - Come
il Padre amò me così io ho amato voi).
Ma anche il Padre ama gli uomini e li ama in quanto essi amano Gesù
<<Ipse enim Pater amat vos, quia vos me amastis>>
(Gv. 16,27 - Lo stesso Padre vi ama, perché avete
amato me).
Gesù aveva spiegato, per ciò che è dato agli uomini
di capire, il legame intimo ed indissolubile che lo stringe al Padre.
Ora è venuto il momento di mostrare in atto questo legame che
unisce, pur mantenendole distinte, le prime due Persone della Santissima
Trinità.
Durante la cena, Filippo aveva detto a Gesù: <<Domine
ostende nobis Patrem>> (Gv. 14,8 - Signore,
mostraci il Padre).
E Gesù aveva risposto: <<Philippe, qui videt me, videt
et Patrem>> (Gv. 14, 9 - Filippo, chi vede
me vede il Padre) e aveva soggiunto <<Pater autem in
me manens, ipse facit opera>> (Gv, 14,10 - Il
Padre che sta in me è egli stesso che opera).
Come il Padre sia in Gesù e come vada operando attraverso la
libera accettazione del Figlio, sta ora per essere dimostrato nel divino
colloquio dell'agonia.
fine 1° paragrafo.........2° paragrafo
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GETSEMANI
capitolo XIV
Edizioni Operaie 1952

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<<Orans e dicens:
Pater mi...>>
(Mt. 26, 42)
<< Et dixit: Abba,
Pater...>>
(Mc. 14,36)
<<Dicens: Pater...
>>
(Lc. 22,42)
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